giovedì 11 aprile 2013

I Viaggi di Miki&Marcello: West Coast, metropoli e grandi parchi

Agosto 2009 

Vi voglio raccontare la storia di un viaggio stupendo, organizzato tra tanti imprevisti, atteso e vissuto intensamente….

Abbiamo comprato i biglietti aerei tramite la biglietteria dell’agenzia di viaggio e sempre con loro abbiamo noleggiato l’auto e prenotato gli hotel nelle località che ci interessavano tramite il tour operator. Abbiamo risparmiato qualcosa rispetto ad un pacchetto completo del volo. 


Senza farci scoraggiare dal tam-tam sull’influenza A, finalmente il 6 agosto partiamo da Bologna, ci imbarchiamo su un volo Lufthansa che con puntualità ci porta a Francoforte. Al check-in ci chiedono solo se abbiamo compilato l’esta. A Francoforte superati i controlli per il bagaglio a mano ci mettiamo in fila per quella che credevamo fosse una prima “intervista” sulle nostre attività americane invece…ci chiedono solo l’indirizzo del nostro hotel a S.Francisco e se ci vogliamo offrire volontari per un volo successivo perché United ha fatto overbooking, premio 600$. Partono con l’imbarco sull’aereo chiamando i passeggeri a gruppi in base ai numeri dei posti..ottima idea!!! 
L’aereo della United è pulito, non sembra neanche vecchissimo, gli assistenti molto gentili e mangiamo anche decentemente. I film purtroppo non sono in italiano. Quando ti offrono da bere, se chiedi una bibita gasata ti danno la lattina intera, tanto per ricordarti verso quale paese stai volando!! 
Sull’aereo abbiamo compilato il modulo bianco per la dogana e quello verde per l’immigrazione. 
Puntualissimi arriviamo a destinazione. Ci avviamo al momento tanto temuto: le domande in inglese. Il nostro addetto ai controlli è accigliatissimo e serissimo. Ci prende tutte le impronte, ci fa la foto e via parte l’intervista. Ci chiede il motivo del nostro viaggio, l’itinerario, il nostro impiego in Italia (a mio marito ha chiesto anche che cosa produce la ditta per cui lavora!) quanti soldi avevamo in contanti, se avevamo la carta di credito e ovviamente se avevamo frutta, verdura, alcool o droga nel nostro bagaglio.

Ce la facciamo e via..ci spara un bel timbro di ingresso sul passaporto, così, in una pagina a caso nel mezzo, attacca una parte del foglietto verde e sigla il modulo bianco della dogana. Le valigie arrivano tutte intere. Un altro addetto ha controllato il modulo bianco e ci ha fatto segno di andare. Seguiamo i cartelli door-to-door van. Avevo cercato tanto sul web le compagnie migliori, i prezzi e poi alla fine siamo saliti come degli automi sul primo pulmino che ha aperto la porta!!! La compagnia è San Francisco City Shuttle, 16$. Prima di partire mi ero chiesta quale potesse essere una giusta mancia per l’autista dello shuttle, mi ha tolto dall’imbarazzo lui che non avendo il resto ha arrotondato per bene quello che io avevo pensato di lasciare!!


L’autista ha atteso invano di caricare qualche altro turista per una decina di minuti e poi è sfrecciato in mezzo al traffico verso il La Luna Inn. L’hotel è modesto, non nuovissimo ma pulito. E’ sulla Lombard all’incrocio con Divisadero St, un po’ lontano dai principali luoghi di interesse ma con i bus il problema è risolto. La zona è tranquilla, a 2 passi c’è un quartiere residenziale e non ci sono strani soggetti in giro. In 5 minuti a piedi poi si raggiunge Marina con la splendida vista sul Golden Gate. Vicinissima anche la parte di Chestnut St piena di localini dove mangiare o bere qualcosa, c’è anche un Apple store dove tutti i pc sono collegati a internet e con discrezione (e velocemente) è possibile approfittare per mandare qualche mail!!! Abbiamo mangiato da Mel’s sulla Lombard. Il locale è carino ma il cibo non ci è sembrato gran che, forse perché eravamo svegli da più di 24 ore e stavamo mangiando un hamburger a quelle che per il nostro corpo erano le 5.30 di mattina…..


San Francisco mi ha stregato, tutta bella, il ponte primo tra tutto e poi mi è piaciuta tantissimo Stockton St a Chinatown, autentica Cina, in mezzo ai cinesi e ai negozi cinesi. Tutto l’opposto della turistica Grant Avenue. In questa città fa caldo e freddo allo stesso tempo. Un attimo prima sei accaldato dal sole e girato l’angolo arriva un venticello gelido che ti congela le ossa. Dopo una prima giornata di sole è apparsa la nebbia sulla baia. Abbiamo noleggiato le bici da Blazing Saddles al Fisherman’s Wharf, utilizzando furbescamente i buoni sconto da 5$ che si trovano in tutti gli opuscoli che sono in giro (aeroporto o hotel). Per me che non sono per niente allenata non è stato uno scherzo arrivare fino al Golden Gate, non vi dico la fatica per la salita fino all’imbocco della ciclabile del ponte e poi attraversarlo controvento....stremata!!! Purtroppo la nebbia avvolgeva tutto lo skyline della città. Ci siamo lanciati giù per la discesa esagerata che c’è per arrivare a Sausalito.. ma attenzione… poi c’è un’altra salita e io a piedi con la bici a mano (che morbida!!!)


Devo dire che Sausalito è carina, negozietti e ristoranti, ma me l’aspettavo più bella dopo tutti i racconti che avevo letto. Forse il fatto che ci fosse la nebbia ha influito negativamente. La strada percorsa per arrivare mi fa fatto capire perché al noleggio ti danno i biglietti del traghetto. Se li usi li paghi altrimenti se torni in bici li restituisci. Mentre i miei eroici compagni di viaggio sono saliti in sella (ricordate la discesa esagerata?? tornando indietro in cosa si trasforma???) io sola soletta mi sono messa in fila per il traghetto. Ho memorizzato d’istinto il numero stampato sul lucchetto della bicicletta. E meno male. Infatti a bordo le ammucchiano tutte insieme e anche se si pensa di ricordare qual è, dopo mezz’ora non ti ricordi più!!!!
Piccola nota: al Fisherman’s Warf c’è un tizio che si nasconde dietro a dei rami con delle foglie e poi all’improvviso sbuca fuori con dei gran urli per spaventare la gente che passa. E guai a fare foto o riprese senza fare un’offerta: si mette ad urlare a più non posso le sue tariffe!!!


Trascorse le 2 giornate a disposizione andiamo a Mason st per ritirare alla Hertz la nostra full size. L’orario era per le 11, noi siamo in anticipo, c’è una bella fila e ci accodiamo. Quando tocca a noi ci dicono che la macchina con il navigatore (già pre-pagato) ce la danno non prima delle 14 e capiamo perché tutti quelli prima di noi se ne andavano seccati. Fortunatamente avevamo lasciato le valigie al gentilissimo ragazzo della reception in hotel dopo aver fatto il check-out così, liberi dal peso, abbiamo utilizzato il tempo “perso” per vedere un altro po’ di città. All’orario stabilito torniamo e sbrighiamo le pratiche con una signora antipaticissima e scorbutica. Ha voluto le carte di credito di ogni guidatore aggiuntivo. La nostra auto è una Mariner Mercury, uno scontro tra un mini suv e una jeep, cioè con lo svantaggio di consumare come un suv e lo svantaggio di non avere la trazione integrale…però spaziosa!!! Delusione nel constatare che non ha la copertura per il bagagliaio, quindi tutti i nostri calcoli per portare con noi delle valigie che potessero stare chiuse senza essere a vista da fuori sono stati inutili. 


Non è comunque successo niente. Riprediamo le valigie con più di tre ore di ritardo e lasciamo la città, destinazione Mariposa. Già a pochi kilometri da San Francisco è evidente la differenza di temperatura: un caldo allucinante.
Verso sera arriviamo al Miners Inn ci sistemiamo e uscendo per la cena ci rendiamo conto che Mariposa è una piccola città fantasma. Tutto buio e tutto chiuso, pochissimi i ristoranti aperti. Un po’ scoraggiati ci fermiamo lungo la via “principale” in un ristorante che ha la parola butterfly nel nome che purtroppo non ricordo. Da fuori non sembra gran che ma poi scendendo dalla scala sul retro ha un piccolo giardinetto per cenare fuori, molto buio però…ci tengo a segnalarlo perché ho mangiato una cobb salad strepitosa!!!


La mattina dopo si parte per Yosemite, ingresso Sud. Facciamo la convenientissima tessera annuale per l’ingresso ai parchi nazionali e puntiamo verso la Bridalveil Fall, con poca acqua ma comunque bella. Poi è la volta della facile passeggiata al Lower Fall Trail, le cascate sono scarse ma vediamo da vicino un orso!!!E la giornata poteva anche chiudersi lì….Poi ci dirigiamo verso Mirror Lake ma vediamo solo qualche pozza d’acqua e ci dobbiamo fermare per dei cartelli che segnalano che c’è stata una frana e che non si può proseguire. Quindi non so nemmeno se quelle pozze erano il lago un po’ in secca o se non ci siamo neanche arrivati. Rientrando ci rendiamo conto che Mariposa è un po’ scomoda per tornarci a dormire con l’intento di tornare a Yosemite il giorno dopo, c’è abbastanza strada. La mattina dopo non sono neanche le 9 e siamo già al Mariposa Grove: non ci fanno salire al parcheggio!!! Ci dirottano invece verso Wawona per prendere la navetta gratuita che ci riporterà lì (il parcheggio per prendere la navetta è poco dopo il Wawona hotel..a proposito: è un bellissimo albergo!!!) Nel bosco delle sequoie fa molto caldo e il sentiero è molto polveroso. Lasciamo il parco passando per la Tioga road, molto bella. Ci dirigiamo a Mono Lake perché avevo visto delle foto molto belle di altri viaggiatori, ma una volta lì essendo pomeriggio inoltrato troviamo il visitor center chiuso e nessuna via di accesso chiara al lago. Ci siamo accontentati di vederlo da lontano e se ne può fare a meno perché, senza avvicinarsi, non dice niente.
Via verso il Vagabond Inn di Bishop, l’unico albergo che non ci ha chiesto la carta di credito come garanzia. Ci sono tanti locali in paese e noi mangiamo una buona bistecchina da Sizzler.

La mattina dopo sveglia alle 5 per affrontare la Death Valley. Consiglio di fare colazione a Bishop se già vi trovate lì perché proseguendo si trovano i paesini di Big Pine, Independence e Lone Pine dove non c’è nulla. Arrivati alla valle, avendo già la tessera dei parchi, non ci siamo preoccupati di fermarci al visitor center per pagare. Penso che anche chi non ha la tessera si faccia pochi problemi a riguardo perché durante il giro non ci ha fermato nessuno. Inutile dire che è d’obbligo la crema solare, il caldo è soffocante e il sole picchia fortissimo. Se ti fermi anche per pochi minuti senti che la pelle diventa croccante tipo pollo allo spiedo. Lasciamo la valle verso le 13,30 e in poco tempo siamo in Nevada diretti verso Las Vegas, il caldo tremendo ci viene dietro.
Fare al mattino la Death Valley e programmare nella stessa tappa una sola notte brava a Las Vegas è stato un errore, troppo faticoso. Comunque…il nostro hotel è il Planet Hollywood, molto anonimo rispetto agli altri che lo circondano ma economico con una bella camera spaziosa. Posizione ottima a fianco del Paris e vicino al Bellagio. 



Abbiamo lasciato l’auto al livello 3 (non so dirvi se ci sono più livelli ma immagino di si) lo stesso piano dove c’è il casinò. Ebbene per raggiungere la reception, e fare la nostra bella oretta di fila per check-in, abbiamo attraversato tutto il centro commerciale dentro l’hotel, tutto il casinò e preso l’ascensore per scendere di un livello. Dopo una rinfrescatina siamo sulla strip che è ancora giorno: tra i lavori in corso e il caldo impressionante tutto ci appare molto piatto e anche un po’ triste. Partiamo verso il Luxor e ceniamo lì (alette di pollo fritte, una favola) quando usciamo però la notte è arrivata, Las Vegas si è accesa e il delirio è iniziato…adesso ci siamo!!! L’unica cosa che io dovevo assolutamente vedere erano le fontane del Bellagio e non mi hanno assolutamente delusa, sono splendide. Bella anche l’eruzione del vulcano del Mirage ma nulla a confronto delle fontane. 


La mattina dopo siamo a Springdale dove pranziamo bene in un ristorante messicano sulla strada, Casa de amigos. Il pomeriggio tutto dedicato al parco Zion. Non si entra con la macchina ma devo dire che il servizio navetta è ben organizzato: passano ogni 10 minuti circa, le fermate sono lungo la strada una di fronte all’altra, un bus va verso nord e uno verso sud. Non si perde tanto tempo per spostarsi da un punto all’altro. Visto il tempo a disposizione abbiamo fatto i trail più semplici: Riverside Walk, Weeping Rock e Emerald Pools. Il parco ci è piaciuto molto. 





La strada tra Zion e Bryce è infinita, si incontrano tanti piccoli centri e i limiti di velocità sono molto bassi. Noi arriviamo al Best Western Ruby’s Inn alle 21.40 sotto la pioggia e con un gran freddo. Il ristorante dell’hotel chiude alle 22 perciò siamo andati a mangiare nel fast food che c’è a fianco, buono l’hamburgher e anche la pizza. Il Ruby’s è vicinissimo all’entrata del parco.







Il Bryce Canyon è il parco che mi è piaciuto di più e non serve tantissimo tempo per visitarlo . Per prima cosa abbiamo fatto tutti i view point e poi un unico trail Navajo Loop combinato con Queens garden trail parcheggiando l’auto a Sunset Point. La discesa verso Wall Street è tosta, come poi è tosta la risalita a Sunrise Point ma ne vale la pena assolutamente. 


Nel pomeriggio dirigendoci a Moab abbiamo fatto una deviazione per il Goblin Valley State Park (ingresso mi sembra 7$ per l’auto) C’era un brutto temporale che ci girava intorno (poi evitato per fortuna) perciò ci siamo limitati ad osservare le rocce dall’observation point facendo solo una piccola esplorazione a piedi. Sicuramente è per questo motivo che il luogo non ci ha particolarmente colpito.


A Moab siamo rimasti due notti per poter visitare sia Arches che Canyonland. Il paese è piuttosto grande e c’è tutto quello che serve. Noi abbiamo cenato molto bene da Buck’s Grill House (un po’ fuori dal centro) i prezzi sono un po’ più alti rispetto alla media ma le bistecche davvero ottime e buono anche il servizio (mancia già compresa nel conto del 17%!!). La sera dopo messicano al ristorante la Hacienda, anche qui abbiamo mangiato benissimo.
La visita di Arches parte dal trail di Park Avenue, si scende lungo un percorso costeggiato da imponenti rocce, che ricordano appunto dei grandi palazzi, che arriva fino al Courthouse Towers Point (poi bisogna tornare indietro sullo stesso sentiero per riprendere la macchina)
Gli altri archi che abbiamo visto in giornata: Landscape Arch, Broken Arch e Sand Dune Arch, North e South Windows + Turret arch, Balanced rock, Double Arch e Delicate Arch. Più naturalmente tutti i view point. Nel parco non esiste praticamente ombra ed è caldissimo, non ci sono punti di ristoro quindi bisogna entrare preparati con cibo e tantissima acqua.
Il giorno dopo visita di Death Horse State Park (10$ per l’auto), molto bello, non ci sono trail da fare ma ci si limita ai view point che offrono un panorama splendido sul fiume Colorado.






 



Dopodichè ingresso a Canyonland, ovviamente nella parte di Island in the Sky. Anche in questo caso per chi non è un gran camminatore la visita si limita ai view point, anche se devo dire i panorami sono molto meglio al Death Horse SP. Abbiamo fatto Grand View Point, Buck Canyon e Green River Overlook (la cartina che ci hanno dato all’ingresso segnava la strada per questo view point come sterrata invece è asfaltata) Poi passeggiata breve (ma sotto il sole cocente tutto diventa un pochettino più impegnativo eh!!) verso Mesa Arch, davvero molto bello. Anche in questo parco nessun punto di ristoro. 



Nel pomeriggio ci siamo spostati in direzione Mexican Hat (dove abbiamo ammirato la famosa roccia a forma di cappello) per arrivare verso le 16 alla mitica e tanto attesa Monument Valley. 



Come giustamente dicono tutti già è bella la strada per arrivarci. Si paga l’ingresso (5$ a testa) e cartina alla mano si inizia la visita. Avevo letto che la strada era sterrata ma devo dire che mi aspettavo fosse un po’ meglio visto la quantità di gente che la visita. E’ molto polverosa e specialmente nel primo tratto ci sono molte buche e sassi, bisogna guidare molto lentamente e stare attenti a dove si passa. Ci siamo fermati ad ogni formazione ma il punto migliore è John Ford’s Point, una vista bellissima. Abbiamo aspettato il tramonto vicino al visitor center, ma sfortunatamente il cielo era velato da un po’ di foschia e i colori delle rocce non si sono accesi più di tanto.
Passiamo la notte al Best Western Wetherill di Kayenta. Orribile cittadina, buia e desolatissima. In queste zone è tutto gestito dai navajo.
Si riparte verso Page. Lungo la strada, vicino ai tre famosi camini della centrale elettrica troviamo le indicazioni per Antelope Canyon, si vedono bene e si vede anche il parcheggio.

Visitiamo l’Upper (a testa 6$ di tassa+25$ per il tour guidato) prima paghi la tassa e poi ti fanno entrare nel parcheggio dove devi andare a pagare per la visita. Ci hanno caricato su dei furgoncini e a manetta sulla sabbia (effetto tagadà) ci hanno portato all’ingresso del canyon. Il luogo è particolare ma gli effetti di luce non erano evidentissimi. Siamo usciti dal canyon alle 11,30 circa, sicuramente era troppo presto per la visita. Tappa successiva Horseshoe Bend spettacolare belvedere sul fiume Colorado. Poco dopo aver visto la grossa P scritta su una montagna, si trova sulla destra la strada che porta al parcheggio, non si paga nulla, la camminata è come sempre in salita ma ne vale assolutamente la pena. Ci avviciniamo poi al Lago Powell che rientra nell’area del Glen Canyon, infatti anche in questo caso per entrare utilizziamo la tessera dei parchi. Dopo una sguardo Wahweap ci spostiamo alla spiaggia di Lone Rock per un bagno nel lago. Fate attenzione prima di scendere verso la spiaggia a quale strada prendere perché alcune sono piene di sabbia e a rimanere bloccati ci vuole un attimo, per uscirne un po’ di più….
Dormiamo a Page al Best Western Arizonainn dove purtroppo ci danno una stanza fumatori senza via di scampo. Mangiamo da Pizza Hut e devo dire che non è niente male. Della danza navajo che si tiene alle 18:00 davanti alla City Hall neppure l’ombra.



Partenza il mattino successivo per il Grand Canyon: entriamo da Desert View e ci fermiamo a quasi tutti i belvedere. La Hermit Road va percorsa obbligatoriamente con la navetta oppure a piedi. Non ci siamo fermati in tutti i punti perché tra i più vicini il panorama è molto simile. Il più deludente Hermit's Rest, il più particolare The Abyss. Per il tramonto arrivano le nuvole e anche qui restiamo delusi. La notte la passiamo a Tusayan, poco dopo l’uscita del parco, all’ Holiday Inn Express Grand Canyon. La località offre poco, noi abbiamo cenato in un fast food messicano, We cook pizza & pasta, molta confusione, cibo extra-piccante.



Il giorno dopo non ci facciamo mancare il nostro pezzettino di Route 66 e ci fermiamo a Seligman per qualche foto ed un giretto nei negozietti di souvenir. Ci spostiamo verso il Joshua Tree Np percorrendo la 95, una strada infinita in mezzo al nulla di un torrido deserto, piena di tir da superare. Arriviamo al parco alle 17,30 e fa così caldo che pensiamo di trovare uno scheletro col cappello da ranger al visitor center…invece è chiuso. Siamo entrati da Cottonwood ed è stata una pessima idea perché prima di raggiungere la prima cosa interessante da vedere, cioè l’immensa distesa di cactus al Cholla Garden, bisogna percorrere un sacco di kilometri nel nulla con dei limiti di velocità bassissimi. Se volete visitare il parco conviene sicuramente entrare dall’Oasis visitor center. Il tramonto in questo parco è una cosa particolare, tutti gli alberi di Joshua rendono il paesaggio originale. Noi per il caldo non abbiamo fatto camminate, ci siamo limitati ad un giro in macchina. Lasciamo il parco dalla West entrance station e ci dirigiamo alla caldissima Palm Springs. 



Dormiamo al Best Western Inn at Palm Springs e mangiamo bene messicano al Blue Coyote. In città non c’è moltissimo da vedere, sulla via principale un sacco di locali ma poca gente in giro. Il caldo è davvero allucinante. La mattina dopo ce ne andiamo verso la tappa che più ci preoccupa del viaggio: le strade di Los Angeles!! Invece con prudenza ce la caviamo abbastanza bene e arriviamo alle 11 al Best Western Hollywood Hills. Alla reception, gentilissimi, ci danno la stanza anche se l’hotel prevede il check-in alle 15. Parcheggiamo nel parking gratuito e a piedi in poco più di un quarto d’ora siamo sulla walk of fame. Di barboni ce ne sono ma, come a San Francisco, si fanno quasi tutti gli affari loro. Vediamo tutto ciò che c’è da vedere su questa strada e mangiamo al nuovo centro commerciale Hollywood&Highland, dalla terrazza si possono fare delle belle foto della strada che sta sotto e del Capitan Theatre che sta proprio di fronte.

Dopo diversi giretti in auto su Rodeo Drive e a Beverly Hills abbiamo puntato su Santa Monica. Abbiamo parcheggiato sulla strada di fronte alla City Hall, per 75 cent all’ora, e in pochi minuti siamo arrivati al pontile. La spiaggia mi è piaciuta tantissimo, le famose torrette dei guarda spiaggia, la ruota e le montagne russe viste e riviste chissà quante volte nei film. Soffiava un vento gelido e anche l’acqua freddissima, i piedi però andavano bagnati!!!
Rientrati in hotel cena da The 101 coffee shop, il ristorante adiacente all’hotel, molto comodo, mangiato bene.
Il mattino seguente abbiamo fatto una piccola sosta sulla spiaggia di Malibu, tanti surfisti ma niente onde…per poi proseguire verso Santa Barbara. La città è molto carina, abbiamo fatto una passeggiata sulla strada principale piena di negozi e locali. Merita di sicuro una visita più approfondita.
Seguendo un consiglio della Lonely Planet andiamo fino al piccolo centro di Guadalupe dove si trovano delle dune di sabbia, set di alcune scene del film Pirati dei Caraibi. Non si paga nulla e le dune sono particolari, soprattutto arrivando dalla città non ci si aspetta di trovare un paesaggio simile. Da qui raggiungiamo Santa Maria per la notte, un paese tranquillo con poca gente in giro. Dormiamo al Santa Maria Inn e mangiamo una buona bistecca da Shaw’s Famous Steakhouse, praticamente di fronte all’albergo.


Dopo tanto sole, proprio nel giorno in cui dobbiamo fare la strada costiera, ci svegliamo con le nuvole!! Per prima cosa visitiamo San Luis Obispo, la piccolissima Missione e lo stranissimo Bubblegum Alley, un vicolo stretto dove ai muri sono state attaccate un’infinità di gomme da masticare: una schifezza con un’incredibile odore di fragola!!! Subito dopo tocca a Morro Bay dove facciamo una tranquilla passeggiata lungo il porticciolo curiosando tra i negozi di souvenir (tutti uguali…), oltre alla vista di Morro Rock niente di particolare. Proseguiamo per Cambria. Prima, sbagliando strada, andiamo verso la spiaggia e ci ritroviamo nel quartiere residenziale pieno di belle villette, alcune molto particolari. Poi ritorniamo sui nostri passi e andiamo a parcheggiare nella via del centro dove ci sono ristorantini e negozietti. Manco a dirlo mangiamo messicano al ristorante Las Cambritas. Cambria è piccola e carina, ideale per una breve pausa. Poi sosta inevitabile a Point Piedras Blancas per vedere quei pigroni degli elefanti marini.
Continuiamo il nostro viaggio sempre lungo la Hwy 1, sul mare c’era una nebbia fittissima tanto da farlo scomparire e purtroppo è stato questo lo scenario del nostro Big Sur, nuvole scure e un mare di nebbia bianca. Giunti a Carmel abbiamo imboccato la 17 miles drive (9,50$ per veicolo) con la certezza di rimanere delusi e in effetti non sbagliavamo. Abbiamo seguito la cartina e ci siamo fermati a tutti i punti panoramici ma il brutto tempo non fa apprezzare un percorso che a detta di tutti è molto bello. Delle ville però davvero invidiabili, stupende. 


La notte la passiamo a Salinas (hotel Good nite salinas) perché essendo fine settimana gli hotel vicino al mare sono costosissimi. Pessima idea perché Salinas è un paese orribile, nessuno in giro e quei pochi...tutto buio e i ristoranti chiusi alle 21. Tutti i fast food vuoti ma visto che si doveva mangiare andiamo da Burger King dove troviamo la cassiera più antipatica e indisponente degli USA. Da evitare assolutamente!!!
Felici di lasciare la cittadina partiamo e visitiamo Montery. Facciamo una passeggiata su Cannery Row , un susseguirsi di negozietti di souvenir ma è andata bene così perché era quello che stavamo cercando.


In tarda mattinata raggiungiamo Santa Cruz, molto carina. Parcheggiamo di fronte al Boardwalk un parco dei divertimenti del 1906, pieno di gente, coloratissimo parallelo alla spiaggia. Poi una passeggiata sul molo e pranzo veloce Da Ideal Bar & grill. In giro anche qui qualche soggetto fuori di testa….
Andiamo al surfing Museum che si trova dentro ad un piccolo vecchio faro e troviamo per nostra fortuna Steamer Lane, il luogo preferito dai surfisti professionisti (sempre secondo la guida..) Infatti erano sotto la scogliera ad aspettare le loro onde e questa volta ce n’erano tante!!! Siamo stati oltre un’ora a guardarli nonostante il vento gelido. Bravissimi, sarà che non li avevo mai visti dal vivo ma sono rimasta incantata.


La nostra avventura sta per finire, ritorniamo a San Francisco, si dorme al Comfort Inn & Suites San Francisco Airport , ottima scelta. Per cena raggiungiamo la città e andiamo a fotografare il Golden Gate illuminato, è sempre uno spettacolo.
Il mattino dopo andiamo a riconsegnare la nostra macchina rosso ciliegia al parcheggio Hertz dell’aeroporto. Non siamo neppure entrati e vediamo a terra davanti a noi due file di triangoli appuntiti…visto che non si sa mai scendiamo e verifichiamo…si abbassano quando ci si passa sopra. Ci mettiamo in fila con le altre auto, scarichiamo i bagagli, un addetto ispeziona l’auto, ci lascia andare, con la monorotaia gratuita raggiungiamo il terminal delle partenze internazionali, un volo United ci aspetta. …è proprio finita!!!


Consigli: abbiamo comprato anche noi il famoso frigorifero da viaggio in polistirolo, riempito col ghiaccio preso nei distributori degli hotel (anche se sarebbe solo per le stanze) Io non so se è sempre così ma il frigo, formando della condensa, ha inzuppato il tappetino della macchina. Noi ce ne siamo accorti dopo un paio di giorni per la puzza terribile che emanava il tappetino (che ci ha seguito poi per tutto il resto della vacanza). Quindi, per evitare ciò, meglio mettere sotto il frigo un sacchetto di plastica che contenga l’acqua.
I ristoranti nel senso classico del termine chiudono molto presto, quasi sempre alle 21 o poco più nei piccoli centri. Solo a Moab erano aperti fino alle 23. In alcuni casi la mancia del 17% era già compresa nel conto finale quindi è meglio controllare lo scontrino per non lasciarla due volte.
I fast food hanno orari più elastici però, saremo capitati male noi, i dipendenti sono sempre scocciatissimi e spesso maleducati.
La colazione più simile alla nostra è quella di Starbucks, hanno paste molto burrose ma il cappuccino pur essendo servito a 250 gradi è discreto.
Nella maggior parte dei locali c’è il free refill per le bevande gasate (tranne la birra) cioè compri un bicchiere e te lo riempi da solo finche ne riesci a bere. Bere acqua è un po’ come essere alieni, non te la fanno neanche pagare se la chiedi e di solito te ne portano già loro un bicchiere. E’ del rubinetto ma non ho sentito un sapore particolare.
Abbiamo fatto la lavatrice due volte, negli hotel per comodità. Sono molto facili da usare e servono circa 4$.
Per le chiamate a casa ho usato la Columbus Card, estremamente conveniente e semplice da usare. I nostri normalissimi cellulari hanno funzionato benissimo per l’invio degli sms.
Alla Hertz hanno accettato senza problemi la nostra patente italiana, in strada però non ci ha fermato nessuno (per fortuna)
Nel programma di viaggio avrei, col senno di poi, inserito almeno altre tre notti. Una a San Francisco perché è stupenda e avrei voluto avere il tempo di vedere anche la zona sotto Market St. , una a Las Vegas perché ci sono tante cose belle da vedere nei dintorni di giorno e una sera sola sulla strip è uno sfinimento, una a Zion per visitarlo con più calma.


Questo viaggio è stato incredibile, abbiamo realizzato un sogno. E’ uno spettacolo continuo e ti ritrovi per un po’ ad essere anche tu dentro a quello spettacolo. 

A presto America!

giovedì 4 aprile 2013

I Viaggi di Ely & Andre - Kenya: la mia prima volta



A  distanza di 4 anni ricordo ancora i volti di quei bimbi così chiaramente che sembra esser passato solo un mese da quando io e Andrea giocavamo con loro a Strega comanda color o Alla bandierina… Quei bimbi africani sono una delle  ragioni principali del nostro viaggio. Ma andiamo con ordine.

AGOSTO 2009

Seppur non amante dei pacchetti da agenzia, partiamo per il Kenya con la prenotazione di volo e “villaggetto” a Malindi, concedetemi il termine, con un TO, ma non solo, dopo vari studi in rete avevamo anche organizzato un safari di 4 giorni nello Tsavo e Amboseli con un’agenzia di Watamu.
Dico “villaggetto” perché il TAMANI JUA RESORT è composto da alcune ville suddivise a loro volta in appartamenti, tutte in stile afro e circondate da un bel giardino. Si trova nel centro di Malindi quindi ottima posizione per noi che amiamo essere indipendenti e girare da soli.





   1° GIORNO 

Dopo un breve “briefing” di presentazione andiamo in  centro a comprare la scheda telefonica e cambiare i primi soldi..ci andiamo a piedi…devo dire che i primi 2 giorni per noi sono stati strani…ci siamo dovuti ambientare un po’ prima di capire che era tutto ok, che potevamo girare tranquillamente da soli, d’altra parte sei in Africa e l’impatto c’e’! Per tornare al Tamani passiamo dalla spiaggia, il mare non è affatto caraibico ma il paesaggio a me è apparso bellissimo, ci sono le dune e nessun turista, solo gente del posto!

 

2° GIORNO

Tramite internet e forum sul Kenya, avevo conosciuto delle persone che a sua volta erano in contatto con una certa Dama di Sabaki, una signora siciliana che per vari motivi aveva deciso di mollare tutto e tutti e andare a  vivere in una capanna sul fiume Sabaki, vicino Malindi. Successivamente,  insieme ad altre donne africane, aveva fondato il Grey Village, 10 km da Malindi, un villaggio dove si coopera producendo marmellate, pane, salse …. 

"L'obiettivo del gruppo è innanzitutto quello dell'autosostentamento. Attraverso il lavoro e la conseguente gratificazione economica si vuole lottare contro la mercificazione del corpo femminile (attività in continua espansione su tutta l'area di Malindi) e di dare alle donne attraverso il lavoro dignità e la possibilità di difendere i propri bambini essendo Malindi affetta da turismo pedofilo."

Essendo io ed Andre i prossimi a partire, ci era stato chiesto di poter recapitare a Dama 2 frullatori manuali per fare le marmellate e noi lo abbiamo fatto con molto piacere. Conoscere Dama e vedere con i nostri occhi il Grey Village , conoscere le persone che vi lavorano e assaggiare il pane da loro fatto è stato sicuramente un valore aggiunto al viaggio.






Con felicità noto che rispetto a quanto letto, ci sono molti cambiamenti, la capanna dove vive Dama è nuova, più robusta e molto accogliente e sta ultimando 3 stanzette per gli ospiti; fuori i ragazzi stavano costruendo il bagno nuovo come da programma…per quanto riguarda la pubblicità al Grey Village, in rete si è formato un bel passa-parola (anche su FB )…e i frullatori sono stati la “manna dal cielo”.
Al villaggio si respira un’aria di pace, di tranquillità..in lontananza si vedono le donne con i bidoni di acqua sul capo, le dune di sabbia, gli uccelli colorati, i ragazzi che lavorano la terra e piantano i semi, le donne che preparano i barattoli per fare la marmellata…


Entriamo nella sua casa-capanna e parliamo un pò con lei.
Ci  racconta della sua vita e delle vicissitudini che l’hanno portata al Sabaki …mi emoziono, ma purtroppo è arrivata l’ora di andare, il ns tuc tuc ci aspetta, ci salutiamo, Dama ci ringrazia e noi ringraziamo lei per la bella mattinata passata insieme, le promettiamo che la prossima volta dormiremo al villaggio passando un’intera giornata a cooperare con loro.



Rientriamo al resort verso le 12:00 felici dell’esperienza appena vissuta, e ora che facciamo? andiamo a Watamu in MATATU!..ci “stipiamo” negli ultimi sedili e lungo la strada il matatu si riempie di gente, le mamme prima di salire mettono il piccolo in braccio a chiunque, poi salgono e lo riprendono.
 Io e Andre siamo gli unici muzungu.  A velocita’ a volte folle raggiungiamo Watamu e scendiamo all’altezza del  Resort Acquarius ; il matatu inchioda e ci fa scendere, tutti ci salutano allegramente.
 
Watamu è la località preferita dai turisti in quanto il mare qui è molto bello. Passiamo il pomeriggio a spasso nelle varie spiagge ammirando il fenomeno della  bassa marea  in compagnia dei famosi beach boys.
Nel tardo pomeriggio rientriamo alla base; la serata la passiamo in alcuni locali di Malindi sorseggiando una  birra in compagnia di alcuni ragazzi del resort.


3° GIORNO 
 
Ci alziamo come sempre di buon’ora, e ci facciamo portare da un tuc tuc al mercatino turistico o “piazza affari” ma sbagliamo orario, troppo presto, e veniamo letteralmente assaliti,  in modo molto simpatico, dai venditori dei negozietti. Desistiamo, salutiamo tutti e promettiamo di tornare..( e stai sicuro che loro se lo ricordano) magari quando ci sono anche altri turisti! Altro giro altra corsa, dal tuc tuc ci facciamo portare al Rosada, la spiaggia convenzionata con il nostro resort per rilassarci un po’.



 

4° GIORNO 
  Stamattina ce la prendiamo con calma .

Andiamo a pranzo all’italiano “Karen Blixen Cafe’”..

Nel frattempo rintraccio Donatella, siciliana anche lei sposata con un masai  che arriva con un’amica e con sua mamma. Gli chiediamo se ci accompagna in un villaggio “vero” per toccare con mano la vita africana . Appena scesi di macchina i bimbi ci  accerchiano e ci seguono passo passo giocando con noi e con le nostre macchine fotografiche.



Scatti su scatti per strappare un  sorriso.


Occhi che non dimenticheremo mai.





5° GIORNO 

Questa mattina torniamo al mercatino dove compriamo un sacco di cosette carine.
 Per il pranzo avevamo appuntamento con Donatella che ci porta finalmente in un locale africano, dove mangiamo cibo africano, buonissimo e con le mani, dove ci sono solo africani..e anche il conto è africano..grazie Dona! Nel pomeriggio finalmente arriva il momento tanto atteso..da tanto…troppo tempo. Andiamo in un  orfanotrofio, precisamente al Blessed Generation Children’s Centre; ci fermiamo prima a comprare biscotti farina e sapone e prendiamo anche le saponette per i carcerati visto che il carcere si trova li vicino…I bambini sono tanti, è un’emozione immensa vederli ma cerco di trattenere l’emozione. Quando iniziano i canti di benvenuto crollo e piango come una stupida.


Dopo l’orfanotrofio facciamo tappa al carcere per lasciare le saponette, i detenuti con cui parliamo noi sono tutti ragazzi che per una sciocchezza, una rissa di troppo o una truffa sulla spiaggia, si fanno 1 anno, 1 anno e mezzo dentro, in condizioni igieniche pessime, infatti, ci diceva Dona che molti hanno malattie alla pelle. Direi che anche per oggi la giornata è stata intensa, e prima di rientrare facciamo tappa al Lost per vedere com’è visto che stasera c’e’ la festa di ferragosto, locale carino sulla spiaggia, prendiamo i biglietti..ma io e Andre poi non ci andremo, la sveglia suona alle 03:00 per andare in safari!

DAL 16/08 AL 19/08
SAFARI TZAVO E AMBOSELI
Il safari è il viaggio nel viaggio, è la scoperta di un paesaggio a noi sconosciuto, è la sorpresa di scovare gli animali, è la delusione di non vedere il Kilimanjiaro nascosto dalle nuvole, è l’amarezza nel vedere animali morti per malattia in Amboseli, è l’arrabbiatura quando arrivi al campo da te scelto e c’e’ Overbooking, è la gioia quando vedi la tenda “alternativa”, è lo stupore quando alzi la testa e guardi le stelle, è affacciarsi alla terrazza del lodge e chiederti se quello che vedi ha una fine, è la magia mischiata alla paura di dormire in tenda in mezzo ai cespugli, è svegliarsi all’alba e chiedere a Dio se puo’ fermare il tempo, è ascoltare il sospettoso silenzio della savana …il safari per me è stato tutto questo, con gli imprevisti del caso, con gioie e amarezze ma ogni momento vissuto è sicuramente unico ed irripetibile!










10° GIORNO

Dopo 4 gg di safari optiamo per una rilassante escursione in barca a  Mida Creek per ammirare le spettacolari mangrovie. Partiamo da Watamu con la tipica barchetta a 2 piani con un tempo che non prometteva niente di buono, sosta al parco marino per un bagnetto rinfrescante con pinne e maschera, finalmente il cielo si riapre, 2° sosta per vedere stelle marine ecc. ecc fino a che entriamo nel canale delle mangrovie, bellissimo, questo paesaggio mi affascina molto, ci soni i pescatori con le loro barchette, all’improvviso una tavola da surf !!??...spunta un vecchietto barbuto dall’acqua, ci mostra con orgoglio le aragoste pescate, rimonta tremante dal freddo sulla tavola e se ne va…vediamo vari tipi di uccelli fino a che sbarchiamo su un’isoletta, Sudi Island, per un favoloso pranzo…Rientro a Watamu, sempre con matatu , ma questa volta un modello all’ultima moda, tutto colorato, musica a tutto volume, casse altezza orecchio, pieno di adesivi…ci facciamo il segno della croce e torniamo a Malindi , questa volta decidiamo di pagare all’africana, 50 sc. a testa e nessuno dice niente; gelato all’Oasis con tanto di spettacolino improvvisato dei bambini acrobati e rientro al Tamani.


 


11° GIORNO 

Oggi decidiamo di andare alle rovine di Gedi con i nostri amici; antica citta’ araba “sepolta” da una ricca e lussureggiante foresta; a fare da padroni di casa alberi secolari e scimmiette ghiotte di banane, la guida per € 3,00 ci racconta la storia e ci illustra le rovine, avvistiamo anche un gufo!




Per il pranzo ci fermiamo di nuovo nel posticino africano e il pomeriggio lo passiamo spaparanzati al Rosada; la sera torniamo allo Stars & Garten per una birra.  
12° GIORNO 

Oggi in programma “cavalcata” su una 4x4 a Che Shale, la spiaggia dorata che si raggiunge oltrepassando il paesino musulmano di Mambrui ….e via..alla velocita’ del vento! La spiaggia è infinita, la vista della dorata sabbia risplende, è deserta , non ci sono turisti, solo un ippopotamo che vive in mare!!





13° GIORNO 
  L’agenzia del safari per farsi “perdonare” di un disguido ci propone una giornata di mare e relax a Watamu, con pranzo incluso…e che dire???....okkkkk…..il solito matatu e andiamo! Abdi ci aspetta da mama Lucy, lo vediamo dal finestrino, ci incamminiamo con lui e suo nipotino che ci fa strada sino alla famosa Isola dell’amore…Il sole fa capolino e ci spostiamo più avanti, lontano dai turisti, sull’isola delle tartarughe, siamo solo noi!



 


Intanto Abdi ed i suoi amici iniziamo a prepararci il pranzo che consumiamo al riparo sotto le rocce, il tavolo fatto di sabbia coperto da un foulard, non manca niente…mangiamo pesce buonissimo anche se i ragazzi non possono farci compagnia perchè c’e’ ramadam…sole e relax ancora e piano piano, la marea inizia a salire, la natura ci mostra la sua “forza”…il gioco delle maree è bellissimo….facciamo il bagno…non c’e’ nessuno, che meraviglia…il mare è stupendo…alla fine rimaniamo “intrappolati” sull’isola








…ce la godiamo fino all’arrivo del Dowh che ci riportarà a terra, naturalmente io mi cago addosso dalla paura…guardo il capitano…pole pole gli dico..ed è qui che Abdi dice: “vedi Elisa, questa esperienza!”…
”Ok Abdi ma se ribaltiamo???”…”Esperienza anche quella!!”..ma vaff…e cosi’ tutti a ridere e a cantare… tocchiamo terra felici e contenti della bellissima giornata!
Gelato e rientro a Malindi.






14° GIORNO

Oggi è l’ultimo giorno! Io e Andre ci guardiamo negli occhi e ci capiamo immediatamente…dovevamo tornare in un orfanotrofio, così da un tuc tuc ci facciamo portare in un market africano, devo dire ben tenuto e ben fornito, e compriamo biscotti e farina. Ci porta al LEA MWANA CENTRE consigliatoci da un’amica, diciamo a James che lo chiameremo noi per tornare a prenderci…qui ci sono pochi bambini, solo 35, il direttore ci accoglie ma ha un impegno e deve andare via. Iniziamo a distribuire i biscotti e a chiedere i loro nomi…ridono quando io li ripeto…poi diamo loro 2 penne ciascuno portate dall’Italia, ed infine tiro fuori dalla borsa le bolle di sapone…sono contentissimiiiii…





passiamo tutta la mattina con loro, giochiamo a calcio, a 1 2 3 stella…alla bandierina…c’e solo una ragazza che li guarda tutti, Judit, le chiedo che numero porta di scarpe…38 mi dice …perche’??..le regalo un mio paio di ciabattine che avevo nello zaino, le stanno alla parfezione! I bambini si divertono e anche noi…ricordiamo i loro nomi ed è bello poterli chiamare per nome. E’ l’ora di pranzo per i piccoli cosi li salutiamo, chiamiamo James e lo attendiamo li fuori, ma i bimbi, sapendo che noi eravamo li’..mangiano velocissimi e tornano fuori…gli ultimi emozionanti abbracci e saliamo sul tuc tuc…ci gridano ...”See you tomorrow???"...domani no…ma presto penso io… e con un bagaglio di emozioni ce ne andiamo.





James ci lascia al Bao-Bab dove pranziamo con delle samosa buonissime e  infine rientriamo al Tamani per fare le valige.
E’ l’ultima sera in Kenya, e, anche se la sveglia suona alle 4, decidiamo di passarla alla festa in spiaggia al Rosada, balliamo e ci divertiamo tutti insieme, e passiamo direttamente dalla spiaggia alla colazione!..

La nostra avventura è finita!..pulman e aereoporto, naturalmente volo con 2 ore di ritardo..tanto noi eravamo ben svegli!!!!!


CONCLUSIONI:- Malindi è stata per noi che volevamo vivere il Kenya e girare il più possibile, la location adatta, probabilmente Watamu ci sarebbe stata un po “stretta” per 15 giorni ma vale sicuramente la pena passarci 2/3 gg. di mare…e mi raccomando….andate con il MATATU!!!;
- consiglio il TAMANI JUA RESORT a tutti, davvero ottimo, piccolo, informale, in centro e carino!
Il Kenya per me, per noi, non è stato un semplice viaggio, ma un’ esperienza, una bella esperienza, con il bello …ed il brutto.. questo è un paese che ti dà tanto, ti regala emozioni di cui noi non conosciamo nemmeno l’esistenza, ti appaga in tutto se riesci a viverlo nel giusto modo…il Kenya, Malindi .. o lo ami..o lo odi…e noi chiaramente lo abbiamo amato!
Elisa & Andrea