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venerdì 28 marzo 2014

I viaggi di Sere: Zanzibar: …e sentirsi a casa

Zanzibar 14-24.02.2014
 Zanzibar: …e sentirsi a casa


Moneta:  € 1 = 2.000 scellini tanzaniani (TSZ) – prezzi a persona

Sono sul volo di ritorno da Lima, è fine agosto ma la mia mente pensa già al prossimo viaggio e dovrà essere al caldo, al sole e soprattutto a 0 metri sul livello del mare, appunto al MARE…
E’ il 4 ottobre e sto prenotando un volo della Turkish Airlines per Dar Es Salaam, Tanzania (€ 399).
Manca ancora molto tempo alla partenza ma su Booking c’è una buona offerta per una struttura semplice sulla costa centro/sud est dell’isola di Zanzibar, su di un tratto ancora abbastanza selvaggio: Twisted Palms Lodge & Restaurant a Bwejuu, aggiudicato! (€ 150 bungalow in collina con prima colazione inclusa).

PARTECIPANTI:
Serry & suo fratello, dopo molti anni si rifarà una vacanza insieme, ma, senza mamma e papà!
I preparativi spettano a me, chiaramente, fratello accetta con entusiasmo le mie proposte, fiducioso della mia esperienza… forse! :-P
Dopo aver stipulato l’assicurazione su travelguard (€ 53,70), decido di acquistare anche il volo che dalla terra ferma ci porteranno sull’isola. Dapprima l’idea è quella di fare la tratta d’andata in traghetto ed il ritorno in aereo, ma valutando le tempistiche ed i prezzi decido di acquistare entrambe le tratte con Precision Air (€ 110).

1^ Giorno: Milano Malpensa – Istanbul
Sono le 14:25, l’aereo si alza in volo leggermente in ritardo, arriviamo all’aeroporto di Istanbul dove trascorriamo le 4 ore abbondanti tra creme, profumi, assaggi di dolcetti locali ed uno snack salato. Ripartiamo con destinazione Dar Es Salaam.

2^ Giorno: Istanbu - Dar Es Salaam - Zanzibar
Si apre il portellone dell’aereo e veniamo investiti dal calore umido dell’aria, sono le 04.30 di mattina, è ancora quasi buio ma si intravede il tipico paesaggio africano: radura - piante rigogliose - steppa e boscaglia fitta ad intermittenza.
Ci mettiamo in coda con gli altri turisti del nostro volo per le pratiche inerenti al visto: si pagano 50 $ e si consegna il visto compilato sull’aereo al poliziotto, lui porge il tutto ai funzionari e si attende la riconsegna dopo aver ascoltato con attenzione il proprio nome scandito ad alta voce dal’uomo in divisa “TSERENNA”: presente! Impronte digitali, foto ricordo – digitale – timbro e via!
Imbarchiamo i nostri bagagli pesandoli su delle bilance italiane di vecchio stampo, attendiamo il nostro volo pisolando (lui) cogliendo più dettagli possibili (io): signore con ampi panettoni al posto dei fondoschiena fasciate in abiti coloratissimi e di gradevole fattura; una ragazza musulmana seduta davanti a me, avvolta da un leggerissimo vestito nero lungo fino alle caviglie, lascia intravedere fantastici tatuaggi su mani e piedi, scorre le pagine di internet sul suo smartphone, avrà 20 anni ed di un’eleganza disarmante.


Saliamo al piano superiore e, dopo aver fatto una buona colazione a base di the e torta con cannella e carote, sfruttiamo la connessione wifi per avvisare del quasi arrivo amici e parenti.
Il cielo è terso, fa caldo ma è ventilato quindi molto piacevole.
Ritiriamo i nostri bagagli e chiediamo informazioni ad una ragazza per poter prendere un dalla dalla che ci porti in città.
Dopo aver consultato il suo amico, ovviamente taxista, ci comunicano che a quell’ora (ore 8 del mattino) si incapperebbe nel dannato traffico cittadino, e ci consiglia una tratta sulla sua vettura ($ 10) fino alla zona di “Mwanakwerekwe” (‘na parola) più semplicemente detta “Kwerekwe round about” dove troveremo il mezzo che ci porterà a destinazione.
Ci scarica nei pressi della famosa rotonda e ci indica al mezzo nr. 340 con capolinea a Michamvi.
L’ottovolante è un vecchio pullmino con circa 15/18 posti a sedere, siamo i primi a salire e, attendiamo che lentamente – moooooolto lentamente – si riempia. Tutte le volte che sembriamo aver raggiunto l’occupazione completa del mezzo, qualcuno scende e si torna daccapo.
La densità di popolazione all’interno è alle stelle, siamo in circa 30 senza contare borse, sacchi, piante e mercanzie varie. Finalmente si parte tra un tripudio di colori e odori… (3.000 TZS)
I finestrini sono aperti, entra un’aria fresca mista ai più disparati profumi, di terra, di carbone, di barbecue, di frutta matura e del sudore di tutti i nostri vicini e forse pure il nostro.
Il paesaggio è ricco di piante, erba, terra bagnata, piccoli villaggi e molte persone a piedi, in moto ed in bicicletta. Le bambine sembrano alcune vestite da carnevale, con ampi abitini principeschi ed altri bimbi pare che si siano tuffati in un mucchio di stracci e poi rotolati tra fango ed erba.
Ci lasciano davanti al cartello della nostra guesthouse sulla strada asfaltata e, dopo circa 500 mt a piedi sul sentiero che degrada verso il mare, arriviamo al nostro alloggio.
Ad accoglierci ci sono Renato e Laura, i gestori della struttura, sono piacevolmente sorpresi del nostro arrivo sui mezzi locali e scrutano con ironia i nostri piccoli bagagli, malamente imballati nel film protettivo.
Sono circa le 10.00 la camera non è ancora pronta e, dopo aver fatto una piacevole chiacchierata sui servizi offerti ed una dritta sui dintorni, ci addormentiamo all’ombra di un bell’albero sui morbidi cuscini dei lettini da spiaggia.
Ci svegliamo dopo circa un’ora, ci trasciniamo nel nostro bungalow e, ci sentiamo davvero in vacanza.
La camera è spaziosa, con un letto matrimoniale ed un singolo, entrambi in muratura. Ci sono le zanzariere sia alle finestre che sui letti, un ventilatore a muro e un bel bagno con ampia doccia. Biancheria da camera e lenzuola incluse.
Ci mettiamo in costume ed iniziamo a camminare sulla spiaggia, verso sud, facciamo un paio di km ed inizia a piovere. Ci ripariamo sotto un grande makuti costruito da alcuni abitanti dove spiccano appesi ai ceppi di legno i trofei della pesca: piovre freschissime.
Salutiamo i gentili compagni e torniamo verso la guesthouse.
La spiaggia è ampia, bianca, di sabbia finissima orlata da palme e cespugli. Il mare è ai minimi livelli, la bassa marea in questo tratto di costa si fa sentire moltissimo, le donne raccolgono piccoli molluschi e le alghe: offerte della madre terra.



Senza sole la distesa di alghe e rocce che spuntano dall’acqua sembrano una landa desolata, il nostro animo è messo a dura prova ma siamo fiduciosi che nei prossimi giorni arriverà il sole che tanto abbiamo sognato.
Ci concediamo un aperitivo con patate fritte e una birra fresca presso il ristorante del nostro alloggio. Il tempo di attesa è qualcosa di surreale ma come recita il menù, “se hai fretta, sei nel posto sbagliato” ed il pole pole rule’s è in vigore anche qui, sempre! L’aspettativa è ampiamente ripagata, patate croccanti e gustose!
Decidiamo di avventurarci verso il Bellevue Guesthouse – verso nord – scorto durante la nostra passeggiata pomeridiana, un ristorante molto curato in stile locale con tocchi arabeggianti. C’è anche la possibilità di connessione alla rete wifi - a pagamento.
Spendiamo così i nostri 10.250 TSZ per un ottima cena a base di pesce, riso, verdure e patatine.
E’ molto buio e ci aiutiamo con la torcia del telefono per tornare al nostro giaciglio.

3^ Giorno: Zanzibar




Ci svegliamo alle 9 e dopo un sonno ristoratore ed una bella colazione a base di the, caffè solubile, frutta, succo e pane locale con marmellata, decidiamo di fare l’escursione alla Jozani Forest Reserve con annesso Spicy Tour visto che il sole non fa ancora capolino tra le nubi.
Conosciamo un ragazzo che abita vicino alla guesthouse e si offre per venderci il pacchetto completo per 40 $.
Partiamo su di un van privato e raggiungiamo la Farm dove visiteremo le piantagioni di spezie e frutti.












Il ragazzo che ci accompagna parla un fluente italiano, ci spiega tutti i segreti e le curiosità delle piante coltivate: banane, albero del pane, papaya, mango, chiodi di garofano, pepe, caffè, vaniglia, ananas, durian, noce moscata e molte altre.










Un altro giovane ragazzo ci confeziona una corona, una cravatta ed un cestino con le foglie raccolte che appenderemo in bella vista nella nostra camera da letto rinominata “kasuku” (pappagallo in swahili).
Il tour termina con l’assaggio dei frutti appena ammirati: ananas, banana, pompelmo, jackfruit anguria e altri ancora.
C’è la possibilità di acquistare the, spezie e saponette prodotte con l’estratto delle piante coltivate.
Riprendiamo l’auto con destinazione la foresta di Jozani dove ammiriamo i kolobo rossi, tipiche scimmie endemiche dell’isola ed altre piante, accompagnati da un’esperta guida della riserva (ingresso 10 $).










Proseguiamo per la foresta di mangrovie e poi ancora nella foresta tropicale.
Torniamo verso casa facendo sosta a Paje in un curioso locale “African BBQ” dove conosciamo una ragazza romana alla sua 3 visita sull’isola, ci da qualche consiglio e ci spiega un po’ come funziona qui.
Attendiamo circa un’ora (abbondante) il nostro pasto che divoriamo in men che non si dica: riso, pesce e verdure (10.000 TSZ).
Facciamo spesa di acqua in bottiglia, cracker, salatini e birre nell’unico negozio di alimentari della zona, ci godiamo quindi il nostro aperitivo sulla veranda della camera ed andiamo a letto soddisfatti.

4^ Giorno: Zanzibar
Dopo sveglia, colazione ed aver constato che il sole ancora non ci grazia con i suoi raggi, prendiamo al volo un dalla dalla, destinazione Stone Town (3.000 TSZ).


Scendiamo al capolinea nei pressi del mercato di Darajani, ci addentriamo subito tra le bancarelle ricolme di frutta e ci spingiamo fino a quelle di carne e pesce. Gli odori sono intensi ma la mancanza di sole allevia un po’ la nostra visita.




Compriamo una pagnotta di pane e degli spiedini di pollo in strada e, dopo un giro di ricognizione entriamo in un ristorantino per mangiare qualcosa.
La scelta ricade su riso biryani con verdure e ugali (simil polenta a base di mais ed acqua) con latte di cocco (3.000 TSZ). Scopriremo solo poi che è sulla guida della Lonely Planet, il suo nome è Passing Show Restaurant.







Continuiamo la visita della città costeggiando il mare ed arriviamo al Palace Museum dove per per 6.000 TSZ visitiamo i tre piani contenenti quadri, monili e arredamento dei sultani vissuti sull’isola, non è nulla di trascendentale ma dalla terrazza superiore si gode di una bella vista sul mare.
Proseguiamo fino al Palazzo delle Meraviglie che purtroppo è chiuso per restauri.
Ammiriamo le mura del forte e ci addentriamo nei vicoli.
I venditori parlano quasi tutti italiano ed invitano in continuazione nelle loro botteghe.
Ammiriamo i portoni in legno intarsiati e decorati con dettagli in metallo: gioielli di artigianato locale.




Acquistiamo 2 quadri in stile africano ma moderno per le nostre casine e proseguiamo con la visita al mercato degli schiavi con annessa chiesa anglicana in restauro quindi praticamente inutile entrarvi (6 $).



Ci fermiamo in un bar, il Dolphin, dove c’è connessione wifi gratuita, gustiamo due succhi di frutta freschi e riposiamo un po’ (5.000 TSZ).






Percorriamo le vie principali della piccola cittadina, incontriamo la casa di Freddy Mercury ed acquistiamo qualche souvenir per casa.
Raggiungiamo i Forodhani Gardens, è quasi il tramonto, i bambini fanno il bagno in mare e le ragazze chiacchierano sedute sulle panchine.




C’è molta gente e gli ambulanti allestiscono i loro banchetti dove noi, attirati da tutto ciò che vediamo, ci gustiamo della seppia alla piastra, pane locale tostato, due piccoli kebab di pollo, succo di canna da zucchero e lime e un piattone di frutta freschissima (30.000 TSZ)




Cala la notte e vengono accese una miriade di lanterne che illuminano le bancarelle e danno un aspetto molto romantico a tutta la piazzetta.
E’ ora di tornare a casa e dopo non aver ascoltato i consigli di un giovane locale che – prima della cena – ci invitava a cercare un dalla dalla per il ritorno, ci ritroviamo a piedi nelle tenebre.
Torniamo con lunghe falcate al punto in cui siamo arrivati al mattino ed iniziamo a chiedere, avvolti nell’oscurità dove possiamo trovare un mezzo che ci porti alla nostra destinazione: perché prendere un taxi a 50 $ quando con 3 euro possiamo cavarcela? :D
Un paio di ragazzi si prodigano per farci prendere un dalla dalla con arrivo a Kwerekwe e da lì penseremo al resto del tragitto.
E’ buio pesto e la città si è come risvegliata, sonnolenta e tranquilla di giorno, è un tripudio di voci, barbecue e lanterne la notte.
Facciamo circa un km a piedi e superiamo centinaia di persone che ci guardano perplesse ma incuriosite; saliamo sul nostro dalla dalla! Evviva! E’ probabilmente l’ultima corsa della giornata, il pulmino è super affollato, mi invitano a sedermi su di una tanica dell’acqua, lo chiamano african seat.. in pratica resti incastrato con le chiappe tra gli altri due sedili laterali, le anche dei 3 passeggeri renderanno la corsa più stabile.
Come sempre passiamo diversi controlli della polizia, guardano il mezzo, la targa, l’autista ed i passeggeri: il nostro mezzo si becca una multa per sovraffollamento!
Il ragazzo seduto accanto a me mi fa diverse domande sulla mia vita e mi chiede da quanti mesi abito a Zanzibar (?) è sorpreso dalla nostra disinvoltura sul mezzo. E’ sempre buio pesto e l’abitacolo si accende di decine di occhi bianchi scintillanti che ci scrutano sorridendo (4.000 TSZ).
Arriviamo stravolti ma orgogliosi della nostra avventura.

5^ Giorno: Zanzibar
Il sole appare timido in cielo per nascondersi subito dopo dietro le nubi; i pescatori passano con le loro barchette e le donne raccolgono le alghe.


Camminiamo verso nord in direzione Paje e dopo circa 2 ore di cammino arriviamo sul tratto della famosa costa dove si pratica kite surf. Qui è molto più affollato ma è molto più facile fare il bagno visto il fondale prettamente sabbioso.
Nel pomeriggio torniamo dall’amico che ci ha accompagnati nella nostra prima escursione, si era offerto di cucinare per noi, a casa sua, noi avremmo provveduto ad acquistare gli ingredienti per la spesa.



Andiamo al villaggio di Bwejuu dove compriamo del pesce fresco, calamari, riso, cocco, olio, verdura e birre per la nostra cenetta. (40 $ totali)
La moglie si mette all’opera dapprima grattugiando il cocco fresco e mettendolo a bollire con il riso, il marito pulisce il pesce e lo cucina in 3 modi differenti.
La scena è tragicomica: noi seduti su delle sedie davanti ad un tavolino e loro a cucinare, inginocchiati nel cortile di casa, di fronte ad una casina di cemento con il tetto in paglia.
Ci avviciniamo, osserviamo le movenze e cerchiamo di capire i passaggi della cucina a noi ignota, ridiamo sotto i baffi per gli standard HCCP in vigore in Italia (fratello è cuoco e sa bene di cosa si parla).
Il sole tramonta e il nostro ristorante non ha corrente elettrica: si accendono le lanterne e la torcia del cellulare per continuare la preparazione dei cibi.
Il risultato sarà dell’ottimo riso al cocco con pesce, pesce alla piastra e pesce fritto.
Ci comunicano che noi mangeremo sul tavolinetto e loro lontani, sui mattoni di cemento, ci rifiutiamo categoricamente, vogliamo mangiare tutti insieme, di controbattuta ci confessano che loro mangiano con le mani dallo stesso piatto, accettiamo la sfida, adoriamo mangiare con le mani e ci sbraniamo tutte le portate, facendo attenzione a come appallottolare il riso tra le dite per portarlo alla bocca.


Sotto al tavolino attendono golosi 3 mici, i nostri commensali gettano gli scarti: anche qui, nel cuore dell’Africa c’è da mangiare per tutti, ripetiamo con gioia i loro gesti.
Jambo amici, asante sana.

6^ Giorno: Zanzibar
Ecco il sole! Ne approfittiamo per raggiungere il Dongwe, un maestoso villaggio italiano verso sud, ha un pontile che ospita un costoso ristorante, lo raggiungiamo e ci sdraiamo sui lettini a godere del paesaggio dopo un bel bagno nelle acque limpide :D.



Per cena torniamo alle Bellevue  dove per 25.000 TSZ ci gustiamo un barbeque con spiedini di pollo, carne, pesce e verdure, riso, pasta fredda, patatine ed insalata con una bella birra fresca (prezzo fisso).

7^ Giorno: Zanzibar
Il sole, come i precedenti giorni, va e viene; prendiamo le biciclette gentilmente offerte da una coppia di ospiti della nostra stessa struttura e raggiungiamo Michamvi circa a 13 km di distanza, dove un signore della bergamasca ha trovato la pace dei sensi: una graziosa casetta con orto, una bella veranda e una cascata di bouganville.
Torniamo con le chiappe rotte fino al nostro alloggio dopo aver assaggiato diversi snack locali sul nostro tragitto: patate speziate, samosa (fagottini ripieni di carne e/o verdure) e ciambelline dolci (2.000 TSZ).

8^ Giorno: Zanzibar
La giornata passa tra passeggiate in spiaggia e bagni vicino al famoso pontile.
Un pranzo come sempre ottimo al ristorante del Twisted, oggi a base di hamburger di carne, riso e verdure.
La sera decidiamo di spingerci in dalla dalla fino a Paje dove gustiamo una fantastica cena presso un “buffet” in strada: si scelgono le portate che si possono riscaldare sulla piastra vicina e, alla fine di tutto si fa il resoconto al gestore delle portate divorate: chapati, spiedini di carne, pesce, pesce, pesce, il tutto annaffiato da dell’ottimo succo di frutta (7,50 $).
Per il ritorno prendiamo un taxi che per 4 $ ci riporta a casa.

9^ Giorno: Zanzibar
Siamo ormai agli sgoccioli, camminiamo su e giù per la spiaggia facendo gli ultimi bagni.
La sera prepariamo la valigia dopo esserci gustati un’ottima grigliata di pesce al ristorante del Twisted.



10^ Giorno: Zanzibar - Istanbul
I gestori ci comunicano che possiamo usufruire della camera finché ne avremo bisogno, quindi restiamo in spiaggia più che possiamo, paghiamo il conto del ristorante ($ 129) e partiamo in dalla dalla con destinazione aeroporto, passando dalla città di Stone Town per cambiare mezzo (2.000 + 1.000 TSZ).
Scruto gli ultimi fotogrammi di questa vacanza: la gente per strada, la foresta, il cielo e mi viene un po’ di tristezza.. sarà il famoso mal d’Africa? Chissà…..
Paghiamo la tassa di uscita dell’isola (11.000 TSZ) del quale non avevo sentito parlare, nemmeno sulla guida.
Il volo interno partirà con ben 2 ore di ritardo, le passiamo connessi alla rete wifi gratuita.
Per una volta siamo felici di avere uno scalo più lungo del previsto visto che non rischieremo di perdere il prossimo volo per Istanbul.

11^ Giorno: Istanbul – Milano Malpensa
Il resto del viaggio è come sempre tranquillo. Arriviamo all’aeroporto di Malpensa e ci fiondiamo al terminal del bus che ci riporterà a Bergamo: 18 € a persona?!?!??
Ragazzi, scusate, dov’è il dalla dalla?

venerdì 27 settembre 2013

I Viaggi di Sere e Lele: ¡Perù: todo listo!

Perù 11-30.08.2013
¡Perù: todo listo! 

Moneta:  € 1 = 3,70 Nuevo Sol (PEN)

1^ Giorno: Milano Malpensa – Madrid - Lima
Sono mesi che cerco un volo decente che ci porti in Sud America e, come un’apparizione il 29 marzo riesco a prenotare un’ottima soluzione per il Perù (€ 1.067); mi mancherà il mare, lo so già ma, dopo 2 anni in Asia, lo spirito latino ci attende!
E’ il 10 agosto 2013, da Malpensa, ci alziamo in cielo con un volo Iberia diretto a Madrid e meno male che non proseguiremo con la compagnia spagnola: nemmeno un bicchiere di acqua offerto. Aspettiamo le due ore di scalo e.. via! Volo LAN comodissimo, ottima cena, servizi interattivi senza alcun programma in italiano, ed anche questa volta grasse dormite.

2^ Giorno: Lima - Paracas
Sono quasi le sei del mattino, sopra le nubi un sole splendente, scendiamo di quota e ci attende una coltre di nebbia, una cappa insomma che non fa arrivare a terra nemmeno un raggio di sole, a Lima non esistono ombre: è tutto grigiastro con enormi cartelloni a lettere cubitali fluorescenti, fortunatamente ci sono parchi verdeggianti e tessuti colorati. Ritiriamo i nostri averi e ci accingiamo ad uscire.. semaforo per il controllo dei bagagli e la Sere si becca il rosso, ma nel mio fagottino non ci sono prodotti a rischio perquisizione quindi, fila tutto liscio!
Ancor prima di varcare la soglia dell’uscita ci aggrediscono mille taxisti che vorrebbero portarci in centro. Rifiutiamo e, con la sicurezza di chi a Lima ci vive da una vita, ci dirigiamo in strada dove prendiamo una carretta a motore guidata da un vecchio signore raffreddato, per 25 Soles sfreccia tra le strade deserte e scorciatoie sconosciute a molti automobilisti ed, in una ventina di minuti, ci porta a destinazione.
Dopo mille saluti lasciamo a Lima il bagaglio carico di regali e partiamo per la penisola di Paracas in bus (30 Soles). Ci vogliono circa 5 ore per giungere all’incrocio dove, lasciando la famosa Panamericana ci spingiamo fino al mare: El Chaco. C’è un unico taxi che per 15 Soles ci a porta nel piccolo villaggio.
Scegliamo il Backpakers The Pacific: camera doppia con letti separati ad una piazza e mezza (trovati molto spesso in questa vacanza) e bagno in comune per 40 Soles in due.
Si può utilizzare la cucina, la rete wi-fi gratuita e la sala relax con un bel Tv a 60 pollici.
Non abbiamo ancora mangiato nulla dal nostro arrivo…. Bugia! Sul bus i tipici venditori peruani ci hanno offerto pan brioches, palomitas (pop corn) e altri snack oltre ad una quantità indefinita di bevande gassate.
N.B.: i locali mangiano e bevono qualsiasi cosa ad ogni ora del giorno: centinaia di migliaia di venditori ambulati affollano le strade, i mezzi pubblici, i marciapiedi e qualsiasi area calpestabile offrendo caramelle, dolcetti, snack salati… sempre!
Scegliamo un ristorantino/chiosco anonimo dove gustiamo capesante al formaggio e mariscos picante con una bella birra ghiacciata, totale 70 Soles. Cuenta in linea con i prezzi di tutti i ristoratori nelle vicinanze.
Passeggiamo sul lungo mare, il sole è caldo ma c’è una brezza fresca che non mi fa mollare la mia giacchina a vento nemmeno per un istante.
Sarà il pranzo, il vento ma io ho sonno! Mi rintano nel mio lettuccio e…

3^ Giorno: Paracas - Ica
…mi sveglio a mattina fresca come una rosa!
Prima di cadere in letargo sono riuscita a prenotare l’escursione alle Islas Ballestas per le ore 8.00 (35 Soles + 7 di tasse) e, dopo una rifocillante colazione a base di torta confezionata, succo d’arancia e banane siamo pronti per la gita in barca.
L’aria è gelida, il mare è scuro, il cielo grigio ma, dopo pochi minuti avvistiamo dei bellissimi delfini! Proseguiamo fino al famoso Candelabro e poi ancora fino ai primi faraglioni ricoperti di guano. L’odore è intenso ma il posto è incantevole: foche, pinguini di Humboldt e decine di specie di uccelli; un’oasi di pace, di natura incontrastata dove si può solamente sedersi e contemplare in silenzio…





Purtroppo dobbiamo tornare verso la terra ferma e, carichi come molle prendiamo delle bici a noleggio (35 Soles con mappa e cellulare d’emergenza) diretti alla Reserva de Paracas.
Ecco, non fatelo!
Forse il nome riserva è pure appropriato ma, la fatica di pedalare in controvento seppur in discesa senza muoversi di un centimetro in mezzo al deserto, beh non ne vale la pena.
Ci sono dei comodi pulmini che partono dalla cittadina e che fanno tappa prima al Museo e ad altre attrattive naturali sparse per il territorio ma in bicicletta proprio no!
Raggiungiamo Lagunilla: un piccolo porticciolo, insediamento di pescatori locali e tappa di ristoro per i turisti. Ovviamente mangiamo ceviche: pesce crudo freschissimo marinato con limone e aceto e altre frutti di mare. Ottimo da Tia Pily per 60 Soles totali.


Ci sarebbero altre tappe da visitare all’interno della riserva ma vista la fatica fatta per arrivare qui, decidiamo di tornare verso casa: fortunatamente abbiamo il vento favorevole ed in un batter d’occhio siamo  in ostello.
Attendiamo il bus delle 17 per Ica con la più famosa compagnia di autobus del paese: Cruz del Sur – 20 Soles per un’ora di tratta.
Apro una piccola parentesi sui mezzi pubblici: ce ne sono di tutti i tipi per tutte le esigenze e per tutte le tasche. Bus tradizionali – semi cama (con sedile che si reclina un po’ ) – cama e super cama ovvero letto (praticamente la poltrona della business class). Ci sono decine di compagnie che offrono tratte per ogni pueblo sul territorio nazionale e stati limitrofi. Che dire? Provateli, ne vale la pena!
Arriviamo in questa super caotica cittadina, non vi sono molte attrattive, ma è un comodo snodo per l’escursione di domani e la prosecuzione del viaggio.
Troviamo un piccolo alberghetto anonimo: camera matrimoniale con bagno privato 20 Soles.
Decidiamo di entrare nel vivo della vacanza e ceniamo in un ristorantino per locali a 5 Soles. La formula proposta sarà la medesima in altre città: caldo (brodo) o tallarin (pasta lunga tipo trenette) e menù del dia a scelta tra circa una decina di piatti con refresco incluso (bibita fatta da loro – es. succo di ananas o granatina allungati). Que rico!

4^ Giorno: Ica – Huacachina
Sveglia alle 06.30 - come per  quasi tutto il resto della vacanza - per una colazione con i fiocchi: 1 lt di frutta frullata a testa e una fetta di torta che nemmeno al mio compleanno è così grande per 19 Soles.
In taxi, per 6 Soles, raggiungiamo l’oasi di Huacachina, una piccola perla verde incastonata tra le dune, cielo azzurro ed uccelli che cinguettano.

Ci rilassiamo un po’ in riva al lago, facciamo un giro sulle dune di sabbia finissima e torniamo in città dove bighelloniamo fino a sera tra il Museo Regional (10 Soles), il Parque, un grande centro commerciale ed il nostro ristorantino fidato sia a pranzo che cena.
Ci dirigiamo verso il terminal della compagnia Civa dove alle 21.45 siamo in partenza per Arequipa. Il viaggio sarà lungo, circa 12 ore…

5^ Giorno: Arequipa
... mi sveglio con il sole già alto, il tempo di una colazione al sacco ed è ora di scendere dal mezzo!
Prendiamo il taxi che ci porta in centro città (6 Soles) e scegliamo l’Hostal Alamo che, per 50 Soles ci propone una super doppia, con bagno privato e wifi.
Ci rimpinziamo di cibo con un ricco menù del giorno da 5 Soles e portiamo i panni sporchi in lavanderia (6 Soles – 1.5 kg). Scegliamo di visitare il Monastero di Santa Catalina (35 Soles) un dedalo di viuzze, stanze e angoli pittoreschi dove vivevano  le suore di clausura. Ci sono un sacco di oggetti originali e tutto il complesso è dipinti nei toni dell’azzurro e dell’arancione, con bellissime piante e fiori colorati.

Siamo ancora in tempo per la visita guidata in italiano al Museo di Juanita (10 Soles + contributo alla guida), la mummia restituita dal vulcano e conservata magnificamente grazie alle temperature polari. Vi sono moltissimi reperti storici, un interessante filmato sul ritrovamento e la piccola cella frigorifera con il corpo della giovane ragazza.
Ceniamo da Huatapa dove per 47 Soles gustiamo degli ottimi piatti a base di patate, dei dolci e delle bevande tipiche: cucina peruana rivisitata e moderna. Molto apprezzati il locale e la gentilezza del proprietario.
A mezzanotte si è svolto uno spettacolo pirotecnico al quale ovviamente non ho assistito in quanto dormivo già da qualche ora…. Peccato, sarà per la prossima!



6^ Giorno: Arequipa
E’ il 15 agosto: festa di Arequipa! Le strade traboccano di gente, danze, sfilate, saltimbanchi e bancarelle.
Raggiungiamo il quartiere di Yanahuara dalla cui sommità si gode una bellissima vista sui vulcani che adornano la città.




Ci spingiamo fino a Cayma dove però, centri commerciali e negozi moderni snaturano le bellezze della Città Bianca elegante e storica ma che, purtroppo, guarda al futuro ed al progresso.
Mentre mi rilasso su di una panchina mi parte un flash: i biglietti del bus!!!! Li ho buttati nel cestino!!!
Corriamo in albergo e come due archeologi - nella monnezza - ritroviamo i pezzetti di carta tanto preziosi.. la tratta notturna è salva, Puno: arriviamo!
Ovviamente, dopo la faticosa ricerca del biglietto, ci fermiamo in una polleria a fare uno spuntino con patatine e pollo fritto! :D

7^ Giorno: Puno –  Uros Islas - Isla Amantanì
Il viaggio dura 6 ore e come sempre, non faccio a tempo ad appoggiare la testa che siamo arrivati.
Facciamo colazione al terminal con il famoso mate de coca (the con foglie di coca) che allevia i sintomi causati dell’altitudine e siamo pronti per la prossima escursione proposta da Inka travel e da molte altre agenzie della città (90 Soles 2gg/1nt).
Con il battello navighiamo sul Lago Titicaca con destinazione le isole degli Uros o per meglio dire il popolo Aymara che, per sfuggire alla dominazione degli  Incas ha costruito delle isole fluttuanti sul lago navigabile più alto del mondo basando il proprio sostentamento sulla totora, una particolare canna palustre autoctona commestibile e resistentissima con la quale si costruiscono abitazioni, imbarcazioni e la famosa pavimentazione delle isole stesse.



Il complesso è molto turistico, gli abitanti mostrano i vari utilizzi della canna, accompagnano nelle proprie abitazioni e vendono l’artigianato. Tutto viene importato dalla città di Puno ed il turista, ancora una volta è l’unico mezzo per sopravvivere.






Riprendiamo il traghetto e con 3 ore circa di navigazione – ovviamente gran parte dormite – raggiungiamo Amantanì, isola naturale abitata da locali che ospitano i turisti secondo un democratico sistema che permette a tutti lo stesso guadagno.
Noi saremo a casa di Fernanda, una simpatica signora rimasta vedova da un paio di anni, i figli – come desiderava il marito – stanno studiando a Puno e, l’unico modo per guadagnare qualcosa è ospitare i turisti.
La camera da letto ed il bagno sono moderni: ha dovuto sostenere molte spese ed indebitarsi per poterli ristrutturare secondo i target turistici mentre la cucina ed il bagno di servizio son ancora tipici.



Pranziamo insieme a Fernanda e all’altra coppia ospitata, due simpatici ragazzi francesi e poi, mentre le donne lavano i piatti i ragazzi tagliano la legna per il fuoco.
Ci spostiamo in piazza dove è in corso una festa cittadina, musicanti e danzatori affollano la tipica piazzetta quadrata: Inca Cola e Birra a volontà.





Tra un paio di ore il sole tramonterà e, prima che avvenga, ci trasciniamo fino alla vetta dell’isola, per la precisione al Templo de Pachatata (Tempio di Padre terra) per godere di questo meraviglioso spettacolo. La scalata è difficile a causa dell’altitudine (3800 mt slm), il fiato è corto e la testa duole ma una volta arrivati in cima ci si scorda di tutto.



Ceniamo ancora nella piccola cucina di Fernanda i piatti sono semplici ma gustosi e genuini.
Rassettiamo e regaliamo alla piccola signora un po’ di medicine, ha una spalla infiammata e il taglio dei tronchi non aiuta la sua guarigione..

8^ Giorno: Isla Taquile - Cusco
Salutiamo la proprietaria di casa che, con gli occhi lucidi ci chiede di tornare, è stata bene con noi e noi con lei... un giorno forse, chissà…
Navighiamo con destinazione Taquile, l’isola, come la precedente, è collinare e mette a dura prova la nostra resistenza fisica ma è molto piacevole passeggiare sotto il sole caldo, il cielo limpido e l’aria fresca…
Gli uomini portano pesanti sacchi sulle spalle colmi di cemento e allo stesso tempo, con le mani nodose e screpolate tessono con maestria la lana.




Gli abitanti portano curiosi cappelli e cinture eleganti: dalle curve del sentiero gli abiti colorati e vaporosi spuntano sul nostro cammino.
Ci godiamo un ottimo pranzo con vista sulle vette boliviane e degradiamo fino al mare per tornare a Puno.
Salutiamo i ragazzi conosciuti con la promessa di passare a trovarli a Parigi o in Provenza! Adieu mon amis!
Torniamo al terminal terrestre per prendere il bus Power per Cusco: 8 ore di viaggio mooolto scomodo su un bus tradizionale che per 15 Soles ci porta a destinazione.




9^ Giorno: Cuzco
Arriviamo alle 00.30 al terminal e, con il culo rotto seguiamo il proprietario dell’Hostal Andino, uno dei pochi che a quest’ora attende ancora i turisti alla stazione. La sistemazione è pessima, il bagno in comune è fatiscente e il letto scomodo, l’acqua manca a causa dei lavori in corso nella strada sottostante però c’è wifi, anche se, avrei preferito farmi una doccia… 40 Soles.
Ci svegliamo di gran carriera ed andiamo a cercare un nuovo alloggio, in centro: sarà il Chakana, bello, luminoso, pulito, ci assegnano una camerata con 10 posti letto, tutta per noi, attrezzata con 2 belle docce, il wc e wifi gratuito - sempre 40 Soles.
La città è bellissima: sarà per il sole, il cielo limpido, le montagne, i monumenti, la piazza, boh ma pure la parata militare e musicale che sfila per le strade ha il suo perché.




Ottima colazione al Tupanan dove per 20 Soles ci sbraniamo l’impossibile: pane con marmellata, jogurt, frutta fresca, uova strapazzate, succo di frutta, the e caffè – tutto ottimo oltre ad avere una bellissima visuale sulla piazza con dei piccoli balconcini verdi.
Passiamo da Lorenzo Expedition per saldare il tour acquistato dall’Italia che prevedere l’inca jungle Trail (219 Dollari) …ma questa avventura inizia domani!
Facciamo un giro al pittoresco Mercado de San Pedro dove si vendono frutta, verdura, carne, formaggi e artigianato locale; c’è anche una zona ristorazione: ovviamente ci gustiamo salchipapas e altri piatti squisiti.



Gironzoliamo per la città, ci spingiamo in zone meno turistiche, camminiamo fino a sera e andiamo a dormire presto. Ci servono energie per i prossimi giorni…




10^ Giorno: Cusco – Santa Maria
Sveglia all’alba e, dopo aver lasciato in custodia il grosso dei bagagli partiamo per il tour.
Ritrovo in piazza alle 06.00 dove 2 pulmini (per un totale di 16 persone + 2 guide) partono con destinazione il Lorenzo Lodge: qui dopo briefing e lauta colazione si prosegue fino al passo Abra de Malaga, il punto in cui parte la nostra avventura.




Scarichiamo le mountain bike, mettiamo le protezioni e viaaa!!! ci lanciamo verso valle, incontriamo paesaggi pittoreschi in questi 50 km di curve e tornanti, guadiamo piccoli ruscelli e respiriamo a pieni polmoni in questa bellissima natura.
Arriviamo in un piccolo paese, abbandoniamo le bici e ci fermiamo a pranzare in un ristorantino. Proseguiamo con il pulmino fino a Santa Maria dove passeremo la notte. C’è chi fa rafting, chi si rilassa e chi, come noi fa un giro tra cafetales e piantagioni di banane e passa a salutare alcuni amici nella missione ospitata nella casa parrocchiale: è sempre bello vedere facce conosciute a tanti km da casa.
Dormiamo in un ostello pulito e carino, dividiamo la stanza con una coppia olandese, il bagno è in comune ma la doccia è a parte quindi è tutto molto gestibile.
Ottima cena al ristorante Estacion: piatti ricchi abbondanti e molto curati.





11^ Giorno: Santa Maria – Santa Teresa
Dopo un’abbondante colazione al ristorante della sera precedente, iniziamo la nostra escursione a piedi passando da Santa Maria Antigua distrutta dal passaggio del Niño nel 2008. Fiancheggiamo il Rio Urubamba e camminiamo nella selva per alcune ore sempre accompagnati dalle nostre guide esperte che ci raccontano un sacco di aneddoti, storie e informazioni curiose sulla loro terra.
Passiamo dei punti panoramici bellissimi, si vede il letto del fiume che scorre impetuoso a diversi metri sotto i nostri piedi, attraversiamo ponti in legno e piantagioni cariche di frutti e fiori che brillano tra le foglie.



Ci fermiamo nella selva a mangiare in un piccolo posticino nascosto con tanto di amache per rilassarci un po’.
Riprendiamo il cammino fino a tornare al livello del fiume dove per 2 Soles attraversiamo il corso d’acqua con una specie di carrucola.


Siamo a Colcamayo famosa per le acque termali naturali: ci si può immergere in vasche a diverse temperature. Noi ne approfittiamo per un bell’aperitivo con birra e patatine.
L’ultimo pezzo di strada lo facciamo in minibus per arrivare al paese di Santa Teresa dove pernotteremo.
L’alloggio è molto confortevole, camere private con bagno per tutti.
La cena è in ristorante poco distante, buona come sempre!

12^ Giorno: Santa Teresa – Aguas Calientes
Si riparte con il bus per fare sosta poco dopo per lo zipline (90 Soles): è una sorta di carrucola che ti porta da un’altura all’altra. Vi sono 4 linee per arrivare fino alla fine del percorso e in un batter d’occhio siamo di nuovo a terra.
Spettacolari gli scenari e abbastanza adrenalinico!


Sempre con il minibus arriviamo fino alla Centrale Idroelettrica dove inizieremo il nuovo tratto a piedi seguendo i binari del treno che portano ad Aguas Calientes.



Sosta per pranzo in un ristorantino vicino alla ferrovia e proseguiamo fino a destinazione.
Siamo stanchi ma molto soddisfatti dell’escursione fatta e domani ci sarà il gran finale!
Ceniamo da Chulpa, un moderno ristorante con piatti elaborati e molto appetitosi per fiondarci a letto prestissimo.











13^ Giorno: Machu Picchu - Cusco
Ci svegliamo poco prima delle 4 e a piedi, con le torce, raggiungiamo il ponte – ancora chiuso – per poter salire i 2.200 gradini che portano al sito archeologico di Machu Picchu.
Poco prima delle 5 viene aperto il cancello e, dopo il controllo di passaporto e biglietto, iniziamo a salire.. la scalata è ripida si suda moltissimo e dopo 40 minuti di fatiche raggiungiamo l’ingresso del sito.




Ci riposiamo un pochino e attendiamo l’apertura, pronti a scattare le foto alla magnifica città perduta ancora deserta, in compagnia dei Lama che abitano l’altura.




Ascoltiamo gli ultimi racconti di Ronald, la nostra guida, ci congediamo e attendiamo la scalata del Huayna Picchu delle 10.00.
Ormai siamo esperti scalatori, arriviamo in vetta, mangiamo qualcosa e ci rilassiamo un po’. Ci si sente anche se per poco padroni del mondo in questo posto incantevole!
…ed un pensiero va a tutti voi che mi fate compagnia, ogni giorno! J

Ci intrufoliamo di qua e di là ed è ora di tornare coi piedi per terra, in tutti i sensi.
Scendiamo dalle stesse scalinate che tanto ci hanno fatto soffrire questa mattina.
Ci fermiamo al bar vicino al ponte: mai visto un wc più pulito in tutto il paese, un aperitivo con birra e patatine e siamo pronti a tornare alla cittadina.
Un giro tra negozi, bar e ristoranti e, scegliamo di cenare al Mercado con un super frullato di frutta fresca, miele, uovo, sciroppo di algarrobina ed una bella bistecchina ai ferri accompagnata da riso, insalata, pomodori e cipolle.
Ci rechiamo in stazione per il treno delle 21.30 diretto ad Ollantaytampo (48 €) purtroppo l’idea originale di tornare a piedi fino alla Idroelettrica non è stata fattibile per la mancanza di tempo per poter rientrare a Cusco in orario per il volo di domani.. peccato, dovrò regalare i miei sudati spiccioli a quegli approfittatori delle ferrovie private.
Il viaggio dura due ore ma come sempre, mi addormento ancor prima di partire.
Ci infiliamo su di una combi e sfrecciamo fino a Cusco dove arriviamo intorno a mezzanotte.
Una super dormita nel nostro dormitorio privato ci sta proprio!

14^ Giorno: Cusco - Lima
Prontissimi per il volo che ci riporterà a Lima, approfittiamo dell’attesa per una colazione oltre a quella che ci verrà fornita in aereo: il biglietto lo avevo acquistato dall’Italia al costo di € 94 con la compagnia Star Perù.
Arriviamo in città alle 11.15 ed acquistiamo subito il biglietto per il bus notturno diretto a Huaraz con Moviltour (60 Soles).
Nel frattempo ci rechiamo alla Marina e a Petit Thouars zona di acquisti all’ingrosso di tessuti & co. dove faccio man bassa  di mante, cappelli, sciarpe e similari in lana d’alpaca.
Ceniamo a casa di amici e siamo di nuovo in viaggio.

15-16-17^ Giorno: Llamellin
Arriviamo alle 7 in città, le vette innevate sono vicinissime, il vento è gelido ed il cielo è di bianco luminoso, intenso.
Questa volta siamo proprio fortunati: alcuni amici sono partiti con il bus precedente al nostro quindi continueremo il nostro viaggio in carro (una sorta di fuoristrada).
Ci sono circa 5 ore di paesaggi mozzafiato e strade dissestate per arrivare al paese di Llamellin; seppur capoluogo di provincia è un paesello incastonato tra le montagne, una piccola piazza tipica con alberi, panchine e poco altro.
Qui vivono diversi italiani, volontari: nel taller ovvero la scuola di intaglio del legno, nelle cooperative dove si producono i tessuti anch’essi venduti poi in Italia, c’è la panetteria, la fabbrica di mattoni e poco più su, a Raspapampa, una stalla dove ci sono gli animali, si produce il formaggio e si lavorano i campi.



Lele è stato qui nel 2010 per 4 mesi e, tornando in Perù, non potevamo non passare da questi luoghi intrisi di ricordi.
Passiamo così questi 3 giorni in compagnia di amici, saliamo a pranzo alla stalla e stiamo un po’ in compagnia dei campesinos, ripercorriamo a piedi la strada che Lele faceva tutte le mattine a piedi per salire e scendere (1 ora a tratta), ammiriamo stupiti i capolavori dei ragazzi che studiano nel taller e lavorano nella cooperativa.

18^ Giorno: Shilla
Riprendiamo il bus per Huaraz dove ad attenderci c’è un altro amico che ci porterà nella sua piccola missione: Shilla. Qui in clima è più caldo anche se sopra le nostre teste si erge in tutto il suo spessore il monte Huascaran.




Anche qui abbiamo modo di conoscere la vita delle persone che ruotano attorno a questa bellissima “macchina della carità”, conosciamo le famiglie che vengono ospitate in parrocchia durante i pasti, gli anziani e la piccola scuola materna dove vengo invitata per el dia del niño ovvero il compleanno comunitario di tutti i bimbi che compiono gli anni durante il mese in corso.




Conosciamo le realtà delle persone con dei disagi economici e fisici e mi commuovo per il loro sorriso….

19^ Giorno: Jangas
Salutiamo gli amici vecchi e nuovi e proseguiamo nel nostro cammino fino a Jangas, un altro paese a pochi km da Huaraz… ritroviamo vecchie conoscenze e ne facciamo di nuove.
Dormiremo qui e domattina prenderemo il bus che ci riporta a Lima.

20^ Giorno: Lima
Sono le 10.30 partiamo con lo scassato bus  Impresa per 8 ore di viaggio (20 Soles) ci allieta con 4 film trasmessi di cui 2 senza finale… Gentili!
Arriviamo in città stanchissimi e ci accoglie un traffico esagerato: la capitale si prepara al weekend.
Andremo a letto presto, domani ci attende un altro lungo viaggio.

21^ Giorno: Lima – San Paolo - Milano
Il nostro volo parte alle 13.00 puntuale, il sedile è piuttosto scomodo ma riesco a fare qualche pisolino, le ore passano lente e ci ritroviamo in Brasile dove facciamo uno scalo di 3 ore.
Ultimo sforzo e si atterra a Milano con la consapevolezza di aver vissuto un viaggio ricco di emozioni semplici e genuine, di persone vere, di posti incantevoli e un po’ di malinconia…

¡Hasta pronto, Perù!