venerdì 9 gennaio 2015

Un pizzico di Indonesia

A giugno non abbiamo ancora prenotato nulla per le nostre vacanze…non è da noi!
Ci mettiamo alla ricerca di voli, valutiamo un po’ di opzioni e decidiamo di comprare un volo per Jakarta a settembre.

Si parte il 5 dall’aeroporto di Monaco di Baviera, volo Emirates con scalo di 12 ore a Dubai, dove arriviamo il sabato mattina. Appena arrivati in aeroporto ci dirigiamo al controllo passaporti e usciamo alla scoperta della città, che raggiungiamo in metro (comoda e molto economica).

Prima tappa: i souq.




Sono le 9 e molti negozietti sono ancora chiusi, ma girovagando nelle strette vie riusciamo comunque a vedere la vita che scorre nel caldo già soffocante del mattino. Molto carino il souq delle spezie dagli odori e colori forti e variegati.
Trascorriamo il resto della giornata tra centri commerciali e grattacieli. 



Burj Khalifa


Burj Al Arab





Incredibile il Dubai Mall, con il suo  gigantesco acquario e la pista di pattinaggio su ghiaccio. Vicino a questo centro commerciale si trova il Burj Khalifa, la torre più alta del mondo.  La pista da sci invece si trova al Mall of Emirates. Da vedere (anche se ci si può solo fermare all’esterno, abbastanza distante) il Burj Al Arab, l’hotel a forma di vela tra i più lussuosi al mondo.









Nel pomeriggio lasciamo Dubai e si riparte alla volta di Jakarta, dove arriviamo alle 6 del mattino. Aspettiamo qualche ora prima di ripartire per Yogyakarta con volo AirAsia.

7 – 10 settembre – Borobodur e Yogyakarta

All’aeroporto di Yogyakarta aspettiamo l’autista che ci accompagnerà al nostro hotel. Abbiamo scelto di dormire nella zona di Borobudur, a Magelang, a una ventina di minuti in auto dal tempio. L’hotel, prenotato su booking, è il Puri Asri, un posto immerso nella natura, vicino al fiume e a bellissime risaie, ottimo il servizio e il ristorante.



Con un taxi si parte molto presto per andare a vedere l’alba dal tempio di Borobudur. Arriviamo che è ancora buio, ci incamminiamo verso il tempio e saliamo in cima, dove ci sediamo ad aspettare.



Borobudur è un tempio buddhista, patrimonio dell’UNESCO, che rappresenta l’ascesa verso la perfezione spirituale, il nirvana. È un’opera colossale risalente all’800 d.C., ha una base di 123 x 123 metri e un’altezza di 35 metri. 
L’edificio ha 10 terrazze, le prime quadrate e le ultime tre circolari, e appare come una montagna, da scalare per raggiungere il nirvana. Nelle terrazze quadrate si possono ammirare bassorilievi bellissimi che raccontano la storia di Buddha, mentre ovunque si trovano statue dell’illuminato all’interno di nicchie. Negli ultimi livelli decine di stupa racchiudono altre statue di Buddha.





Un posto davvero spettacolare, molto affascinante alla luce del mattino.


Aspettiamo le prime luci dell’alba, l’aria è piuttosto fresca e ci sono parecchi turisti, ma vedere gli stupa che iniziano a prendere forma è una bellissima esperienza. Appena il cielo si schiarisce, iniziamo a gironzolare tra stupa e statue di Buddha. 
Intorno la giungla inizia a prendere colore, sembra di stare davvero su una montagna da dove si può ammirare un paesaggio meraviglioso. 

Pian piano incominciamo a scendere per esplorare i livelli inferiori e i bellissimi bassorilievi che decorano il tempio. Arrivati alla base riusciamo a fotografare il tempio nella sua interezza, il colore è un giallo-ambra, sembra miele. Bellissimo.



Torniamo al parcheggio dove il nostro tassista ci sta aspettando. Prima di tornare in hotel per la colazione, visitiamo una “fabbrica” di tofu. La produzione del tofu è una delle attività principali nella zona di Borobudur.  Entriamo in un “edificio” piuttosto fatiscente dove un ragazzo è alle prese con la lavorazione della soia. Ci mostra le fasi di lavorazione e ci fa assaggiare il prodotto finito, cucinato come una specie di frittella, delizioso!

Dopo la colazione decidiamo di visitare ancora la zona, così andiamo al Dieng Plateau. Si trova a quasi 3 ore di macchina da Magelang, si attraversano paesi e cittadine, si possono vedere vulcani e paesaggi bellissimi. È un altopiano che si trova nella caldera del complesso vulcanico Dieng. Qui si possono visitare templi induisti, vedere laghi vulcanici e crateri attivi.


Lago di Telaga Warna


Ci fermiamo a vedere il Telaga Warna, un bellissimo lago dalle sfumature turchesi e cobalto, circondato da un sentiero immerso nella foresta che percorriamo cercando di fotografare il laghetto.
Visitiamo il Complesso Arjuna, composto da piccoli templi induisti, non meravigliosi agli occhi di viaggiatori non esperti di storia come noi, ma di grande importanza per questa zona, poiché sono quelli meglio conservati degli oltre 400 che sono stati costruiti su questo altopiano.
Infine vediamo dei crateri ancora attivi, da cui escono vapori e odori nauseanti di zolfo…




Una bella gita di una giornata prima di rientrare in hotel per l’ultima notte da trascorrere qui.

Prambanan
Il 9 mattino lasciamo il Puri Asri e ci avviciniamo a Yogyakarta, sulla strada ci facciamo portare al complesso di Prambanan, un complesso di templi induisti risalente al 850 d.C. che si estende per kilometri.

I templi più famosi sono quelli di Brahma, Vishnu e Shiva, che dominano la visuale, in mezzo ad altri templi che creano una specie di corte attorno a questi tre, un vero spettacolo.


Un po’ più distanti si possono raggiungere a piedi o in bicicletta altri siti archeologici in cui però è molto più visibile la devastazione dei terremoti. D’altronde questa zona è ad altissimo rischio, visto i numerosi vulcani che la circondano.




Lasciamo i templi e ci facciamo accompagnare in hotel. Tramite booking abbiamo prenotato il Graha Kinasih, comodo sia per la città di Yogyakarta che per raggiungere l’aeroporto.
Lasciati i bagagli, usciamo alla scoperta di Yogya.

Città che inizialmente si rivela piuttosto insignificante ai nostri occhi. Vediamo il Kraton e il Taman Sari (il water palace), ma non restiamo molto affascinati.
Poi passeggiando a caso tra le vie della città incontriamo alcune persone stupende che illuminano la nostra giornata. Signori estremamente gentili e interessanti che ci danno anche qualche consiglio su dove acquistare e imparare qualcosa riguardo i batik, tipici ti qui.

Andiamo così a vedere edere la Scuola di Batik, davvero interessante! Qui facciamo anche qualche acquisto.
Finita la serata in giro per la città torniamo in hotel e il mattino successivo prendiamo il volo per Bali.

10 – 18 settembre – Bali

Arriviamo a Denpasar verso le 9 del mattino, usciti dall’aeroporto prendiamo un taxi che ci accompagna fino a Kuta, alla homestay prenotata su booking, Ananta the Kubu.  L’homestay è carina e si trova nella zona più frequentata di Kuta, a 10 minuti dalle spiagge.

ingresso della spiaggia di Kuta

Passiamo due giorni girando un po’ per negozietti e bancarelle e approfittando per visitare il tempio Uluwatu che si trova a picco sul mare nella punta sud occidentale dell’isola. 

Uluwatu



In taxi ci impieghiamo circa 40 minuti per arrivare, ci sono moltissimi visitatori, anche perché al tramonto ci sono performance di balli tipici balinesi a cui è possibile assistere. Passeggiamo fino all’estremità opposta al tempio da cui è bello scattare un po’ di foto. Poi ci addentriamo nel tempio. Ci sono tantissime scimmie dispettose che cercano di rubare qualunque cosa, bisogna fare attenzione in particolare a occhiali e macchine fotografiche!


Passati i due giorni a Kuta, ci spostiamo in minivan fino a Ubud, dove abbiamo prenotato la stessa guesthouse del nostro precedente viaggio, Jangkrik homestay
Si tratta di una casa tipica balinese in una zona piuttosto comoda, i proprietari sono gentilissimi e molto disponibili. 

Passiamo i nostri tre giorni a Ubud dedicandoci alle passeggiate e al relax.


Decidiamo di fare uno degli itinerari a piedi consigliati dalla lonely planet, il crinale di Campuan. La passeggiata è molto bella soprattutto all’inizio e la parte finale in mezzo alle risaie.


Crinale di Campuan



Si parte dal palazzo reale e, una volta attraversato il fiume, l’itinerario si sviluppa lungo un crinale tra i fiumi Sungai Wos e Sungai Cerik. Si possono ammirare le due vallate verdi, campi di erba degli elefanti e poi risaie. 

Karsa Kafè



Camminando, dopo circa 2 km dal ponte attraversato a Ubud, si raggiunge un bar, il Karsa Kafè. Tre capanne sospese sull’acqua rivolte verso le risaie, è bellissimo rilassarsi e bere qualcosa in questo posto. Per noi è uno dei posti più paradisiaci mai visti. 






Dopo la sosta al Karsa Kafè, riprendiamo il nostro percorso tra la natura e i villaggi. Risaliamo una strada tortuosa che va verso ovest e arriviamo a Sanggingan, da dove è possibile lasciare la strada principale e immergersi tra le risaie e i campi che costeggiano il Sungai Blangsuh. Ville meravigliose che si affacciano su questi panorami, risaie e corsi d’acqua.  

Proseguiamo le nostre giornate tra massaggi rilassanti, giri al mercato, shopping e, ovviamente, ottime mangiate. Vorremmo segnalare il Cafè Wayan e il Cafè Angsa,  dove ci siamo trovati molto bene.

Dopo tre giorni lasciamo Ubud alla volta di Pemuteran, passando per Jatiluwih.

lavoro nelle risaie


Jatiluwih

Le risaie di Bali hanno un fascino particolare, terrazze di qualsiasi dimensione che ricoprono i pendii delle colline ai piedi dei vulcani. Il verde, in tutte le tonalità, riempie gli occhi, è una vera meraviglia! Passeggiamo tra le terrazze e osserviamo alcune persone al lavoro nei campi, chine a lavorare la terra sotto il sole con i loro tipici cappelli a punta. Jatiluwih è davvero un posto imperdibile, uno di quei posti talmente belli da sembrare finti, un luogo magico in cui la natura e l’uomo convivono alla perfezione, dove quest’ultimo non ha distrutto ma collaborato a rendere questi paesaggi ancora più belli ed emozionanti.



Lasciato questo paradiso ci rimettiamo in viaggio e dopo un paio d’ore arriviamo a Pemuteran!




Qui torniamo al Tirta Sari che tanto ci era piaciuto la prima volta…e anche questa volta non ci delude! Così decidiamo di fermarci per 4 giorni. 

La spiaggia è carina e sempre poco frequentata, la sabbia è nera e i fondali estremamente ricchi e vivi (grazie al programma di ricrescita del corallo per mezzo di impulsi elettrici). 


Passiamo così 4 giorni di relax tra nuotate in mare e in piscina, passeggiando sulla spiaggia, mangiando dell’ottimo pesce e bevendo deliziosi cocktail di frutta.



19 – 24 settembre – Vulcani di Java

Il 19 mattino con un taxi raggiungiamo il porto di Gilimanuk, da dove partono traghetti ogni mezzora per Banyuwangi, Java. Paghiamo 8.000 rupie a testa per la traversata! Siamo gli unici turisti a bordo. Il traffico in questo lembo di mare è piuttosto intenso, arrivati dall’altra parte si aspetta per una ventina di minuti prima che il traghetto possa attraccare per farci scendere!
Finalmente siamo a terra, usciti dall’area portuale troviamo un signore di un’agenzia che organizza tour in zona e così ci affidiamo a lui per organizzare la nostra gita a Kawah Ijen e poi il trasferimento fino al Bromo. Abbiamo deciso di dedicare gli ultimi giorni di vacanza ai vulcani.
Partiamo quasi subito da Banyuwangi, direzione CatimorHomestay
Si tratta di una delle poche sistemazioni che si trovano nelle vicinanze del vulcano Kawah Ijen, è una casa costruita dagli olandesi nel 1894, c’è una fabbrica di caffè e, poco lontano, le piantagioni. Sembra quasi una fazenda sudamericana, costruita in stile coloniale. La nostra camera si trova nell’edificio principale, è enorme e caratteristica (anche se non splendida). Passiamo qui il pomeriggio e ceniamo nel cortile sotto la tettoia. All’1 di notte si parte alla volta del vulcano. Dalla homestay ci vuole un’oretta di macchina per arrivare al punto da dove comincia la salita a piedi  verso il cratere. Arrivati, troviamo la nostra guida, un ragazzo che ci accompagna per tutta l’escursione.

La salita è abbastanza faticosa ma il sentiero è ben segnalato e ampio. 
Si cammina per circa un paio di kilometri e si arriva al campo base dove dormono e mangiano e i portatori di zolfo, uomini che ogni giorno percorrono lo stesso sentiero fino al cratere, scendono fino alla miniera di zolfo e si caricano ceste di 70 -80 kilogrammi e ripercorrono il sentiero fino al parcheggio. Un fatica massacrante senza protezioni e attrezzature adeguate, per pochi soldi, loro unica fonte di reddito per sfamare le proprie famiglie.


fiamme blu
Dal campo base il sentiero prosegue  ancora per un kilometro, ci incamminiamo dopo una breve sosta e  finalmente arriviamo in cima, è ancora buio, mancherà almeno un’ora all’alba, così decidiamo di scendere nel cratere e cercare di raggiungere la miniera di zolfo. Ci incamminiamo su questo sentiero davvero impervio e pericoloso, ogni tanto incrociamo qualche portatore che ha già cominciato la sua giornata lavorativa e torna indietro carico, altri invece scendono. È un via vai continuo e noi cerchiamo di non intralciare il loro percorso.
Scendiamo fino a dove possiamo, la puzza di zolfo rende l’aria irrespirabile, oltre un certo punto bisogna avere una maschera antigas per proseguire. Ci fermiamo, fotografiamo le fiamme blu che fuoriescono dallo zolfo e torniamo indietro.


Arriviamo in cima e ci incamminiamo sul sentiero che costeggia il cratere, il cielo inizia a schiarirsi e sotto di noi appare il meraviglioso lago turchese. Man mano che il sole comincia a salire, ogni cosa inizia a prendere forma, il lago diventa sempre più brillante, nel cratere le fiamme blu lasciano spazio al giallo e al fumo dello zolfo. Da lontano si intravedono i portatori di zolfo con le loro ceste che risalgono il cratere.






Sono passate 6 ore da quando abbiamo cominciato la salita, è ora di tornare indietro. 

Lasciamo questo posto con la consapevolezza di aver assistito ad uno dei più bei spettacoli della natura. Un posto bellissimo, ma che ci ha fatto riflettere. 
Vedere questi ragazzi, questi uomini che si spaccano la schiena senza nessuna protezione per pochissimi dollari al giorno, vedere i loro sorrisi, i loro occhi, le piaghe sulle spalle, ci ha fatto pensare a quanto siamo fortunati. Sappiamo che sembra retorico, frasi fatte, ma vedere queste situazioni, capire le differenze abissali e ingiuste che caratterizzano il mondo in cui viviamo, fa inevitabilmente pensare.

Scendiamo dal vulcano con un nodo in gola.

Tornati nel parcheggio il nostro autista ci dice che dovremo proseguire il viaggio con un altro mezzo, uno scassone guidato da un pazzo, che condividiamo con altre persone (non certo quello per cui avevamo pagato…). Arriviamo a Probolingo furiosi, bisticciamo con l’agenzia di viaggio per averci venduto qualcosa che non esisteva e li mandiamo a quel paese. Avremo dovuto proseguire con loro, ma decidiamo di pagare solo il minivan che ci ha portato fin qui e ci incamminiamo per la strada. Dopo un centinaio di metri c’è un ufficio turistico, anche qui organizzano tour e trasporti. Facciamo un po’ di fatica a farci capire dalla ragazza prima e dall’autista poi, parlano pochissimo inglese, ma alla fine riusciamo a farci portare al Bromo e trovare alloggio al Cemara Indah a Cemoro Lawang, lo stesso che ci aveva prenotato la prima agenzia (chiedendoci di più)!
La vista dal ristorante dell’hotel è incredibile, il monte Bromo si trova nel bel mezzo del “mare di sabbia”, come viene chiamata la vallata che lo circonda. Si tratta di un vulcano attivo che fa parte del Bromo Tengger Semeru National Park, l’ultima eruzione risale al 2011. Vengono organizzate delle escursioni da tutti gli hotel e guesthouse della zona, è possibile prenotare direttamente in hotel.


Si parte in jeep il mattino alle 3,30 per raggiungere il punto da cui si può vedere l’alba. Dopo l’alba si raggiunge il Bromo e si sale fino al cratere.
Potrebbe sembrare una bella escursione, a noi però non è andata molto bene. Purtroppo ci siamo arrivati di domenica e nel weekend il Bromo è letteralmente preso d’assalto da centinaia e centinaia di turisti! Arrivare al view point e’ un’impresa, tra centinaia di jeep parcheggiate a bordo strada e, man mano che si sale, anche in mezzo alla strada, tra motorini che vanno avanti e indietro cercando di offrire passaggi ai turisti e tra centinaia di persone…

dal view point


Giunti al  view point, le persone ammassate sui muretti creavano una barriera così compatta da non riuscire a vedere nulla. Insieme a due ragazzi spagnoli, riusciamo a farci largo e troviamo un posticino su un muretto per vedere qualcosa e scattare qualche foto. Delusi da questa situazione (non dal panorama, che e’ bellissimo) torniamo alla nostra jeep!
Arriviamo al mare di sabbia, la jeep si ferma nei pressi del tempio hindu. Motorini, gente a piedi, gente a cavallo…ma non era un parco nazionale?? Non dovrebbe essere protetto? Siamo sconcertati, ci avviamo verso la salita al cratere e, come noi, centinaia di altre persone. Appena scesi dalla jeep si avvicinano delle persone che vendono mascherine, subito non ne capiamo il motivo, ma dopo qualche passo capiamo perfettamente, la polvere che si alza dalla valle è tantissima e rende l’aria quasi irrespirabile. Arriviamo alla scalinata che porta in cima al vulcano, iniziamo a percorrerla lentamente..molto lentamente! Arrivati sul cratere scattiamo qualche foto e poco dopo scendiamo. Tornati in jeep condividiamo le nostre impressioni con i ragazzi spagnoli, escursione assolutamente bocciata! Forse sarebbe stato meglio restare in hotel a guardare l’alba dal ristorante! Forse in un giorno infrasettimanale sarebbe andata meglio.
Una volta in hotel, ci sistemiamo e aspettiamo l’autista che ci accompagna a Surabaya, da dove un volo Air Asia ci porterà a Jakarta. Di Surabaya vorremmo segnalare l’unica attrazione interessante, il museo Sampoerna. Un edificio coloniale olandese del 1858 che nel ‘900 venne utilizzato per la produzione di sigarette. Ancora oggi è possibile vedere la lavorazione a mano delle sigarette che viene fatta nella fabbrica.
Arriviamo a Jakarta, dove abbiamo prenotato le ultime due notti in un hotel 5 stelle con piscina e spa. Abbiamo letto che Jakarta non e’ molto bella e non c’e’ molto da vedere (per non dire nulla) e così decidiamo di rilassarci prima del rientro.
L’hotel, il Pullman Jakarta, si trova di fianco ad un centro commerciale, non troppo distante dall’aeroporto.
Finiscono così i nostri giorni indonesiani, un altro bel viaggio fatto di immagini spettacolari ed alcune esperienze uniche.
Arrivederci Indonesia...



Cry e Enzo

martedì 30 dicembre 2014

...per finire bene l'anno

Ciao da Miami!
Domani ultimo giorno.....lo dedicheremo alle spiagge di Miami Beach.
un po'di relax a conclusione del nostro giro.
Dopo Naples,  dove ci eravamo lasciati, abbiamo  passato  due giorni alle Everglades...bellissime!!...Ecco  un  po' di foto...





Festeggeremo il nuovo anno in volo verso Milano...quindi anticipiamo i nostri auguri per un felice  2015, pieno di soddisfazioni  e di...VIAGGI!!!!

A presto!
Cry e Enzo

venerdì 26 dicembre 2014

Eccoci! Florida....

Tanti auguri di buon natale da Naples!


Ciao a tutti!
Siamo negli USA da 10 giorni e dopo qualche giro (Universal, Disneyworld, NASA, New Orleans, etc.) abbiamo passato il Natale sulle spiagge di Naples!
Prima del rientro ci aspettano ancora Everglades e Miami...insomma un break natalizio piuttosto  vario!
Ciao!



martedì 19 agosto 2014

Back to Thailand

Dopo la parentesi estiva lontana dalla nostra Asia, a dicembre si riparte per Bangkok!
Non abbiamo un vero programma. Decideremo cosa fare e cosa vedere direttamente in Thailandia. Siamo sicuri che non rimarremo delusi!

19-20 dicembre – Sukhothai

Atterriamo a Bangkok il 19 mattina e prendiamo subito la metro fino alla fermata di Mo Chit, dove si trova la stazione nord dei bus di Bangkok.
Qui saliamo al volo su un pullman per Sukhothai.


Wat Mahathat

Le 6 ore di viaggio passano velocemente…siamo così fusi che dormiamo per quasi tutto il tempo!

La stazione dei bus è un po’ fuori dalla cittadina, quindi un tuk tuk ci accompagna al Foresto Guesthome, guesthouse molto carina, dove abbiamo una camera enorme, immersa in un bel giardino.

La cittadina non è bella, ma il parco storico è splendido e merita il viaggio fin qui!


Wat Mahathat
Il mattino del 20 prendiamo un bus pubblico (20 bath a testa) diretto alle zona archeologica. 
Veniamo lasciati all’ingresso, dove ci sono diversi noleggi di bici (50 bath a bici tutto il giorno), indispensabili per girare bene il parco.

Sukhothai era l’antica capitale dell’omonimo Regno, tra il tredicesimo e il quattordicesimo secolo.




Il parco archeologico, patrimonio dell’UNESCO, è molto grande ed è composto da diversi siti.


Wat Mahathat




Iniziamo dalla parte centrale, circondata da mura che formano un rettangolo piuttosto ampio. Su ciascun lato si trova una porta di accesso. All’interno si possono visitare le rovine del palazzo reale e di 21 templi, il più grande è il Wat Mahathat.






Wat Mahathat




Pedaliamo in lungo e in largo, tra rovine e laghetti, cercando di immortalare scorci che possano rendere giustizia alla bellezza del posto.




Wat Si Chun


Il nostro giro si spinge anche fuori dalle mura, verso le rovine più distanti. Bellissime quelle a nord della città dove si trovano il Wat Si Chum e il Wat Phra Phai Luang.


Wat Si Chum


Tra templi, natura e scorci splendidi, ci fermiamo ad ammirare l’enorme statua di Buddah nel Wat Si Chum, bella e suggestiva, nella sua imponenza, racchiusa tra le rovine che la circondano.
Wat Si Chum
Che bel giro. La nostra Asia ci ha già rapito mente e sensi, subito, di nuovo, con il suo fascino, la sua gentilezza e i suoi chiaroscuri.
Nel pomeriggio torniamo in città…mente libera…e gambe stanche…fuso orario e pedalata si fanno sentire.










21-24 dicembre – Kanchanaburi

Passiamo il 21 Dicembre tra autobus e minivan. Destinazione finale Kanchanaburi, ma è necessario fare tappa a Bangkok.
Dalla stazione dei bus di Kanchanaburi alla zona più turistica è necessario muoversi con un mezzo. Ci affidiamo a due moto taxi…questa ancora ci mancava!

Arriviamo nella via principale e ci mettiamo alla ricerca di una guesthouse.
Molte sono piene, ma in poco tempo ne troviamo una che ha qualche bungalow disponibile. Non ci fa impazzire, la stanza è molto (forse troppo) spartana e fredda (siamo sul fiume…e la notte la temperatura scende abbastanza). Ci fermeremo qui una sola notte.

Il mattino successivo, ci trasferiamo da Ploy Guesthouse (900 bath a notte), molto più caro, ma la camera decisamente più spaziosa e confortevole…e soprattutto più calda!
Si parte per la prima escursione!

Abbiamo deciso di appoggiarci ad un’agenzia per raggiungere i posti più distanti (800 bath a testa inclusi pranzo ed ingressi). Così partiamo insieme alla nostra guida, una bella signora thailandese dal nome impronunciabile.
Prima tappa alle meravigliose cascate di Erawan.


Erawan - 5° livello


Sono delle cascate “a 7 piani”, per arrivare all’ultimo livello ci vuole almeno un’ora e mezza di cammino lungo il sentiero immerso nella vegetazione. Nel periodo delle piogge gli ultimi livelli non sono facilmente raggiungibili, infatti durante il cammino si deve attraversare il fiume su un tronco e ci si deve arrampicare su un paio di rocce. Lungo la salita ci si può fermare ai vari livelli, dove l’acqua, di un incredibile color turchese, si tuffa nelle splendide vasche naturali, ideali per fare il bagno. Particolarmente belle le cascate del quinto livello, dove l’acqua scorre attraverso rocce tondeggianti e le morbide terrazze creano un paesaggio incantevole.

Una bella camminata tra splendidi angoli di natura rigogliosa.
Torniamo al parcheggio soddisfatti del nostro giro. Incontriamo la nostra guida (l’avevamo lasciata all’ingresso del parco) e pranziamo insieme con riso fritto e noodles.



Ripartiamo con la pancia piena alla volta del Hellfire Pass.

Hellfire Pass

Questo passo fa parte della tristemente famosa “ferrovia della morte”. 415 chilometri di linea fatti costruire dai giapponesi nel ‘42 per unire la Thailandia alla Birmania (Myanmar). 
Centinaia di chilometri di jungla, di ponti da costruire e di strada ferrata da scavare nei fianchi della montagna. Secondo i calcoli degli ingegneri dell’epoca ci sarebbero voluti cinque anni per costruire la ferrovia, ma i giapponesi avevano fretta, volevano conquistare altri Paesi dell’Asia occidentale. Si lavorava giorno e notte, mangiando solo una ciotola di riso con vegetali, due volte al giorno. 
Il 16 ottobre 1943, sedici mesi dopo l’inizio dei lavori, la tratta dei binari costruita dai prigionieri in Thailandia si congiunse a quella costruita in Birmania, circa quaranta chilometri a sud del Passo delle Tre Pagode. Molti prigionieri di guerra e molti Thailandesi persero la vita lavorando incessantemente, in condizioni disumane.

Hellfire Pass era chiamato così perché i prigionieri lavoravano senza sosta, denutriti, maltrattati, anche la notte, quando il fuoco delle torce, come fiamme degli inferi, illuminava questa gola e le sue ripide pareti.

Attraversiamo a piedi il passo e andiamo a visitare il piccolo museo istituito dai governi australiano e thailandese. Nelle sale si può apprendere della tragica storia di questa ferrovia, attraverso reperti, foto e modellini.




Ripartiamo alla volta della ferrovia della morte. 
Arriviamo Tham Krasae, un piccolo paesino, ormai palesemente votato al turismo, dove, facendo pochi passi sulle rotaie, è possibile raggiungere una grotta al cui interno c’è un piccolo tempio.








A Tham Krasae prendiamo il treno. 

Da qui la ferrovia corre lungo la montagna a strapiombo sul fiume. Gli occhi si riempiono di un paesaggio meraviglioso, mentre la mente si chiede  quante persone hanno lavorato e perso la vita per costruirla.

Scendiamo dopo qualche fermata e rientriamo Kanchanaburi, dove ci fermiamo al ponte sul fiume Kwai, reso famoso dal film del 1957 che racconta le atrocità della guerra e della costruzione della ferrovia.


Ponte sul fiume Kwai

Una giornata intensa. Abbiamo appreso un pezzo di storia di cui conoscevamo davvero poco e abbiamo potuto ammirare luoghi meravigliosi.

Il mattino successivo decidiamo di noleggiare un motorino (250 bath al giorno) e andarcene in giro da soli.


In circa un’ora arriviamo al Tempio delle Tigri



Eravamo molto curiosi di vedere questo posto per capire qualcosa in più. Ci sono moltissimi volontari che lavorano qui per accudire questi animali meravigliosi, però la sensazione che si ha è quella di essere in un “circo” fatto a posta per i turisti. 



I responsabili dicono di voler reintrodurre gli animali in natura, ma il giro di soldi che c’è fa dubitare che ciò possa avvenire. 
E’ bello vedere che queste tigri siano accudite e salvate da morte certa e si può anche intuire che l’aspetto turistico qui sia fondamentale al fine di trovare i fondi necessari a mantenere la struttura, ma la tristezza nel vedere questi animali ridotti a pura attrazione turistica insinua qualche dubbio sulla finalità di questa attività e sulla possibilità (o volontà) che un giorno questi animali possano effettivamente essere reintrodotti nel loro habitat, in un’area protetta.

Si paga il biglietto di ingresso (ben 600 bath a testa) e si arriva in un’area dove le tigri sono legate sotto degli alberi. 

Ad un certo punto tutti i visitatori vengono fatti entrare in una area rocciosa, dove viene spiegato ciò che avverrà: accompagneremo le tigri fino al canyon, verremo divisi in gruppi e in fila indiana cammineremo al fianco delle tigri. Una volta che tutte le tigri saranno arrivate al canyon, inizieranno altre attività, rigorosamente a pagamento.

Abbiamo visto questi animali splendidi e ci siamo fatti la nostra idea del posto, così decidiamo di andare via tralasciando le altre attività. Prima di uscire vediamo un cucciolo di tigre! Bellissimo! Non resistiamo e ci facciamo fotografare con lui.



È ora di lasciare questo angolo di Thai per scoprirne altri e così partiamo alla volta di Ratchaburi. Questo è stato l’errore della vacanza che ci ha fatto perdere una mezza giornata.
A Ratchaburi non c’è assolutamente nulla! Tutti i posti da visitare in questa zona sono facilmente raggiungibili anche da Bangkok, quindi difficilmente i turisti si fermano qui. Ce ne accorgiamo mentre giriamo alla ricerca di un hotel e di qualcosa da fare…decidiamo di tornare subito a Bangkok, da dove ci spostiamo con un pullman notturno diretto a  Ranong.

25-28 dicembre – Koh Phayam/Phuket

Alle 5 del mattino arriviamo alla stazione dei bus di Ranong, è ancora buio e l’aria è fresca. Ci sono alcuni signori che si improvvisano tassisti e ci accompagnano al molo, da dove partono i traghetti per le isole. Aspettiamo quasi 5 ore seduti in uno dei bar che hanno allestito al molo, le barche per le isole non partono prima delle 9.30.



Al molo c’è anche un ufficio che gestisce le prenotazioni dei bungalow sulle isole. Appena apre, andiamo a chiedere se possono prenotarci una stanza a Koh Phayam. Siamo fortunati, la ragazza ci dice che l’isola è strapiena, d’altronde siamo nel pieno delle vacanze natalizie, ma ha una stanza che si libera allo Starlight per 800 bath a notte. Prenotiamo subito e alle 10 partiamo con la speed boat (350 bath a testa).


Buffalo Bay




Arrivati sull’isola prendiamo due moto-taxi per farci portare in hotel. Il bungalow è il più vicino alla spiaggia, è molto spartano ed essenziale ma va benissimo!

Di notte potremo sentire il rumore del mare…



Passiamo tre giorni tra la Buffalo Bay, Long Beach (le spiagge principali dell’isola) e il nostro bungalow…a causa della febbre che mi sono beccata!
Long Beach


Il nostro bungalow è a Buffalo Bay, una bellissima baia protetta. La spiaggia dorata sembra quasi deserta. Regna una tranquillità spettacolare!

Long Beach, raggiungibile in motorino attraverso la giungla che ancora domina l’isola, è l’altra grande spiaggia, più frequentata da surfisti. 

Qui ci sono più hotel e ristoranti rispetto a Buffalo Bay, ma comunque l’impressione che abbiamo è che l’isola sia ancora piuttosto tranquilla e non troppo sfruttata. Un posto davvero incantevole. 


Buffalo Bay


Dopo tre giorni di relax totale torniamo sulla terraferma per dirigerci Phuket, dove arriviamo dopo circa 6 ore di bus.
Alloggiamo in un hotel nella città vecchia. Ci fermiamo una notte qui perché dopo il viaggio in bus da Ranong non saremmo riusciti a spostarci immediatamente a Phi Phi Don.

Passiamo così il tardo pomeriggio e la serata a Phuket. Facciamo una passeggiata tra le casette colorate e poi ci spostiamo in taxi al mercato notturno (parecchio decentrato). Carino e incasinato a dovere.
Facciamo qualche acquisto e ceniamo attingendo delle tantissime bancarelle che affollano il mercato.

29-30 dicembre – Phi Phi Island

Il mattino del 29 dicembre andiamo un taxi ci accompagna all’imbarco dei traghetti per Phi Phi. Non si corre il rischio di restare a terra, ci sono decine di traghetti pronti a partire. Noi compriamo un biglietto unico per le tratte Phuket  - Phi Phi e Phi Phi – Koh Lanta.


caos a Phi Phi


In un’ora e mezza circa, arriviamo a Phi Phi Don. Pagata la tassa di ingresso, troviamo l’omino del nostro hotel che aspetta al molo la gente che ha prenotato. Caricati gli zaini sul carretto ci incamminiamo nel labirinto di vie piene di turisti.
Arriviamo al Chang Grand resort & Spa (per quale motivo sia chiamato “resort&spa” non si è ancora capito) prenotato qualche giorno prima su Agoda e pagato 55 euro a notte. L’hotel si trova a 5 minuti a piedi dal gran caos di Phi Phi e questa è la caratteristica migliore: comodo, ma tranquillo. Le camere sono abbastanza carine e pulite e la colazione è inclusa.


Maya Bay


Phi Phi Don sarebbe una bellissima isola, con due grandi spiagge da una parte e dall’altra (Loda Ium Bay e Long Beach)…purtroppo però è iper-sfruttata e iper-turistica. Non si può nemmeno immaginare l’afflusso di turisti. Il lembo di terra che c’è tra le due spiagge è completamente costruito: ristoranti, hotel, guesthouse, negozi… è incredibilmente sovraffollata!!! Ovviamente ci aspettavamo il casino, ma Phi Phi Don ha superato le aspettative…per fortuna ci fermiamo solo due notti.


Maya Bay


Impieghiamo una mattinata in escursione: ci facciamo portare a Phi Phi Leh da una long boat. Il tragitto in barca dura mezzora ed è incantevole. Queste isole sembrano galleggiare sul mare, sono ricoperte da una natura rigogliosa e le piccole baie sono davvero meravigliose.


Maya Bay

Arriviamo a Maya Bay, il vero motivo per cui siamo venuti a Phi Phi Don, intorno alle 8 del mattino. In spiaggia ci sono ancora poche persone. La spiaggia è bellissima, sabbia bianca, mare verde e queste scogliere alte quasi 100 metri che sembrano chiudere completamente la baia. Un posto quasi surreale per bellezza.


Maya Bay

Scattiamo un po’ di foto e facciamo una camminata.
Alle 9.30 decidiamo di andarcene…ormai questa meraviglia è invasa da centinaia di persone.
Proseguiamo la navigazione attorno all’isola e vediamo altre due piccole baie, bellissime, ma Maya Bay di prima mattina è inarrivabile.

31 dicembre – 4 gennaio – Koh Lanta

Il  31 dicembre lasciamo il delirio di Phi Phi Don e ci imbarchiamo per Koh Lanta, dove arriviamo dopo un’ora di navigazione. Al nostro arrivo prendiamo un taxi che ci accompagna al Pada hotel, prenotato tramite Agoda e pagato circa 55 euro a notte. L’hotel si trova in posizione centrale, vicino  a Klong Nin Beach, una lunghissima spiaggia, dove ci sono hotel, ristoranti, negozi  e agenzie. Una posizione strategica per fare escursioni e giri dell’isola.

Passiamo il Capodanno sulla spiaggia. Ceniamo in uno dei tanti ristorantini che hanno preparato i tavoli sulla sabbia. L’atmosfera è allegra e rilassata. Passeggiamo sulla lunghissima spiaggia, in riva al mare, osserviamo lanterne volanti alzarsi in volo dalla riva, cariche di speranze e desideri.




Long Beach
Nei giorni che passiamo sull’isola decidiamo di fare escursioni fai da te e così noleggiamo un motorino (250 bath al giorno) e giriamo in lungo e in largo. Sulla costa occidentale ci sono spiagge lunghissime, enormi, dove è impossibile avere la sensazione di essere in un posto troppo turistico. Ci sono baretti, ristorantini con sdraio e ombrelloni, hotel…ma tutto è costruito senza distruggere la natura, che arriva rigogliosa fino alle spiagge.


Long Beach































Vediamo Klong Dao Beach,  Phra Ae (Long Beach),  Klong Khong Beach,  Ao NuiHao Mai Pai (Bamboo Bay). 

Long Beach è la nostra preferita! Spiaggia enorme, locali immersi nel verde, mare tranquillo e limpido. Ao Nui e Hao Mai Pai invece sono un po’ più difficili da raggiungere, sono più a sud e dalla strada, dove si parcheggia, bisogna percorrere un sentiero tra gli alberi per giungere al mare. Le due spiagge sono più piccole, ma davvero deliziose. Delle baie tranquille circondate dal verde e mai affollate! Un vero paradiso!


Ao Nui

Bamboo Bay

La costa orientale invece è più selvaggia, non ci sono spiagge, la costa è frastagliata e ci sono molti scogli. È bello girare in motorino, fermarsi per fare foto, per vedere e osservare.

Koh Lanta è un’isola stupenda. È molto varia, grande, con spiagge e mare splendidi.  C’è tutto quello che serve, ma non “il troppo” che da’ fastidio. Ci si può spostare autonomamente e fare tante escursioni. Insomma, per i nostri gusti, è l’isola ideale!


Bamboo Bay

Il 4 gennaio ci tocca salutare questo paradiso, un minivan viene a prenderci in hotel e ci accompagna all’aeroporto di Krabi (ci vogliono all’incirca un paio d’ore per arrivare). Da qui un volo AirAsia (comprato direttamente in Thailandia e pagato 95 euro a testa) ci porterà nella capitale degli angeli, Bangkok!

4-7 gennaio – Bangkok

Arriviamo al Don Mueang International Airport, prendiamo un taxi per il Korbua House, il nostro hotel di fiducia a Bangkok (35 euro a notte)! Lasciamo gli zaini in camera e andiamo subito nel casino di Khao San Road. Che bello! Ci sentiamo a casa!


Khao San Road

I giorni di Bangkok passano in fretta gironzolando tra mercati e vie caotiche. Facciamo un’escursione al mercato galleggiante di Damnoen Saduak, più carino del mercato di Amphawa, visto lo scorso anno. Ci sono tante bancarelle galleggianti, che ovviamente vendono cose per turisti. È possibile fare un giro in barca per vedere il mercato dall’acqua dei canali. È carino, una “turistata”, ma carino.


Damnoen Saduak

Altra tappa obbligata è il mercato del Chatuchak, il grandissimo mercato del weekend, dove acquistiamo tanti ricordi da portare a casa.
Il 7 gennaio abbiamo il volo alla sera, così passiamo la mattinata in giro. Andiamo al mercato degli amuleti, vicino al palazzo reale, dove compriamo i nostri portafortuna. Ultimo giro a Khao San e poi torniamo in hotel, dove alle 16 deve arrivare il minivan che ci porterà in aeroporto.
Alle 15 inizia una manifestazione di protesta che passa esattamente davanti al nostro hotel! Il minivan non può arrivare qui.
Siamo un po’ preoccupati, non vorremmo perdere il nostro volo…ma alle 16 arriva un signore in bicicletta. Lo seguiamo, in mezzo alla manifestazione, fino alla stazione di polizia. Qui il nostro minivan ci aspetta. Partiamo e, nonostante il traffico caotico, arriviamo in aeroporto con largo anticipo.

Finisce così la nostra vacanza thailandese…
l’Asia non ci delude mai. Ormai gli odori, i colori, i rumori sono per noi familiari.
La sensazione che abbiamo ogni volta torniamo in questi paesi è quella calda e accogliente di essere a casa.
Non ci resta che aspettare e cercare di ripartire al più presto per tornare ancora una volta alla ricerca di queste atmosfere incantate.

Cri e Enzo


Un po’ di prezzi…. (i prezzi indicati sono a persona)

Cambio 1 euro – 44 bath circa

Volo Oman Air Malpensa – Bangkok: 593 euro
Volo AirAsia Krabi – Bangkok: 95 euro

Bus Bangkok – Sukhothai: 356 bath
Minivan Bangkok – Kanchanaburi: 120 bath
Vip bus Bangkok – Ranong: 544 bath
Bus Ranong – Phuket: 420 bath (a bordo c’era anche il wifi gratuito)
Traghetto Phuket – Phi Phi – Koh Lanta: 1000 bath
Long boat per Maya Bay (da Phi Phi Don): 1500 bath in totale
Tassa ingresso Maya Bay: 200 bath
Minivan Koh Lanta – Krabi aeroporto: 300 bath
Escursione al mercato galleggiante: 200 bath
Minivan Bangkok – aeroporto: 150 bath