Agosto 2009
Vi voglio raccontare la storia di un viaggio
stupendo, organizzato tra tanti imprevisti, atteso e vissuto intensamente….
Abbiamo comprato i biglietti aerei tramite la biglietteria dell’agenzia di
viaggio e sempre con loro abbiamo noleggiato l’auto e prenotato gli hotel nelle
località che ci interessavano tramite il tour operator. Abbiamo risparmiato
qualcosa rispetto ad un pacchetto completo del volo.
Senza farci scoraggiare
dal tam-tam sull’influenza A, finalmente il 6 agosto partiamo da Bologna, ci
imbarchiamo su un volo Lufthansa che con puntualità ci porta a Francoforte. Al
check-in ci chiedono solo se abbiamo compilato l’esta. A Francoforte superati i
controlli per il bagaglio a mano ci mettiamo in fila per quella che credevamo
fosse una prima “intervista” sulle nostre attività americane invece…ci chiedono
solo l’indirizzo del nostro hotel a S.Francisco e se ci vogliamo offrire
volontari per un volo successivo perché United ha fatto overbooking, premio
600$. Partono con l’imbarco sull’aereo chiamando i passeggeri a gruppi in base
ai numeri dei posti..ottima idea!!!
L’aereo della United è pulito, non sembra
neanche vecchissimo, gli assistenti molto gentili e mangiamo anche
decentemente. I film purtroppo non sono in italiano. Quando ti offrono da bere,
se chiedi una bibita gasata ti danno la lattina intera, tanto per ricordarti
verso quale paese stai volando!!
Sull’aereo abbiamo compilato il modulo bianco
per la dogana e quello verde per l’immigrazione.
Puntualissimi arriviamo a
destinazione. Ci avviamo al momento tanto temuto: le domande in inglese. Il
nostro addetto ai controlli è accigliatissimo e serissimo. Ci prende tutte le
impronte, ci fa la foto e via parte l’intervista. Ci chiede il motivo del
nostro viaggio, l’itinerario, il nostro impiego in Italia (a mio marito ha
chiesto anche che cosa produce la ditta per cui lavora!) quanti soldi avevamo
in contanti, se avevamo la carta di credito e ovviamente se avevamo frutta,
verdura, alcool o droga nel nostro bagaglio.
Ce la facciamo e via..ci spara un
bel timbro di ingresso sul passaporto, così, in una pagina a caso nel mezzo,
attacca una parte del foglietto verde e sigla il modulo bianco della dogana. Le
valigie arrivano tutte intere. Un altro addetto ha controllato il modulo bianco
e ci ha fatto segno di andare. Seguiamo i cartelli door-to-door van. Avevo
cercato tanto sul web le compagnie migliori, i prezzi e poi alla fine siamo
saliti come degli automi sul primo pulmino che ha aperto la porta!!! La
compagnia è San Francisco City Shuttle, 16$. Prima di partire mi ero chiesta
quale potesse essere una giusta mancia per l’autista dello shuttle, mi ha tolto
dall’imbarazzo lui che non avendo il resto ha arrotondato per bene quello che
io avevo pensato di lasciare!!
L’autista ha atteso invano di caricare qualche altro turista per una decina di
minuti e poi è sfrecciato in mezzo al traffico verso il La Luna Inn. L’hotel è
modesto, non nuovissimo ma pulito. E’ sulla Lombard all’incrocio con Divisadero
St, un po’ lontano dai principali luoghi di interesse ma con i bus il problema
è risolto. La zona è tranquilla, a 2 passi c’è un quartiere residenziale e non
ci sono strani soggetti in giro. In 5 minuti a piedi poi si raggiunge Marina
con la splendida vista sul Golden Gate. Vicinissima anche la parte di Chestnut
St piena di localini dove mangiare o bere qualcosa, c’è anche un Apple store
dove tutti i pc sono collegati a internet e con discrezione (e velocemente) è
possibile approfittare per mandare qualche mail!!! Abbiamo mangiato da Mel’s
sulla Lombard. Il locale è carino ma il cibo non ci è sembrato gran che, forse
perché eravamo svegli da più di 24 ore e stavamo mangiando un hamburger a
quelle che per il nostro corpo erano le 5.30 di mattina…..
San Francisco mi ha stregato, tutta bella, il ponte primo tra tutto e poi mi è
piaciuta tantissimo Stockton St a Chinatown, autentica Cina, in mezzo ai cinesi
e ai negozi cinesi. Tutto l’opposto della turistica Grant Avenue. In questa
città fa caldo e freddo allo stesso tempo. Un attimo prima sei accaldato dal
sole e girato l’angolo arriva un venticello gelido che ti congela le ossa. Dopo
una prima giornata di sole è apparsa la nebbia sulla baia. Abbiamo noleggiato
le bici da Blazing Saddles al Fisherman’s Wharf, utilizzando furbescamente i
buoni sconto da 5$ che si trovano in tutti gli opuscoli che sono in giro
(aeroporto o hotel). Per me che non sono per niente allenata non è stato uno
scherzo arrivare fino al Golden Gate, non vi dico la fatica per la salita fino
all’imbocco della ciclabile del ponte e poi attraversarlo
controvento....stremata!!! Purtroppo la nebbia avvolgeva tutto lo skyline della
città. Ci siamo lanciati giù per la discesa esagerata che c’è per arrivare a
Sausalito.. ma attenzione… poi c’è un’altra salita e io a piedi con la bici a
mano (che morbida!!!)
Devo dire che Sausalito è carina, negozietti e ristoranti, ma me l’aspettavo
più bella dopo tutti i racconti che avevo letto. Forse il fatto che ci fosse la
nebbia ha influito negativamente. La strada percorsa per arrivare mi fa fatto
capire perché al noleggio ti danno i biglietti del traghetto. Se li usi li
paghi altrimenti se torni in bici li restituisci. Mentre i miei eroici compagni
di viaggio sono saliti in sella (ricordate la discesa esagerata?? tornando
indietro in cosa si trasforma???) io sola soletta mi sono messa in fila per il
traghetto. Ho memorizzato d’istinto il numero stampato sul lucchetto della
bicicletta. E meno male. Infatti a bordo le ammucchiano tutte insieme e anche
se si pensa di ricordare qual è, dopo mezz’ora non ti ricordi più!!!!
Piccola nota: al Fisherman’s Warf c’è un tizio che si nasconde dietro a dei
rami con delle foglie e poi all’improvviso sbuca fuori con dei gran urli per
spaventare la gente che passa. E guai a fare foto o riprese senza fare
un’offerta: si mette ad urlare a più non posso le sue tariffe!!!
Trascorse le 2 giornate a disposizione andiamo a Mason st per ritirare alla
Hertz la nostra full size. L’orario era per le 11, noi siamo in anticipo, c’è
una bella fila e ci accodiamo. Quando tocca a noi ci dicono che la macchina con
il navigatore (già pre-pagato) ce la danno non prima delle 14 e capiamo perché
tutti quelli prima di noi se ne andavano seccati. Fortunatamente avevamo
lasciato le valigie al gentilissimo ragazzo della reception in hotel dopo aver
fatto il check-out così, liberi dal peso, abbiamo utilizzato il tempo “perso”
per vedere un altro po’ di città. All’orario stabilito torniamo e sbrighiamo le
pratiche con una signora antipaticissima e scorbutica. Ha voluto le carte di
credito di ogni guidatore aggiuntivo. La nostra auto è una Mariner Mercury, uno
scontro tra un mini suv e una jeep, cioè con lo svantaggio di consumare come un
suv e lo svantaggio di non avere la trazione integrale…però spaziosa!!!
Delusione nel constatare che non ha la copertura per il bagagliaio, quindi
tutti i nostri calcoli per portare con noi delle valigie che potessero stare
chiuse senza essere a vista da fuori sono stati inutili.
Non è comunque
successo niente. Riprediamo le valigie con più di tre ore di ritardo e lasciamo
la città, destinazione Mariposa. Già a pochi kilometri da San Francisco è
evidente la differenza di temperatura: un caldo allucinante.
Verso sera arriviamo al Miners Inn ci sistemiamo e uscendo per la cena ci
rendiamo conto che Mariposa è una piccola città fantasma. Tutto buio e tutto
chiuso, pochissimi i ristoranti aperti. Un po’ scoraggiati ci fermiamo lungo la
via “principale” in un ristorante che ha la parola butterfly nel nome che
purtroppo non ricordo. Da fuori non sembra gran che ma poi scendendo dalla
scala sul retro ha un piccolo giardinetto per cenare fuori, molto buio però…ci
tengo a segnalarlo perché ho mangiato una cobb salad strepitosa!!!
La mattina dopo si parte per Yosemite, ingresso Sud. Facciamo la
convenientissima tessera annuale per l’ingresso ai parchi nazionali e puntiamo
verso la Bridalveil Fall, con poca acqua ma comunque bella. Poi è la volta
della facile passeggiata al Lower Fall Trail, le cascate sono scarse ma vediamo
da vicino un orso!!!E la giornata poteva anche chiudersi lì….Poi ci dirigiamo
verso Mirror Lake ma vediamo solo qualche pozza d’acqua e ci dobbiamo fermare
per dei cartelli che segnalano che c’è stata una frana e che non si può
proseguire. Quindi non so nemmeno se quelle pozze erano il lago un po’ in secca
o se non ci siamo neanche arrivati. Rientrando ci rendiamo conto che Mariposa è
un po’ scomoda per tornarci a dormire con l’intento di tornare a Yosemite il
giorno dopo, c’è abbastanza strada. La mattina dopo non sono neanche le 9 e
siamo già al Mariposa Grove: non ci fanno salire al parcheggio!!! Ci dirottano
invece verso Wawona per prendere la navetta gratuita che ci riporterà lì (il
parcheggio per prendere la navetta è poco dopo il Wawona hotel..a proposito: è
un bellissimo albergo!!!) Nel bosco delle sequoie fa molto caldo e il sentiero
è molto polveroso. Lasciamo il parco passando per la Tioga road, molto bella.
Ci dirigiamo a Mono Lake perché avevo visto delle foto molto belle di altri
viaggiatori, ma una volta lì essendo pomeriggio inoltrato troviamo il visitor
center chiuso e nessuna via di accesso chiara al lago. Ci siamo accontentati di
vederlo da lontano e se ne può fare a meno perché, senza avvicinarsi, non dice
niente.
Via verso il Vagabond Inn di Bishop, l’unico albergo che non ci ha chiesto la
carta di credito come garanzia. Ci sono tanti locali in paese e noi mangiamo
una buona bistecchina da Sizzler.
La mattina dopo sveglia alle 5 per affrontare la Death Valley. Consiglio di
fare colazione a Bishop se già vi trovate lì perché proseguendo si trovano i
paesini di Big Pine, Independence e Lone Pine dove non c’è nulla. Arrivati alla
valle, avendo già la tessera dei parchi, non ci siamo preoccupati di fermarci
al visitor center per pagare. Penso che anche chi non ha la tessera si faccia
pochi problemi a riguardo perché durante il giro non ci ha fermato nessuno.
Inutile dire che è d’obbligo la crema solare, il caldo è soffocante e il sole
picchia fortissimo. Se ti fermi anche per pochi minuti senti che la pelle
diventa croccante tipo pollo allo spiedo. Lasciamo la valle verso le 13,30 e in
poco tempo siamo in Nevada diretti verso Las Vegas, il caldo tremendo ci viene
dietro.
Fare al mattino la Death Valley e programmare nella stessa tappa una sola notte
brava a Las Vegas è stato un errore, troppo faticoso. Comunque…il nostro hotel
è il Planet Hollywood, molto anonimo rispetto agli altri che lo circondano ma
economico con una bella camera spaziosa. Posizione ottima a fianco del Paris e
vicino al Bellagio.
Abbiamo lasciato l’auto al livello 3 (non so dirvi se ci
sono più livelli ma immagino di si) lo stesso piano dove c’è il casinò. Ebbene
per raggiungere la reception, e fare la nostra bella oretta di fila per
check-in, abbiamo attraversato tutto il centro commerciale dentro l’hotel,
tutto il casinò e preso l’ascensore per scendere di un livello. Dopo una
rinfrescatina siamo sulla strip che è ancora giorno: tra i lavori in corso e il
caldo impressionante tutto ci appare molto piatto e anche un po’ triste.
Partiamo verso il Luxor e ceniamo lì (alette di pollo fritte, una favola)
quando usciamo però la notte è arrivata, Las Vegas si è accesa e il delirio è
iniziato…adesso ci siamo!!! L’unica cosa che io dovevo assolutamente vedere
erano le fontane del Bellagio e non mi hanno assolutamente delusa, sono
splendide. Bella anche l’eruzione del vulcano del Mirage ma nulla a confronto
delle fontane.
La mattina dopo siamo a Springdale dove pranziamo bene in un ristorante
messicano sulla strada, Casa de amigos. Il pomeriggio tutto dedicato al parco
Zion. Non si entra con la macchina ma devo dire che il servizio navetta è ben
organizzato: passano ogni 10 minuti circa, le fermate sono lungo la strada una
di fronte all’altra, un bus va verso nord e uno verso sud. Non si perde tanto
tempo per spostarsi da un punto all’altro. Visto il tempo a disposizione
abbiamo fatto i trail più semplici: Riverside Walk, Weeping Rock e Emerald
Pools. Il parco ci è piaciuto molto.
La strada tra Zion e Bryce è infinita, si incontrano tanti piccoli centri e i
limiti di velocità sono molto bassi. Noi arriviamo al Best Western Ruby’s Inn
alle 21.40 sotto la pioggia e con un gran freddo. Il ristorante dell’hotel
chiude alle 22 perciò siamo andati a mangiare nel fast food che c’è a fianco,
buono l’hamburgher e anche la pizza. Il Ruby’s è vicinissimo all’entrata del
parco.
Il Bryce Canyon è il parco che mi è piaciuto di più e non serve tantissimo
tempo per visitarlo . Per prima cosa abbiamo fatto tutti i view point e poi un
unico trail Navajo Loop combinato con Queens garden trail parcheggiando l’auto
a Sunset Point. La discesa verso Wall Street è tosta, come poi è tosta la
risalita a Sunrise Point ma ne vale la pena assolutamente.
Nel pomeriggio dirigendoci a Moab abbiamo fatto una deviazione per il Goblin
Valley State Park (ingresso mi sembra 7$ per l’auto) C’era un brutto temporale
che ci girava intorno (poi evitato per fortuna) perciò ci siamo limitati ad
osservare le rocce dall’observation point facendo solo una piccola esplorazione
a piedi. Sicuramente è per questo motivo che il luogo non ci ha particolarmente
colpito.
A Moab siamo rimasti due notti per poter visitare sia Arches che Canyonland. Il
paese è piuttosto grande e c’è tutto quello che serve. Noi abbiamo cenato molto
bene da Buck’s Grill House (un po’ fuori dal centro) i prezzi sono un po’ più
alti rispetto alla media ma le bistecche davvero ottime e buono anche il
servizio (mancia già compresa nel conto del 17%!!). La sera dopo messicano al
ristorante la Hacienda, anche qui abbiamo mangiato benissimo.
La visita di Arches parte dal trail di Park Avenue, si scende lungo un percorso
costeggiato da imponenti rocce, che ricordano appunto dei grandi palazzi, che
arriva fino al Courthouse Towers Point (poi bisogna tornare indietro sullo
stesso sentiero per riprendere la macchina)
Gli altri archi che abbiamo visto in giornata: Landscape Arch, Broken Arch e
Sand Dune Arch, North e South Windows + Turret arch, Balanced rock, Double Arch
e Delicate Arch. Più naturalmente tutti i view point. Nel parco non esiste
praticamente ombra ed è caldissimo, non ci sono punti di ristoro quindi bisogna
entrare preparati con cibo e tantissima acqua.
Il giorno dopo visita di Death Horse State Park (10$ per l’auto), molto bello,
non ci sono trail da fare ma ci si limita ai view point che offrono un panorama
splendido sul fiume Colorado.
Dopodichè ingresso a Canyonland, ovviamente nella parte di Island in the Sky.
Anche in questo caso per chi non è un gran camminatore la visita si limita ai
view point, anche se devo dire i panorami sono molto meglio al Death Horse SP.
Abbiamo fatto Grand View Point, Buck Canyon e Green River Overlook (la cartina
che ci hanno dato all’ingresso segnava la strada per questo view point come
sterrata invece è asfaltata) Poi passeggiata breve (ma sotto il sole cocente
tutto diventa un pochettino più impegnativo eh!!) verso Mesa Arch, davvero
molto bello. Anche in questo parco nessun punto di ristoro.
Nel pomeriggio ci
siamo spostati in direzione Mexican Hat (dove abbiamo ammirato la famosa roccia
a forma di cappello) per arrivare verso le 16 alla mitica e tanto attesa
Monument Valley.
Come giustamente dicono tutti già è bella la strada per
arrivarci. Si paga l’ingresso (5$ a testa) e cartina alla mano si inizia la
visita. Avevo letto che la strada era sterrata ma devo dire che mi aspettavo
fosse un po’ meglio visto la quantità di gente che la visita. E’ molto
polverosa e specialmente nel primo tratto ci sono molte buche e sassi, bisogna
guidare molto lentamente e stare attenti a dove si passa. Ci siamo fermati ad
ogni formazione ma il punto migliore è John Ford’s Point, una vista bellissima.
Abbiamo aspettato il tramonto vicino al visitor center, ma sfortunatamente il
cielo era velato da un po’ di foschia e i colori delle rocce non si sono accesi
più di tanto.
Passiamo la notte al Best Western Wetherill di Kayenta. Orribile cittadina,
buia e desolatissima. In queste zone è tutto gestito dai navajo.
Si riparte verso Page. Lungo la strada, vicino ai tre famosi camini della
centrale elettrica troviamo le indicazioni per Antelope Canyon, si vedono bene
e si vede anche il parcheggio.
Visitiamo l’Upper (a testa 6$ di tassa+25$ per il tour guidato) prima paghi la
tassa e poi ti fanno entrare nel parcheggio dove devi andare a pagare per la
visita. Ci hanno caricato su dei furgoncini e a manetta sulla sabbia (effetto
tagadà) ci hanno portato all’ingresso del canyon. Il luogo è particolare ma gli
effetti di luce non erano evidentissimi. Siamo usciti dal canyon alle 11,30
circa, sicuramente era troppo presto per la visita. Tappa successiva Horseshoe
Bend spettacolare belvedere sul fiume Colorado. Poco dopo aver visto la grossa
P scritta su una montagna, si trova sulla destra la strada che porta al
parcheggio, non si paga nulla, la camminata è come sempre in salita ma ne vale
assolutamente la pena. Ci avviciniamo poi al Lago Powell che rientra nell’area
del Glen Canyon, infatti anche in questo caso per entrare utilizziamo la
tessera dei parchi. Dopo una sguardo Wahweap ci spostiamo alla spiaggia di Lone
Rock per un bagno nel lago. Fate attenzione prima di scendere verso la spiaggia
a quale strada prendere perché alcune sono piene di sabbia e a rimanere
bloccati ci vuole un attimo, per uscirne un po’ di più….
Dormiamo a Page al Best Western Arizonainn dove purtroppo ci danno una stanza
fumatori senza via di scampo. Mangiamo da Pizza Hut e devo dire che non è
niente male. Della danza navajo che si tiene alle 18:00 davanti alla City Hall
neppure l’ombra.
Partenza il mattino successivo per il Grand Canyon: entriamo da Desert View e
ci fermiamo a quasi tutti i belvedere. La Hermit Road va percorsa
obbligatoriamente con la navetta oppure a piedi. Non ci siamo fermati in tutti
i punti perché tra i più vicini il panorama è molto simile. Il più deludente
Hermit's Rest, il più particolare The Abyss. Per il tramonto arrivano le nuvole
e anche qui restiamo delusi. La notte la passiamo a Tusayan, poco dopo l’uscita
del parco, all’ Holiday Inn Express Grand Canyon. La località offre poco, noi
abbiamo cenato in un fast food messicano, We cook pizza & pasta, molta
confusione, cibo extra-piccante.
Il giorno dopo non ci facciamo mancare il nostro pezzettino di Route 66 e ci
fermiamo a Seligman per qualche foto ed un giretto nei negozietti di souvenir.
Ci spostiamo verso il Joshua Tree Np percorrendo la 95, una strada infinita in
mezzo al nulla di un torrido deserto, piena di tir da superare. Arriviamo al
parco alle 17,30 e fa così caldo che pensiamo di trovare uno scheletro col cappello
da ranger al visitor center…invece è chiuso. Siamo entrati da Cottonwood ed è
stata una pessima idea perché prima di raggiungere la prima cosa interessante
da vedere, cioè l’immensa distesa di cactus al Cholla Garden, bisogna
percorrere un sacco di kilometri nel nulla con dei limiti di velocità
bassissimi. Se volete visitare il parco conviene sicuramente entrare dall’Oasis
visitor center. Il tramonto in questo parco è una cosa particolare, tutti gli
alberi di Joshua rendono il paesaggio originale. Noi per il caldo non abbiamo
fatto camminate, ci siamo limitati ad un giro in macchina. Lasciamo il parco
dalla West entrance station e ci dirigiamo alla caldissima Palm Springs.
Dormiamo al Best Western Inn at Palm Springs e mangiamo bene messicano al Blue
Coyote. In città non c’è moltissimo da vedere, sulla via principale un sacco di
locali ma poca gente in giro. Il caldo è davvero allucinante. La mattina dopo
ce ne andiamo verso la tappa che più ci preoccupa del viaggio: le strade di Los
Angeles!! Invece con prudenza ce la caviamo abbastanza bene e arriviamo alle 11
al Best Western Hollywood Hills. Alla reception, gentilissimi, ci danno la
stanza anche se l’hotel prevede il check-in alle 15. Parcheggiamo nel parking
gratuito e a piedi in poco più di un quarto d’ora siamo sulla walk of fame. Di
barboni ce ne sono ma, come a San Francisco, si fanno quasi tutti gli affari
loro. Vediamo tutto ciò che c’è da vedere su questa strada e mangiamo al nuovo
centro commerciale Hollywood&Highland, dalla terrazza si possono fare delle
belle foto della strada che sta sotto e del Capitan Theatre che sta proprio di
fronte.
Dopo diversi giretti in auto su Rodeo Drive e a Beverly Hills abbiamo puntato
su Santa Monica. Abbiamo parcheggiato sulla strada di fronte alla City Hall,
per 75 cent all’ora, e in pochi minuti siamo arrivati al pontile. La spiaggia
mi è piaciuta tantissimo, le famose torrette dei guarda spiaggia, la ruota e le
montagne russe viste e riviste chissà quante volte nei film. Soffiava un vento
gelido e anche l’acqua freddissima, i piedi però andavano bagnati!!!
Rientrati in hotel cena da The 101 coffee shop, il ristorante adiacente
all’hotel, molto comodo, mangiato bene.
Il mattino seguente abbiamo fatto una piccola sosta sulla spiaggia di Malibu,
tanti surfisti ma niente onde…per poi proseguire verso Santa Barbara. La città
è molto carina, abbiamo fatto una passeggiata sulla strada principale piena di
negozi e locali. Merita di sicuro una visita più approfondita.
Seguendo un consiglio della Lonely Planet andiamo fino al piccolo centro di
Guadalupe dove si trovano delle dune di sabbia, set di alcune scene del film
Pirati dei Caraibi. Non si paga nulla e le dune sono particolari, soprattutto
arrivando dalla città non ci si aspetta di trovare un paesaggio simile. Da qui raggiungiamo
Santa Maria per la notte, un paese tranquillo con poca gente in giro. Dormiamo
al Santa Maria Inn e mangiamo una buona bistecca da Shaw’s Famous Steakhouse,
praticamente di fronte all’albergo.
Dopo tanto sole, proprio nel giorno in cui dobbiamo fare la strada costiera, ci
svegliamo con le nuvole!! Per prima cosa visitiamo San Luis Obispo, la
piccolissima Missione e lo stranissimo Bubblegum Alley, un vicolo stretto dove
ai muri sono state attaccate un’infinità di gomme da masticare: una schifezza
con un’incredibile odore di fragola!!! Subito dopo tocca a Morro Bay dove
facciamo una tranquilla passeggiata lungo il porticciolo curiosando tra i
negozi di souvenir (tutti uguali…), oltre alla vista di Morro Rock niente di
particolare. Proseguiamo per Cambria. Prima, sbagliando strada, andiamo verso
la spiaggia e ci ritroviamo nel quartiere residenziale pieno di belle villette,
alcune molto particolari. Poi ritorniamo sui nostri passi e andiamo a
parcheggiare nella via del centro dove ci sono ristorantini e negozietti. Manco
a dirlo mangiamo messicano al ristorante Las Cambritas. Cambria è piccola e
carina, ideale per una breve pausa. Poi sosta inevitabile a Point Piedras
Blancas per vedere quei pigroni degli elefanti marini.
Continuiamo il nostro viaggio sempre lungo la Hwy 1, sul mare c’era una nebbia
fittissima tanto da farlo scomparire e purtroppo è stato questo lo scenario del
nostro Big Sur, nuvole scure e un mare di nebbia bianca. Giunti a Carmel
abbiamo imboccato la 17 miles drive (9,50$ per veicolo) con la certezza di
rimanere delusi e in effetti non sbagliavamo. Abbiamo seguito la cartina e ci
siamo fermati a tutti i punti panoramici ma il brutto tempo non fa apprezzare
un percorso che a detta di tutti è molto bello. Delle ville però davvero invidiabili,
stupende.
La notte la passiamo a Salinas (hotel Good nite salinas) perché essendo fine
settimana gli hotel vicino al mare sono costosissimi. Pessima idea perché
Salinas è un paese orribile, nessuno in giro e quei pochi...tutto buio e i
ristoranti chiusi alle 21. Tutti i fast food vuoti ma visto che si doveva
mangiare andiamo da Burger King dove troviamo la cassiera più antipatica e
indisponente degli USA. Da evitare assolutamente!!!
Felici di lasciare la cittadina partiamo e visitiamo Montery. Facciamo una
passeggiata su Cannery Row , un susseguirsi di negozietti di souvenir ma è
andata bene così perché era quello che stavamo cercando.
In tarda mattinata raggiungiamo Santa Cruz, molto carina. Parcheggiamo di
fronte al Boardwalk un parco dei divertimenti del 1906, pieno di gente,
coloratissimo parallelo alla spiaggia. Poi una passeggiata sul molo e pranzo
veloce Da Ideal Bar & grill. In giro anche qui qualche soggetto fuori di
testa….
Andiamo al surfing Museum che si trova dentro ad un piccolo vecchio faro e
troviamo per nostra fortuna Steamer Lane, il luogo preferito dai surfisti
professionisti (sempre secondo la guida..) Infatti erano sotto la scogliera ad
aspettare le loro onde e questa volta ce n’erano tante!!! Siamo stati oltre
un’ora a guardarli nonostante il vento gelido. Bravissimi, sarà che non li
avevo mai visti dal vivo ma sono rimasta incantata.
La nostra avventura sta per finire, ritorniamo a San Francisco, si dorme al
Comfort Inn & Suites San Francisco Airport , ottima scelta. Per cena raggiungiamo
la città e andiamo a fotografare il Golden Gate illuminato, è sempre uno
spettacolo.
Il mattino dopo andiamo a riconsegnare la nostra macchina rosso ciliegia al
parcheggio Hertz dell’aeroporto. Non siamo neppure entrati e vediamo a terra
davanti a noi due file di triangoli appuntiti…visto che non si sa mai scendiamo
e verifichiamo…si abbassano quando ci si passa sopra. Ci mettiamo in fila con
le altre auto, scarichiamo i bagagli, un addetto ispeziona l’auto, ci lascia
andare, con la monorotaia gratuita raggiungiamo il terminal delle partenze
internazionali, un volo United ci aspetta. …è proprio finita!!!
Consigli: abbiamo comprato anche noi il famoso frigorifero da viaggio in
polistirolo, riempito col ghiaccio preso nei distributori degli hotel (anche se
sarebbe solo per le stanze) Io non so se è sempre così ma il frigo, formando
della condensa, ha inzuppato il tappetino della macchina. Noi ce ne siamo
accorti dopo un paio di giorni per la puzza terribile che emanava il tappetino
(che ci ha seguito poi per tutto il resto della vacanza). Quindi, per evitare
ciò, meglio mettere sotto il frigo un sacchetto di plastica che contenga
l’acqua.
I ristoranti nel senso classico del termine chiudono molto presto, quasi sempre
alle 21 o poco più nei piccoli centri. Solo a Moab erano aperti fino alle 23.
In alcuni casi la mancia del 17% era già compresa nel conto finale quindi è
meglio controllare lo scontrino per non lasciarla due volte.
I fast food hanno orari più elastici però, saremo capitati male noi, i dipendenti
sono sempre scocciatissimi e spesso maleducati.
La colazione più simile alla nostra è quella di Starbucks, hanno paste molto
burrose ma il cappuccino pur essendo servito a 250 gradi è discreto.
Nella maggior parte dei locali c’è il free refill per le bevande gasate (tranne
la birra) cioè compri un bicchiere e te lo riempi da solo finche ne riesci a
bere. Bere acqua è un po’ come essere alieni, non te la fanno neanche pagare se
la chiedi e di solito te ne portano già loro un bicchiere. E’ del rubinetto ma
non ho sentito un sapore particolare.
Abbiamo fatto la lavatrice due volte, negli hotel per comodità. Sono molto
facili da usare e servono circa 4$.
Per le chiamate a casa ho usato la Columbus Card, estremamente conveniente e
semplice da usare. I nostri normalissimi cellulari hanno funzionato benissimo
per l’invio degli sms.
Alla Hertz hanno accettato senza problemi la nostra patente italiana, in strada
però non ci ha fermato nessuno (per fortuna)
Nel programma di viaggio avrei, col senno di poi, inserito almeno altre tre
notti. Una a San Francisco perché è stupenda e avrei voluto avere il tempo di
vedere anche la zona sotto Market St. , una a Las Vegas perché ci sono tante
cose belle da vedere nei dintorni di giorno e una sera sola sulla strip è uno sfinimento,
una a Zion per visitarlo con più calma.
Questo viaggio è stato incredibile, abbiamo realizzato un sogno. E’ uno
spettacolo continuo e ti ritrovi per un po’ ad essere anche tu dentro a quello
spettacolo.
A presto America!
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giovedì 11 aprile 2013
I Viaggi di Miki&Marcello: West Coast, metropoli e grandi parchi
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Ubicazione:
San Francisco, California, Stati Uniti
martedì 2 aprile 2013
I viaggi di Miki&Marcello: Chigaco e West Coast
agosto 2011
Al ritorno dal
nostro primo viaggio nel west degli Stati Uniti non facevamo che parlare del
fatto che sarebbe stato possibile fare un altro tour nella stessa zona
riuscendo a vedere tutte cose differenti e di quanti posti non avevamo potuto
vedere per mancanza di tempo. Così, dopo che i nostri piani iniziali per le
vacanze sono saltati, abbiamo deciso di smettere di parlarne e di passare
all’azione!!! Devo ancora una volta ringraziare il Giramondo e in particolare
Molokai per la pazienza, le numerose informazioni e le dritte. Sono riuscita a
organizzare un viaggio che solo due anni fa pensavo impossibile da realizzare
da sola.
Partenza il 29 luglio, destinazione una stupenda città: Chicago è una città che prima di quest’anno non avevamo mai preso in considerazione. Mi sono accorta parlandone che tante persone non sanno neppure dove si trova esattamente. Ed è un vero peccato perché si è rivelata una città favolosa…interessante, viva, particolare, affascinante, insomma una gran bella scoperta! Ecco la nostra Chicago: Gita in barca …imperdibile secondo me. Abbiamo scelto il tour combinato fiume+lago Michigan proposto da Wendella (scendere le scale vicino al Wrigley Building). Prima si naviga sul fiume arrivando fin sotto le Sears Tower e poi si torna indietro e si arriva al lago. Della spiegazione in inglese abbiamo capito ben poco ed è stato un peccato perché sembrava molto interessante. Abbiamo scelto di fare la crociera nel tardo pomeriggio in modo da riuscire a vedere il tramonto e lo skyline di Chicago illuminato, stupendo. Il Loop … abbiamo passeggiato nel loop la domenica mattina e devo dire che è stata una scelta forzata ma azzeccata. Le strade erano molto tranquille e silenziose, così abbiamo potuto ammirare i palazzi in un’atmosfera quasi irreale.
Sears Tower Non so se è stato un caso, ma la domenica mattina c’erano poche persone in fila alla biglietteria e siamo riusciti a salire velocemente. E’ proprio la parola giusta perché l’ascensore schizza in cima alla torre in un attimo. Per fortuna il corpo non si accorge di questa cosa e inspiegabilmente sembra di aver fatto solo pochi piani. All’entrata sono controllati gli zaini e si passa sotto il metal detector come in aeroporto. Arrivati in cima alla torre il panorama è bellissimo, si possono anche fare delle foto su un pavimento di vetro creando l’effetto di essere sospesi nel vuoto.
John Hancock Anche per salire qui pochissime persone, in ascensore eravamo addirittura soli, nessun controllo. Siamo saliti intorno alle 18.30 e abbiamo piantato le tende!! Abbiamo atteso il tramonto e fatto tantissime foto in notturna. La vista è migliore rispetto alle Sears perché si vede benissimo anche il Pier ed è questo senza dubbio il luogo dove ammirare al meglio i fuochi artificiali.
Michigan Avenue Bridge …. impossibile non attraversare questo ponte, cuore del centro della città. Foto bellissime sul lungo fiume e ai palazzi.
Lo zoo Essendo l’ingresso gratuito e avendo del tempo a
disposizione abbiamo deciso di farci un giro, per vedere come poteva essere uno
zoo cittadino. Non so neppure io cosa credevo di trovare andando. Mi è venuta
subito una gran tristezza nel vedere tutti quei poveri animali, costretti in
spazi troppo piccoli per loro, boccheggiare dal caldo. Erano stanchissimi e
cotti dalla calura, noi con loro. E’ una visita che consiglio solo se si hanno
dei bambini, per un adulto è una cosa triste e basta.
Millennium Park La prima cosa
che salta all’occhio è il fagiolo, il Cloud Gate, che per me resta il simbolo
di Chicago. Questa scultura riflettente è fantastica, coreografica al massimo,
con i palazzi che vi si riflettono creando un effetto straordinario. Da non perdere
di giorno e neppure di sera con tutte le luci intorno accese. Bello anche il
Jay Pritzker Pavillion, un auditorium all’aperto dove di mattina abbiamo
assistito a una lezione collettiva di aerobica e alla sera a un concerto
gratuito (d’estate ci sono spettacoli ogni sera) al termine del quale abbiamo
visto tutta la struttura illuminarsi con vari colori creando un bellissimo
effetto. Originalissime le Crown Fountain, due torri in vetro dove sono
proiettati dei volti animati e illuminate la sera da uno spettacolo di colori.
Vanno viste, è quasi impossibile spiegarle rendendo l’idea!! A piedi abbiamo
raggiunto le Buckingham Fountain in Grant Park, (più tradizionali ma belle
ugualmente), l’Adler Planetarium (senza entrare ma per fare delle belle foto
panoramiche alla città) il Field Museum of natural History (entrando nell’atrio
si gode di una piacevolissima e ristoratrice aria condizionata…) e il Soldier
Field dove purtroppo non siamo riusciti a entrare per vedere il campo da gioco.Navy Pier Siamo andati di sabato pomeriggio quindi ce la siamo cercata perché c’era una ressa incredibile…un luogo turistico al massimo ma resta comunque un posto dove secondo me vale la pena di fare una passeggiata, magari in un momento della giornata più azzeccato. Arrivando in fondo al pier si possono fare delle belle foto al John Hancock. Da non perdere se siete dei golosoni come noi: i popcorn di Garrett il negozio era vicino al nostro hotel e il sabato pomeriggio abbiamo notato la fila di gente che usciva dalla porta e continuava lungo la strada. Comprando i popcorn caramellati abbiamo capito il perché … divini. La confezione small è una nostra large! La deep dish pizza, specialità di Chicago che più che pizza è una torta salata…è strana, non da impazzire ma è sicuramente da provare. Noi l’abbiamo mangiata in uno dei tanti Giordano’s in giro per la città (era vicino alle Sears tower, mi pare in JACKSON BLVD) Una taglia piccola basta per sfamare abbondantemente 2 persone. Consiglio: cercate se possibile di non capitare a Chicago nel fine settimana perché dal venerdì alla domenica i prezzi degli hotel sono esageratamente alti. Come guida tascabile ho trovato utile la Cartoville del Touring club, essenziale ma pratica e leggera!!!
Dall’Illinois un volo Southwest ci porta in California….
San Diego è una città a misura d’uomo, ci ha ricordato un po’ LA ma molto più vivibile e tranquilla. Purtroppo è stata un po’ penalizzata dalla bellezza della Windy city e, pur essendoci piaciuta, non ci è rimasta nel cuore.
Coronado Abbiamo prima curiosato tra i vialetti del famoso hotel restando a bocca aperta per certe dependance di lusso con tavole imbandite e cuoco privato con tanto di cappello che lavorava ai fornelli…poi abbiamo passeggiato lungo la spiaggia che al calar del sole era talmente dorata da accecare… ci siamo spostati per il tramonto al Bayview park, su 1st street, dove abbiamo fatto delle bellissime foto alla città illuminata.
Old town Siamo arrivati la mattina verso le 9 e non abbiamo avuto nessun problema di parcheggio. Ancora era tutto chiuso e abbiamo fatto un giro tra i negozietti deserti. Inizialmente non ci ha detto gran che. Poi invece siamo entrati a curiosare alla Casa de Estudillo, edificio originale dove ci sono delle stanze arredate come ai tempi che furono. In una grande stanza una coppia di anzianissimi signori, marito e moglie, pronti a conversare, a raccontare storie ci hanno anche suonato una canzone, lei al piano lui con l’armonica. Hanno detto che eravamo fortunati perché loro ci sono solo il mercoledì!!! Prendere nota….
Point Loma Il Cabrillo National Monument (accesso all’area con il pass dei parchi) non dice molto…anche la vista su San Diego mi ha un po’ deluso perché in mezzo alla baia si vede la grande area militare che “indurisce” il paesaggio. Molto belle invece le tidepools …la strada da imboccare è ben segnalata appena si supera la casetta del ranger. Si parcheggia l’auto e si inizia una passeggiata. Si ammirano le scogliere, le onde potenti e il volo dei pellicani. Bellissimo.
USS Midway museum La visita alla portaerei ci è piaciuta un sacco. Faticosa perché abbiamo gironzolato per la nave tutta la mattina, ma davvero molto interessante. Il top è il ponte superiore dove ci sono gli aerei. Ammirevoli i militari in pensione che lavorano come volontari facendo da guida ai turisti…come al solito abbiamo capito la metà di quello che spiegavano, ma è bastato per vedere in loro l’orgoglio del militare e la voglia di trasmettere le loro conoscenze agli altri, ma per il piacere di farlo…e non per una mancia.
Altri posti visitati… Little Italy per una pizza italo-americana. Balboa Park solo per vedere com’era e, se non si è interessati ai numerosi musei, non è un luogo imperdibile. La Jolla che non ci ha colpito molto perché quando siamo andati c’erano dei gran nuvoloni scuri e hanno rattristato tutto, siamo anche arrivati in cima al monte Soledad ma non si vedeva nulla, tutto coperto dalle nuvole.Tra le spiagge ci è piaciuta Pacific Beach, con il Crystal Pier…dove tra l’altro ho potuto ammirare un esempio di maschio californiano di rara bellezza!!!! ..purtroppo ragazze niente foto!!! Il Seaport Village un po’ deludente perché è molto turistico, solo negozietti di souvenir e ristoranti.
San Diego è una città a misura d’uomo, ci ha ricordato un po’ LA ma molto più vivibile e tranquilla. Purtroppo è stata un po’ penalizzata dalla bellezza della Windy city e, pur essendoci piaciuta, non ci è rimasta nel cuore.
Coronado Abbiamo prima curiosato tra i vialetti del famoso hotel restando a bocca aperta per certe dependance di lusso con tavole imbandite e cuoco privato con tanto di cappello che lavorava ai fornelli…poi abbiamo passeggiato lungo la spiaggia che al calar del sole era talmente dorata da accecare… ci siamo spostati per il tramonto al Bayview park, su 1st street, dove abbiamo fatto delle bellissime foto alla città illuminata.
Old town Siamo arrivati la mattina verso le 9 e non abbiamo avuto nessun problema di parcheggio. Ancora era tutto chiuso e abbiamo fatto un giro tra i negozietti deserti. Inizialmente non ci ha detto gran che. Poi invece siamo entrati a curiosare alla Casa de Estudillo, edificio originale dove ci sono delle stanze arredate come ai tempi che furono. In una grande stanza una coppia di anzianissimi signori, marito e moglie, pronti a conversare, a raccontare storie ci hanno anche suonato una canzone, lei al piano lui con l’armonica. Hanno detto che eravamo fortunati perché loro ci sono solo il mercoledì!!! Prendere nota….
Point Loma Il Cabrillo National Monument (accesso all’area con il pass dei parchi) non dice molto…anche la vista su San Diego mi ha un po’ deluso perché in mezzo alla baia si vede la grande area militare che “indurisce” il paesaggio. Molto belle invece le tidepools …la strada da imboccare è ben segnalata appena si supera la casetta del ranger. Si parcheggia l’auto e si inizia una passeggiata. Si ammirano le scogliere, le onde potenti e il volo dei pellicani. Bellissimo.
USS Midway museum La visita alla portaerei ci è piaciuta un sacco. Faticosa perché abbiamo gironzolato per la nave tutta la mattina, ma davvero molto interessante. Il top è il ponte superiore dove ci sono gli aerei. Ammirevoli i militari in pensione che lavorano come volontari facendo da guida ai turisti…come al solito abbiamo capito la metà di quello che spiegavano, ma è bastato per vedere in loro l’orgoglio del militare e la voglia di trasmettere le loro conoscenze agli altri, ma per il piacere di farlo…e non per una mancia.
Altri posti visitati… Little Italy per una pizza italo-americana. Balboa Park solo per vedere com’era e, se non si è interessati ai numerosi musei, non è un luogo imperdibile. La Jolla che non ci ha colpito molto perché quando siamo andati c’erano dei gran nuvoloni scuri e hanno rattristato tutto, siamo anche arrivati in cima al monte Soledad ma non si vedeva nulla, tutto coperto dalle nuvole.Tra le spiagge ci è piaciuta Pacific Beach, con il Crystal Pier…dove tra l’altro ho potuto ammirare un esempio di maschio californiano di rara bellezza!!!! ..purtroppo ragazze niente foto!!! Il Seaport Village un po’ deludente perché è molto turistico, solo negozietti di souvenir e ristoranti.
On the road …San Diego – Tucson
Tucson ci ha lasciato letteralmente senza fiato….un’afa allucinante … ma abbiamo tenuto duro e, a colpi di Polase, abbiamo portato a termine tutte le visite previste.
Mission San Xavier del Bac Si trova a pochi Km da Tucson, in riserva indiana. Merita di sicuro una visita, è molto bella e scenografica..non ti aspetti di trovare un edificio simile in mezzo al deserto. La visita è veloce e l’ingresso è gratuito. Fuori dalla missione c’erano delle banchette fatiscenti dove gli indiani preparavano il fry bread, una specie di piadina fritta con varie farciture. Dal punto di vista igienico non promettevano nulla di buono e quindi …lo abbiamo subito assaggiato con la farcitura al formaggio…buonissimo!!!!
Saguaro NP Delle due sezioni abbiamo visitato quella Est percorrendo tutta la Cactus Forest Scenic Loop Drive, la strada panoramica che è asfaltata, quindi molto tranquilla da percorrere. La zona è bellissima, le distese di cactus sono davvero impressionanti. Ce ne sono tantissimi, di ogni forma e dimensione. Ogni minuto ti devi fermare per una foto perché la natura ha davvero creato delle “composizioni” straordinarie. Davvero un bel parco.
Pima Air and Space Museum In questo museo è possibile ammirare oltre 250
velivoli che hanno fatto la storia dell’aviazione Americana. Ce n’è per tutti i
gusti, dai caccia, ai bombardieri agli aerei presidenziali. E’ una visita per
appassionati..infatti io mi sono annoiata un pochino…Dal sito si possono
stampare dei buoni sconto. Titan Missile Museum Altro luogo per appassionati…Si visita (accompagnati) la rampa di lancio dell’ultimo razzo Titan esistente nella zona. I soliti ex militari in pensione ci hanno accompagnato con una divertente ed interessante spiegazione di quello che succedeva ai tempi della guerra fredda nella base
Tucson – Tombstone – White Sands NM - Alamogordo
Tombstone Siamo arrivati, in quella che fu una cittadina mineraria, piuttosto presto e in giro c’erano pochissimi turisti ma tanti presunti cowboys che ti invitavano alla sparatoria che ci sarebbe stata qualche ora dopo. Noi non avevamo tempo e neppure interesse ad assistere, quindi ce ne siamo andati dopo una visita un po’ veloce. Prima di arrivare in città ci siamo fermati al Boothill Graveyard il vecchio cimitero. L’ingresso sarebbe libero ma ad accogliere i visitatori c’era una vecchiettina che ci ha dato una piccola guida dietro offerta di 2 dollari ed una spiegazione su cosa c’era da vedere che è durata di più della visita stessa. Il cimitero è piccolo, le tombe non dicono nulla di che …mentre strane e curiose sono le cause di morte di chi vi è sepolto!!!
White Sands NM Il motivo per cui siamo arrivati fino in Nuovo Messico!! Questo parco è straordinario e particolarissimo. Lisce e desolate dune di gesso candido. Siamo arrivati al parco molto tardi, verso le 18 circa, il caldo era ancora infernale…in cima a dune che sembravano fatte di neve !! ci siamo fermati ai primi punti panoramici (Playa trail e Interdune Broadwalk) ma è stata una perdita di tempo. Per arrivare al cuore del parco bisogna percorrere tutta la dunes drive fino all’anfiteatro da dove parte l’ Alkali Flat trail che è molto lungo e a mio avviso il percorso non è neppure ben segnalato almeno nel primo tratto. Perciò, vista anche la temperatura, ci siamo limitati a salire sulle prime dune…già sufficiente per restare a bocca aperta…Al tramonto la luce è cambiata diventando stranissima, le dune erano quasi viola, ancora più magiche. Per la notte ci siamo fermati ad Alamogordo, base perfetta per la visita delle White Sands.
Tombstone Siamo arrivati, in quella che fu una cittadina mineraria, piuttosto presto e in giro c’erano pochissimi turisti ma tanti presunti cowboys che ti invitavano alla sparatoria che ci sarebbe stata qualche ora dopo. Noi non avevamo tempo e neppure interesse ad assistere, quindi ce ne siamo andati dopo una visita un po’ veloce. Prima di arrivare in città ci siamo fermati al Boothill Graveyard il vecchio cimitero. L’ingresso sarebbe libero ma ad accogliere i visitatori c’era una vecchiettina che ci ha dato una piccola guida dietro offerta di 2 dollari ed una spiegazione su cosa c’era da vedere che è durata di più della visita stessa. Il cimitero è piccolo, le tombe non dicono nulla di che …mentre strane e curiose sono le cause di morte di chi vi è sepolto!!!
White Sands NM Il motivo per cui siamo arrivati fino in Nuovo Messico!! Questo parco è straordinario e particolarissimo. Lisce e desolate dune di gesso candido. Siamo arrivati al parco molto tardi, verso le 18 circa, il caldo era ancora infernale…in cima a dune che sembravano fatte di neve !! ci siamo fermati ai primi punti panoramici (Playa trail e Interdune Broadwalk) ma è stata una perdita di tempo. Per arrivare al cuore del parco bisogna percorrere tutta la dunes drive fino all’anfiteatro da dove parte l’ Alkali Flat trail che è molto lungo e a mio avviso il percorso non è neppure ben segnalato almeno nel primo tratto. Perciò, vista anche la temperatura, ci siamo limitati a salire sulle prime dune…già sufficiente per restare a bocca aperta…Al tramonto la luce è cambiata diventando stranissima, le dune erano quasi viola, ancora più magiche. Per la notte ci siamo fermati ad Alamogordo, base perfetta per la visita delle White Sands.
Alamogordo – Cortez La tappa allucinante…
Per inserire a tutti i costi il parco delle White Sands abbiamo dovuto affrontare questo mega tappone devastante per arrivare in Colorado. Tutto il giorno in auto, abbiamo affrontato le caotiche autostrade di Albuquerque e siamo arrivati in hotel stravolti. Per arricchire la tappa di qualche km abbiamo fatto una deviazione per arrivare al National Radio Astronomy Observatory - The Very Large Array, un raggruppamento di radiotelescopi . Ci sono 27 antenne paraboliche del diametro di 26 metri , disposte lungo 3 bracci, ognuno lungo 21 km, che vanno a formare una gigantesca Y. Notevoli! La visita è libera e molto veloce. C’è un piccolo centro visitatori con un museo e all’esterno, seguendo un breve percorso segnalato, si arriva fin sotto ad una delle parabole per vederla da vicino.
Cortez
Mesa Verde Questo parco è diviso in due sezioni Wetherill Mesa e Chapin Mesa. La strada per arrivare al Wetherill chiude alle 16, quindi se si vuole visitare bisogna prendere bene i tempi, noi non lo sapevamo e siamo rimasti fregati. Questo parco è interessante, ci sono dei pueblos ben conservati e belli da vedere. Appena arrivati siamo andati al centro informazioni per acquistare i biglietti (3$ a testa) per la visita guidata a Cliff Palace, fatta alle 2 del pomeriggio sotto un sole devastante. La visita è semplice, ci si deve solo arrampicare su qualche scaletta di legno…ma è il caldo che ti stende. Consiglio acqua, cappello e pancia piena. E’ facile anche il sentiero che porta alla Spruce Tree House, molto coreografica e con visita libera. Per aver preso male i tempi siamo riusciti solo a vedere queste 2 e a fare il giro panoramico del Mesa top Loop. Consiglio di rispettare tassativamente i limiti di velocità dentro al parco. Noi siamo sempre stati attenti ma qui, per una serie di fattori, ci siamo distratti un attimo e siamo stati inseguiti con tanto partenza in sgommata da un ranger/poliziotto che ci ha lasciato un bel ricordino del parco: 95 dollari di multa. Per la cronaca dai 30 km/h che avremmo dovuto fare stavamo andando ai 40, non è che eravamo lanciati a 200 all’ora….Da quel momento i cartelli di limite velocità sono diventati la nostra ossessione, siamo stati attentissimi a non sgarrare e ci siamo resi conto che erano ben pochi a farlo…..ma per noi una multa è bastata e avanzata pure!
Mesa Verde Questo parco è diviso in due sezioni Wetherill Mesa e Chapin Mesa. La strada per arrivare al Wetherill chiude alle 16, quindi se si vuole visitare bisogna prendere bene i tempi, noi non lo sapevamo e siamo rimasti fregati. Questo parco è interessante, ci sono dei pueblos ben conservati e belli da vedere. Appena arrivati siamo andati al centro informazioni per acquistare i biglietti (3$ a testa) per la visita guidata a Cliff Palace, fatta alle 2 del pomeriggio sotto un sole devastante. La visita è semplice, ci si deve solo arrampicare su qualche scaletta di legno…ma è il caldo che ti stende. Consiglio acqua, cappello e pancia piena. E’ facile anche il sentiero che porta alla Spruce Tree House, molto coreografica e con visita libera. Per aver preso male i tempi siamo riusciti solo a vedere queste 2 e a fare il giro panoramico del Mesa top Loop. Consiglio di rispettare tassativamente i limiti di velocità dentro al parco. Noi siamo sempre stati attenti ma qui, per una serie di fattori, ci siamo distratti un attimo e siamo stati inseguiti con tanto partenza in sgommata da un ranger/poliziotto che ci ha lasciato un bel ricordino del parco: 95 dollari di multa. Per la cronaca dai 30 km/h che avremmo dovuto fare stavamo andando ai 40, non è che eravamo lanciati a 200 all’ora….Da quel momento i cartelli di limite velocità sono diventati la nostra ossessione, siamo stati attentissimi a non sgarrare e ci siamo resi conto che erano ben pochi a farlo…..ma per noi una multa è bastata e avanzata pure!
Cortez – Canyon de Chelly- Petrified Forest – HollbrookCanyon de Chelly Credevo fosse arduo superare lo squallore di Kayenta, ma sbagliavo…c’è di peggio: Chinle, porta di accesso per il Canyon. Consiglio vivamente di non tenere in considerazione questo paese per dormire, visitate il canyon e andate oltre. Il Canyon ha l’ingresso gratuito ed è diviso in due rim: il north rim (Canyon del Muerto) e il South rim che è il Canyon de Chelly vero e proprio. E’ stata una piacevole sorpresa e ci è piaciuto molto. Fermandosi ai vari view point (dove troverete sempre i navajo a vendere monili) si possono ammirare dei panorami straordinari, fantastico lo Spider rock Overlook.
Petrified Forest Altro parco
molto bello. Come prima cosa abbiamo percorso la strada panoramica del Painted
Desert fermandoci ai view point, bei panorami ma purtroppo una pessima luce ci
ha impedito di ammirarne al meglio le sfumature di colore. Ci siamo poi diretti
alla sezione del parco dove si trovano in maggiore quantità i tronchi
pietrificati. Il parco chiude alle 19 e arrivando tardi abbiamo fatto tutto un
po’ di corsa, abbiamo percorso solo la parte iniziale del trail Blu Mesa che
merita assolutamente. E’ un po’ faticoso perché ci sono dei tratti in salita ma
è davvero un percorso bello e particolare, in mezzo a badlands multicolori e
tronchi pietrificati. I tronchi più belli però sono nella Rainbow forest, sono
grandi, trasformati dal tempo in quarzo (almeno così dice la guida…) e le loro
sezioni hanno dei colori fantastici. Sembrano davvero delle pietre preziose. In
entrata al parco ti chiedono se hai in auto delle pietre, nella brochure si
raccomandano di non toccare nulla e di segnalare infrazioni alle regole da parte
di altri visitatori. Poi appena fuori dal parco ci sono dei giganteschi negozi
di souvenir con immense distese di tronchi in vendita. Mah?!Holbrook – Sedona passando per….
Winslow veloce passaggio per fare la foto allo stemma della Route 66 dipinto sulla strada Meteor Crater Come avrete già capito mio marito è appassionato di tutto ciò che riguarda lo spazio & co. … L’accesso a questo sito è piuttosto caro, 15$ a testa. Si tratta di un enorme cratere creatosi 50.000 anni fa in seguito alla caduta di un grandissimo meteorite. Lo si può ammirare da scalinate panoramiche senza fare troppa fatica per cui la visita è piuttosto veloce. C’è un museo con foto e animazioni.
Walnut Canyon Non ci è piaciuto per niente. Abbiamo percorso il Rim Trail da cui si possono vedere da lontano le rovine indiane e ce ne siamo andati.
Montezuma Well Percorrendo un piccolo trail tutto in pieno sole si arriva ad un piccolo lago naturale creatosi in un cratere vulcanico. Lo si guarda e basta, non è neanche tanto bello..anche se la visita è gratuita non ne vale la pena.
Montezuma Castle Dopo Mesa Verde e Canyon de Chelly questo luogo è stata una piccola delusione…le rovine viste in precedenza erano molto più grandi e spettacolari. Per fortuna non è faticoso arrivarci, il sentiero è tutto pianeggiante e pavimentato benissimo. Alzi lo sguardo e vedi il “castello”.
Sedona Dopo tante baraccopoli indiane ci è sembrato di arrivare a Beverly Hills…Sedona è molto carina, elegantissima, case fantastiche perfettamente in armonia con il paesaggio. E’ circondata da montagne rosse e vegetazione verde e rigogliosa. Abbiamo fatto il giro dei view point: Bell Rock, Cathedral Rock,Chapel of Holy Cross, Airport Mesa. Per lasciare l’auto nei parcheggi di questi punti panoramici si deve fare un ticket di 5$ ma è valido anche l’annual pass dei parchi. Nelle macchinette c’è scritto solo che è valido ma non dice altro perciò noi lo abbiamo lasciato in vista in auto. Voglio segnalare il Days Inn Sedona 2991 West 89° Hwy 89 (sconto ABN) Essendo in un paese molto curato anche questo motel ha una marcia in più. Ottimo rapporto qualità-prezzo, buonissima scelta.
Sedona – Page
Per arrivare da Sedona a Flagstaff abbiamo percorso la 89A, bellissima strada panoramica che attraversa l’ Oak Creek Canyon.
Sunset Crater Volcano Questo piccolo parco vicino a Flagstaff ci è piaciuto molto! Abbiamo percorso il Lava Flow Trail, semplicissimo circa 1 miglio, camminando vicino alle colate laviche. Questo parco è collegato con una bella strada panoramica al Wupatki NM, antico territorio degli anasazi. Il paesaggio cambia drasticamente, dalla roccia nera ed alla vegetazione ricca si ripiomba nel deserto!!! Ci siamo fermati in 2 siti: il Wukoki pueblo, una fortezza rossa costruita su una roccia in mezzo al deserto, e al Wupatki pueblo un antico villaggio ben conservato. Molto bello.
Page … dove il tempo non basta mai…..
Antelope Canyon LOWER
Arrivando al parcheggio alle 9 di mattina c’era già un po’ di fila alla cassa ma si è smaltita in fretta. Si entra nel canyon in gruppi da circa 10 persone accompagnati dalla guida navajo oppure allo stesso costo si può avere il pass fotografico e si entra da soli. Accettano solo contanti. L’ingresso nel canyon è d’effetto perché ti cali all’interno passando attraverso delle piccole spaccature nella roccia. Superati questi punti un po’ stretti però la situazione si normalizza, non ci sono passaggi difficoltosi e il canyon in alto è più aperto del fratellino upper. La visita è a senso unico, quindi entri da una parte ed esci alla fine del canyon senza incrociare altri gruppi nel senso opposto. La cosa più dura da fare è stata per me alla fine della visita. Si salgono delle scale e si cammina poi in salita sotto il sole per ritornare al parcheggio.
Gita sul lago Powell mezza giornata con escursione
al Rainbow Bridge I biglietti si comprano al Lake Powell resort, ci si mette in fila con gli ospiti che devono fare il check in. Costosissima 242,50 $ in due, comprende limonata, acqua, uno snack ai cereali e una mela (che sapeva di muffa) al ritorno dal trail. Non è necessario prenotare dall’Italia, noi abbiamo comprato i biglietti sul posto e il giorno dopo la prenotazione abbiamo anche chiesto un cambio di orario senza avere problemi. In navigazione si può ascoltare l’audio guida dove c’è anche quella remota e sconosciuta lingua che è l’italiano. Il battello si ferma nei punti particolari e si ascolta la descrizione. Nella guida e nel foglio informativo del resort c’è scritto che il trail è lungo 1 miglio e ¼ mentre in realtà il percorso da fare è molto più breve e tutto pianeggiante. Il Rainbow Bridge è davvero spettacolare ed enorme, ad attenderci c’era un ranger simpaticissimo che ci ha intrattenuto con una divertente spiegazione sulla scoperta e sul significato importantissimo che l’arco ha per gli indiani.
Da Page verso Kanab….
Grand Canyon North Rim Mi incuriosiva parecchio vedere questo lato del canyon. Per arrivarci si percorre una lunghissima strada in mezzo ad una vallata circondata da boschi. Questo lato è meno frequentato, è tutto più ridotto rispetto al South Rim. Per ragioni di tempo non siamo riusciti a vedere tutti i view point. Ci siamo fermati a Point Imperial e poi abbiamo percorso il breve trail che parte dal visitor center e porta a Bright Angel Point. La vista sul canyon è meno ampia rispetto all’altro rim ma comunque è uno spettacolo incredibile. Per una prima visita è sicuramente meglio il South anche se ad essere onesta non saprei dire quale dei due ho preferito… del North ho apprezzato molto la quiete che ha reso la visita rilassante.
Coral Pink Sand dunes State Park
Dopo aver visto delle foto meravigliose, ci aspettavamo molto da questo parco che invece si è rivelato una delle poche delusioni del viaggio. Si paga il ticket di 6 dollari per l’ingresso e poi si percorre una breve strada che porta prima ad un belvedere sulle dune (si parcheggia e si accede ad una piccola gradinata tipo stadio) e poi si arriva ad un’area di parcheggio per campeggiatori. C’è un sentiero che si addentra in mezzo alle dune ma a piedi, senza attrezzatura e con un caldo esagerato è stato possibile fare solo qualche passo, giusto per vedere com’era salire in cima ad una duna. E’ il paradiso dei quad (si vedevano le sgommate nella sabbia)…con quelli si che l’esplorazione sarebbe stata divertente!!!
Dopo aver visto delle foto meravigliose, ci aspettavamo molto da questo parco che invece si è rivelato una delle poche delusioni del viaggio. Si paga il ticket di 6 dollari per l’ingresso e poi si percorre una breve strada che porta prima ad un belvedere sulle dune (si parcheggia e si accede ad una piccola gradinata tipo stadio) e poi si arriva ad un’area di parcheggio per campeggiatori. C’è un sentiero che si addentra in mezzo alle dune ma a piedi, senza attrezzatura e con un caldo esagerato è stato possibile fare solo qualche passo, giusto per vedere com’era salire in cima ad una duna. E’ il paradiso dei quad (si vedevano le sgommate nella sabbia)…con quelli si che l’esplorazione sarebbe stata divertente!!!
Kanab è un piccolo paesino molto carino e tranquillo. Troppo forte l’idea del manichino dentro la macchina della polizia parcheggiata a lato della strada principale…ci siamo cascati in pieno!!!! Segnalo il nostro motel Aikens Lodge. Molto carino, pulito, buon prezzo, una scelta davvero ottima.
Dalla tranquilla Kanab a …Las Vegas
Valley of Fire State Park All’ingresso del parco abbiamo pagato la tassa di 10 dollari col metodo della busta. Imbusti i soldi, che devono essere contati perché non c’è nessuno che da resto, e infili il tutto dentro ad un tubo, dopo aver staccato il lembo della busta che, compilato, va esposto in auto. Sinceramente non capisco come possano effettuare dei controlli su chi paga e chi furbeggia prendendosi solo il lembo della busta per l’auto….Questo parco ci è piaciuto molto, nonostante le temperature infernali. Devo dire che il nome è azzeccatissimo. Abbiamo percorso la strada panoramica fermandoci ai view point senza fare nessun trail. Panorami bellissimi, rocce imponenti in mille sfumature di colore. Molto particolare.
A Las Vegas come al solito il navigatore ha dato i numeri facendoci perdere
un po’ di tempo …il Treasure Island si è rivelato una buona scelta, la stanza
con la vista sulla strip è stata una fantastica idea, ci è piaciuta moltissimo.
Il vulcano del Mirage si vedeva benissimo….Abbiamo visitato gli interni degli
hotel che la scorsa volta non eravamo riusciti a vedere…il Mirage e il
bellissimo Bellagio. E, naturalmente, le fontane che adoro!!!!
In escursione da Las Vegas …..
Hoover Dam Abbiamo visto in tv come è stata costruita, non potevamo non andare!! La visita è molto veloce se non si sceglie di fare un tour guidato. C’è un parcheggio comodo ma costoso (7 dollari) oppure ci sono dei parcheggi gratuiti più distanti dalla diga che necessitano di una bella camminata. Ci siamo spinti fino a Kingman perché avevamo letto che era carina…a dire il vero non ci ha colpito moltissimo. Abbiamo fatto qualche foto alla locomotiva, mangiato un buon hamburger in un simpatico dinner Mr. D'z Route 66 Diner Sarebbe forse stato carino un giretto al museo della Route 66, avendo altre cose da vedere temevamo di non avere abbastanza tempo.
Choloride Living ghost town … perché in effetti ci abitano. Non ci è piaciuta moltissimo perché più che ghost town è un insieme di case un po’ “sgarrupate”, alcune bizzarre, altre abbandonate a loro stesse, ma nulla di che.
Nelson Si prende una deviazione dalla strada principale, percorrendo una lunghissima strada dritta in mezzo al nulla. Si arriva ad un gruppo di case, anche queste strane e comunque, in parte, abitate. In alcuni giardini delle sculture molto originali…come devono esserlo delle persone che vivono in un posto così. Fatto un giretto in mezzo a queste case (dove hai una sensazione molto strana…cioè quella di non vedere nessuno ma di sentire che qualcuno osserva te!!) abbiamo continuato a percorrere la lunga strada fino ad arrivare al vero cuore di Nelson. Vecchi edifici, un vecchio saloon, la pompa di benzina, i resti della miniera, vecchi aerei abbandonati…non si capisce bene cosa sia originale e cosa sia stato messo apposta, ma l’insieme funziona!! È molto carino e sembra davvero di essere tornati indietro nel tempo. Se si è in zona merita una visita senza dubbio.
Las Vegas – Pasadena
Red Rock Canyon Prima di lasciare la zona di Las Vegas abbiamo visitato anche questo parco, ma si è rivelato un po’ deludente. Abbiamo percorso la scenic drive ma, anche se il panorama è bello, alla fine del viaggio lo abbiamo paragonato ad altri paesaggi e non ci ha colpito in modo particolare. Accettano il pass annuale dei parchi.
Pasadena ero curiosa di visitarla e abbiamo scelto di fermarci qui invece che a Los Angeles perché la grande città l’avevamo già vista. Old Pasadena è carina, la sera si può passeggiare tranquilli (anche se i barboni non mancano mai…) ci sono molti locali per cenare, davvero per tutti i gusti e anche tanti negozietti carini per sfogare la voglia di shopping.
Griffith Observatory Ci è piaciuto moltissimo. Peccato per il panorama, di giorno non si vedeva nulla perché Los Angeles era avvolta dalla foschia. Però si vedeva la scritta Hollywood!! Molto interessante e gratuita la mostra sullo spazio, si spiegano le galassie, le fasi lunari, eclissi, maree e al piano inferiore una mostra su meteoriti e pianeti. Ci siamo tornati anche di sera per ammirare LA al tramonto e di notte, meraviglioso.
Il nostro viaggio si è concluso al LAX dopo 3 settimane di bellissimi panorami e grandi città. Ci è piaciuto molto, abbiamo percorso tanta strada ma ne è valsa la pena. Il vecchio west ancora una volta non ci ha deluso e ci ha regalato ricordi indelebili. Ma ora è tempo di guardare a est……
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