sabato 2 dicembre 2023

I viaggi di Ba & Giuly: Namibia, i colori che non ti aspetti

ll viaggio in numeri

Anno: 2023

Stagione: Inverno - dal 22/09 al 07/10

Numero di giorni: 17 (15 effettivi in Namibia)

Km percorsi: 4063

Gasolio consumato: 338 lt

Alloggi: 11

Costo: circa 3-4000 € (escluso il volo)

Temperatura: da 2 a 46 gradi celsius

Ruote motrici: 4 (obbligatorie)

Numero di birre: 50 (ma alcune temiamo di non ricordarle)

Animali visti: tantissimi!

Il viaggio in Google Maps


Finalmente Africa. É da tanto che vogliamo visitare questo continente e una delle prime destinazioni nella nostra lista è sempre stata la Namibia. Il primo motivo è sicuramente la sicurezza, trattandosi di uno stato che permette di essere visitato in completa autonomia, girandolo in lungo e in largo affittando una macchina e approfittando di guesthouse e resort o, per i più “avventurosi”, direttamente in tenda. Noi non siamo campeggiatori, quindi diciamo subito che abbiamo optato per alloggiare in diverse strutture prenotate tramite Booking o contattate direttamente via mail dall’Italia.

Volo

Il volo che ci porta a Windhoek è un Qatar Airways con scalo notturno di 9 ore a Doha, decidiamo quindi di fare un mini tour della città organizzandolo direttamente in aeroporto (https://www.discoverqatar.qa/transit-exclusive-discover-doha/overview).

Arriviamo a Windhoek alle 10 del mattino e la prima cosa da fare è ritirare l’auto, ma dato che la sede della Savanna (https://www.savannacarhire.com.na/) è in centro città, veniamo accolti in aeroporto da un dipendente dell’autonoleggio che si occupa del trasferimento e ci accompagna a completare il contratto, verificare le condizioni dell’auto e apprendere qualche nozione sulla manutenzione del 4x4 sulle strade della Namibia. Qui serve aprire una piccola parentesi: controllate per bene tutta la macchina, condizioni del parabrezza e dei cristalli (controllate che non ci siano rotture, venature o scheggiature), verificate lo stato delle gomme (che non ci siano grossi segni sulla spalla o peggio riparazioni di precedenti forature), condizioni della carrozzeria, etc. Molte di queste accortezze vi saranno utili nel viaggio (come capirete presto proseguendo la  lettura :-) )

Noi abbiamo deciso di noleggiare un pickup con doppia cabina, doppio serbatoio, doppia ruota di scorta e frigorifero (singolo 🙂). Anche se siete una coppia, la doppia cabina risulta comunque utile durante il viaggio per poter appoggiare zaini e cibo (che comunque andranno rimossi durante le soste). Inoltre si rivelerà utile all’Etosha, perchè il passeggero avrà più possibilità di fare avvistamenti stando seduto dietro.



Verso le 13 lasciamo l’autonoleggio e facciamo subito rifornimento perché la macchina ci viene data per contratto solo con il 30% del serbatoio primario, circa 30 litri. Per fare il pieno ne serviranno altri 110, il che ci darà un’autonomia di circa 1700 km. Rimarrà sempre buona regola, durante il viaggio, fare benzina non appena si inizia ad attingere dal serbatoio primario. Vi capiterà di fare centinaia di km senza incontrare anima viva, figuriamoci i distributori di benzina!

Il viaggio comincia

La prima destinazione è il Kalahari, ma visto che la macchina non sarà la sola ad aver bisogno di liquidi, ci fermiamo allo Spar di Windhoek (un supermercato fornitissimo: https://www.spar.co.za/Home/Store-View/SUPERSPAR-Maerua-Namibia) e compriamo acqua e cibarie varie, che si riveleranno utili non solo durante gli spostamenti ma anche per una cena.

Il primo tratto di strada è lungo, una tirata di circa 350 km su strada asfaltata (B1 e poi C20), ma il Kalahari è stato il primo assaggio di Africa che abbiamo vissuto ed una tappa che rifaremmo. Abbiamo prenotato su Booking al Kalahari Anib Camping2Go una soluzione in tenda fissa al costo di 80 Euro, lontana dalla struttura principale del resort, in mezzo alla natura. La tenda è molto grande, e include un letto matrimoniale, due letti singoli, un bagno in muratura, e una veranda con zona cucina esterna e un barbeque.


Dopo aver bevuto una birra Windhoek guardando per la prima volta il sole rosso che scende oltre l’orizzonte, decidiamo di cenare nel ristorante del resort: un buffet abbastanza vario e di ottima qualità (1100 N$ comprese 3 birre e una bottiglia di acqua), e prima di tornare alla nostra tenda prenotiamo il game drive in jeep per il mattino dopo (1490 N$ per due persone). Andiamo a dormire prestissimo e ci svegliamo alle 5.15 perchè la partenza dal camping è fissata alle 6: la nostra guida ci fornisce delle coperte (la temperatura a quest’ora è piuttosto bassa, intorno ai 10°C) e la jeep è completamente aperta) e dopo circa mezz’ora raggiungiamo una duna di sabbia rossa dove attendiamo l’alba facendo colazione. 




C’è un po’ di foschia purtroppo, vedremo albe migliori nel resto della vacanza, ma subito dopo essere ripartiti avvistiamo i primi animali tipici di questa parte dell’Africa: orici, varie gazzelle e un branco di giraffe! 


Prima di tornare al camp facciamo una sosta sotto un albero che sorregge un nido enorme, i rami sono piegati per il peso e la guida ci spiega che ospita centinaia di piccoli uccelli che si dedicano quotidianamente alla manutenzione della loro creazione.


 

Rientriamo soddisfatti dell’escursione che ci ha fatto subito respirare il territorio e ci ha fatto pensare a quali meraviglie ci aspettano in questo fantastico paese.

Facciamo colazione (422 N$) e siamo pronti per continuare il nostro viaggio. Per fortuna non dobbiamo smontare la tenda :-) e ripartiamo subito per Keetmanshoop che raggiungiamo dopo aver percorso 240 km di strada asfaltata (C20 e B1) in ottime condizioni. Ci dirigiamo subito a nord-est della città (18 km di strada sterrata ma in buone condizioni) per visitare la Quiver Tree Forest e il Giant's Playground, due mete un po’ sottovalutate dalle guide che in realtà meritano una visita. Il costo di ingresso è irrisorio: 220 N$ per due persone.

Nella Quiver Tree forest, passeggiamo un mezzo agli alberi di Dicotoma alla ricerca della foto perfetta scrutando stupiti le stranissime piante tipiche di questa parte della Namibia e di una zona del Sud-Africa, che appartengono alla famiglia dell’Aloe e possono arrivare sino a 9 metri, vivere fino a 2-3 secoli e i cui rami fibrosi e spugnosi venivano utilizzati da Boscimani e Ottentotti come faretre per le loro frecce.


Il Giant’s Playground invece è il risultato di un particolare fenomeno geologico che ha causato la formazione di rocce a volte molto grandi che sembrano posizionate dalle mani di un gigante: uno spettacolo unico e decisamente affascinante, anche se camminando un mezzo a queste formazioni si rischia di perdere l’orientamento.


La cittadina di Keetmashoop invece è particolarmente brutta e non offre nulla, nemmeno per la cena: meglio attrezzarsi per mangiare nella guesthouse. Nel nostro caso sfruttiamo la spesa fatta a Windhoek. Alloggiamo in una guesthouse semplice, molto economica ma che offre pulizia e la sicurezza necessaria (Keetmanshoop Self-Catering). Stiamo andando verso sud e inizia a fare freddino! Si dorme con pigiama e piumone.

Fish River Canyon

Sveglia all’alba e via in direzione del Fish River Canyon. Altra tirata da 500 km, le strade sono sterrate e qualche volta in brutte condizioni, impareremo successivamente che vanno affrontate con gli pneumatici a 1.5/1.6 atmosfere e con piglio deciso (70/80 km/h). Per quanto suoni strano, è il modo migliore per non sentire le asperità. Noi non lo sappiamo ancora e conosciamo a nostre spese ogni singola asperità :-)

Raggiungiamo Hobas, dove paghiamo il biglietto di ingresso al canyon (350 N$), e dopo circa 3 km di strada sterrata in ottime condizioni raggiungiamo il view point. Il Fish River Canyon è uno spettacolo meraviglioso, pari al Grand Canyon, ma semplicemente meno famoso ed è parte del suo fascino infatti lo troviamo praticamente deserto, ci sono solo altre quattro auto oltre la nostra. È possibile seguirne i precipizi anche in auto per un breve tratto (qualche centinaio di metri). Fa effetto ritrovarsi a pochi metri dal baratro senza nessuna protezione!


È possibile fare vari percorsi a piedi nel canyon, anche di diversi giorni, ma richiede molto allenamento e tanta esperienza. Alcuni escursionisti sono morti negli scorsi anni e ce lo testimonia una anziana coppia che ogni anno raggiunte il canyon per commemorare il figlio scomparso 10 anni prima proprio in queste gole.

Ammiriamo il canyon e poi ripartiamo alla volta di Aus, che sarà la nostra “base” per due notti. Alloggiamo al Bahnhof Hotel (2476 N$ per due notti con colazione compresa), sicuramente una delle migliori sistemazioni di Aus (ma in generale uno dei migliori hotel che abbiamo scelto, soprattutto per le ottime cene che offre alla carta). Qui abbiamo il primo inconveniente con l’auto: una delle gomme presenta un brutto taglio, già presente al momento del noleggio ma sottovalutato da noi e da loro… scopriamo inoltre che una delle ruote di scorta è malamente rattoppata. Ci mettiamo in contatto con l’agenzia di rental e ci organizzano la sostituzione e la riparazione delle gomme il mattino successivo presso un'officina vicino al nostro hotel. Così il giorno dopo conosciamo Steve, il proprietario, e il suo aiutante Sylvester.


   

Tutto viene risolto in meno di due ore, tempo trascorso parlando con loro e visitando il negozio dell’officina: forse uno dei negozi di souvenir più forniti che incontreremo.

Kolmanskop

Ringraziamo e partiamo per Kolmanskop, una ex città mineraria creata nei primi del 900 dai tedeschi per estrarre diamanti e abbandonata dopo che la vena si è esaurita. È particolarmente bella per chi ama la fotografia: girando per le case abbandonate si scoprono scorci di stanze e saloni invasi dalla sabbia, vecchie pareti colorate erose dal vento. Un aspetto spettrale e allo stesso tempo affascinante, che vi rapirà.


  

Ci ricordiamo che col permesso fotografico possiamo ritornare al pomeriggio: il biglietto normale (130N$ a persona) da accesso fino alle 13, quello fotografico (330N$ a persona) da libero accesso fino al tramonto.

Decidiamo di pranzare a Luderitz per vedere l’oceano e di tornare a Kolmanskop nel pomeriggio. Luderitz non ci conquista: sicuramente è una cittadina più vivibile di Keetmanshoop, ma secondo noi non vale più di una toccata e fuga. Pranziamo in una tavola calda locale, hamburger e birra Windhoek Lager, il tutto per 120N$  e torniamo a Kolmanskop. Siamo gli unici visitatori ed entriamo digitando direttamente il codice del cancello. Passeggiamo ancora qualche ora facendo delle bellissime fotografie, ma purtroppo, invece di altri turisti, arriva una tempesta di sabbia. Ci sono raffiche di sabbia a 60 km/h, meglio non rischiare di rovinare l’attrezzatura fotografica.

   

Torniamo ad Aus per goderci la seconda cena (zuppa del giorno, piatto principale a base di carne e birra 360 N$ a persona). Vi consigliamo il Desert Jewels (un assaggio di tre carni tipiche della zona: zebra, orice, kudu). Ottimo.


 

D707

Lasciamo Aus e ci dirigiamo verso Sossusvlei. Ci sono diversi modi di completare la tratta: passando per la noiosa ma un po’ più frequentata C13, oppure allungando il viaggio e facendo in solitaria la D707, una strada panoramica secondaria (come suggerisce il codice D), senza centri abitati, senza copertura telefonica, con diversi tipi di terreno da affrontare tra cui sabbia, terra battuta e sterrato.

L’assenza totale di copertura e la possibilità di non incontrare nessuno un po’ ci spaventa, ci convinciamo a percorrere la più conservativa C13. Ma arrivati all’incrocio con la D707 ci rendiamo conto che nemmeno su quella strada prende il telefono; ci guardiamo: “si va?” “Andiamo!” E svoltiamo per la D707. Scelta perfetta. Si rivela un viaggio nel viaggio. È una strada che si snoda tra paesaggi che non ti aspetti, ogni volta diversi, ogni volta immensi e che ti tolgono il fiato. 



Impieghiamo 3 ore e mezza per fare 120 km in totale. Velocità massima consentita è circa 60 km/h ma la percorriamo molto più lentamente e con decine di soste per fare fotografie. Incontriamo solo una macchina, turisti come noi che l’hanno imboccata nell’altra direzione.

Conclusa la D707 intorno alle 12, ci immettiamo sulla C27. Condizioni non ottimali, dissestata, molti sobbalzi, pietrisco spesso (ricordatevi di togliere un po’ di pressione agli pneumatici).

Arriviamo a Sossusvlei dopo più di 6 ore di viaggio e 540 km. Stancante ma è stato un bellissimo trasferimento. A Sesriem paghiamo l’ingresso al parco (350 N$) e raggiungiamo subito il lodge dove pernotteremo.

Sossusvlei e Deadvlei

Durante la pianificazione del viaggio, siamo stati molto combattuti sulla sistemazione da prenotare a Sesriem. Se avete la tenda sul pick-up, sicuramente dovete prenotare un posto tenda/auto all’interno del parco, questo vi permetterà di saltare la coda all’ingresso del parco ed essere tra i primi a raggiungere le dune quando ancora non ci sarà la ressa. Se non siete campeggiatori (come noi) l’unica alternativa all’interno del parco è il Sossus Dune Lodge.


   

La cifra che vi chiederanno è folle! Sebbene la struttura possa essere percepita come un resort di lusso, onestamente non lo è per mille ragioni e non solo nei dettagli. Ciliegina sulla torta, il wifi funziona solo nelle aree comuni (e questo non è un problema) ed è a pagamento: 50 N$ per 300Mb. Però il tramonto è meraviglioso, il cielo stellato del deserto senza luci intorno sembra magico e il silenzio della notte è assoluto, inoltre alle 5.40 si può lasciare la struttura per correre alle dune prima di tutti gli altri 🙂 A voi la scelta.

Noi abbiamo dormito lì la notte del 27/9 e la mattina del 28/9 siamo arrivati alla duna 45 prima di tutti per poter ammirare l’alba seduti sulla sabbia e fotografarla prima che venisse rovinata dalle “zampate” dei turisti.


  

A quell’ora fa freschino sulla sommità della duna, nonostante la fatica della scalata, portatevi una giacca o una buona felpa. Sicuramente una sciarpa o qualcosa che vi ripari le labbra. L’arsura alle labbra causata da freddo e dal vento è stata una “sorpresa” che dalla Namibia non ci aspettavamo.

Vista l’alba dalla duna ci spostiamo a Sossusvlei. Pur avendo un 4x4, lo lasciamo al primo parcheggio e usufruiamo del servizio navetta (180 N$ a persona) per raggiungere il secondo parcheggio da cui è possibile visitare: Deadvlei e Big Daddy. Si può raggiungere il secondo parcheggio anche in autonomia, ma bisogna essere esperti nel guidare sulla sabbia: incontriamo diverse macchine impantanate e ci rallegriamo della nostra scelta.

Dopo circa 25 minuti di cammino raggiungiamo Deadvlei, la piccola valle bianca circondata da dune rosse in cui si innalzano come spettri alberi morti e spogli. È un paesaggio quasi alieno. Passerete ore a cercare la foto perfetta, incastrando le figure degli alberi tra lo sfondo delle dune e l’azzurro del cielo.


   

Noi siamo ancora provati dalla scalata alla duna 45 :-) e quindi evitiamo la scalata a Big Daddy e a Big Mama (che raggiungiamo alla base con un’altra navetta inclusa nel biglietto), scattiamo qualche foto, prendiamo la navetta e torniamo al parcheggio. Sulla strada per Sesriem, ci fermiamo anche alla Duna 40: non ci va nessuno, preferendo la sorella maggiore ma è altrettanto bella.


Scopriamo il secondo inconveniente con la macchina. Una delle piccole scalfiture del vetro segnalate il giorno del ritiro è diventata una crepa di 20 cm. Chiediamo assistenza all’agenzia di rental, ma l’unica soluzione è sostituire il parabrezza e ci costerebbe lo stop di un giorno. Leggiamo un po’ su internet: alla fine data la posizione e la conformazione della crepa decidiamo di monitorare e proseguire. Prossima destinazione Tsauchab River Camp (170 euro compresa la cena e la colazione).

Tsauchab River Camp

Questa sistemazione, scelta principalmente per spezzare il viaggio e riprendersi dall’alzataccia, è stata una piccola rivelazione. Si tratta di un camp nel ben mezzo del Sesriem canyon, scavato dal fiume effimero Tsauchab. L’atmosfera è rilassante, i dintorni della reception sono piedi di opere d’arte create dal proprietario a partire da vecchi rottami. il piccolo lodge è semplice ma molto curato. Non c’è corrente elettrica né riscaldamento. Le luci per la notte sono ad energia solare, l’acqua calda viene prodotta da una stufa a legna (che curano i proprietari per fornire l’acqua calda la sera e la mattina). Questa semplicità unità all’atmosfera rende il posto magico. Ottima la cucina: casalinga ma curata, i roll di zebra e i muffin ai datteri sono deliziosi oltre che un assaggio di cucina tipica.


 Alba e tramonto da non perdere!.



  

Il giorno successivo partiamo di prima mattina subito dopo la colazione e ci dirigiamo verso nord, facendo sosta a Solitaire, dove mangiamo una fetta della celeberrima torta di mele, e poi al Tropico del Capricorno per l’immancabile foto con il cartello.


Swakopmund

Nel pomeriggio raggiungiamo Swakopmund, probabilmente la città namibiana più carina. Molti locali, negozi anche modaioli e finalmente qualche negozio di souvenir ben gestito (se vi piace qualcosa, compratelo, difficilmente lo troverete altrove). Si gira a piedi in tutta tranquillità, noi siamo arrivati sino al molo. Alloggeremo al Deutsches Haus hotel per le prossime due notti (in totale 3240 N$ colazione compresa). La prima cena la consumiamo al The Tug, un ristorante particolarmente rinomato e sicuramente il migliore che abbiamo trovato durante il viaggio. Cena a base di pesce, gamberi e totani alla griglia con contorno di patate e verdure: d’altronde siamo sulla costa e dobbiamo approfittarne. Tutto molto molto buono e porzioni anche troppo abbondanti 🙂

 


La mattina seguente (30/9) ci aspettano al waterfront di Walvis Bay per il tour prenotato tramite la Sandwich Harbour.


Abbiamo scelto l’accoppiata gita in catamarano al mattino e gita in 4x4 al pomeriggio. La prima è stata un flop: le colonie di otarie si vedono molto da lontano, abbiamo avvistato qualche delfino da molto distante e nessuna balena. E abbiamo preso tantissimo freddo. Unica cosa positiva l’incontro con l’otaria e il pellicano saliti a bordo e il pranzo a base di ostriche. Ma nel complesso una delusione.


 


Tutt’altra storia la parte pomeridiana in 4x4. Ci porta Kurt un simpatico tedesco 78enne con il “cuore a trazione integrale” che guida sulle dune un pick-up V8 come Collin McRae ai tempi d’oro. Dopo aver fatto sosta alle saline e averci spiegato il processo di estrazione del sale, ci porta in giro per le dune a sud di Swakopmund, raccontandoci varie storie sulla loro formazione, la nascita della città e come si è trovato lì.


È un posto affascinante oltre che unico. È infatti l’unico posto al mondo dove le dune raggiungono l’oceano.


Una bella gita, forse un po’ anacronistico l’aperitivo sulle dune, avremmo preferito vagabondare 30 minuti in più. Ne approfittiamo comunque per farci raccontare delle sorgenti d’acqua nel deserto e come gli animali riescono a trovarle.

Prima di tornare in hotel, facciamo un giro con la nostra auto lungo la costa per fotografare i fenicotteri al tramonto.


Si torna in hotel, dove ceniamo dignitosamente: nulla di speciale ma piatti buoni.

È il momento di avvicinarsi alla nostra destinazione finale: l’Etosha. Anche in questo caso evitiamo la tirata unica di 500-600 km da Swakopmund a Okaukuejo. L’incognita sulla condizione delle strade e l’eventualità di una foratura o di un problema meccanico ci hanno spinto ad organizzare il viaggio senza tempi troppo stretti (ricordatevi sempre che il viaggio di notte non è assicurato dal contratto che stipulate perchè sarebbe pericoloso).

Percorriamo la C34 che sale lungo la Skeleton Coast, e 15 km prima di Henties Bay facciamo una breve sosta al Zeila Shipwreck: il relitto di un peschereccio abbandonato vicinissimo alla costa abitato da una colonia di cormorani.


Scattiamo alcune foto e ci rimettiamo subito in marcia direzione Outjo dove abbiamo prenotato uno chalet al Sophienhof Lodge (2430 N$): una struttura molto moderna e curata all’interno di una riserva privata di 800 ettari.


Essendo arrivati intorno alle 15.30, siamo in tempo per fare un safari (game drive) accompagnati dal gentilissimo Niko (900 N$ per due persone). Insieme ad un’altra coppia ospite del lodge vediamo rinoceronti, struzzi, orici, kudu, antilopi, facoceri e anche il primo ghepardo.


Sicuramente è un’esperienza a metà tra uno zoo ed un parco naturale, poiché gli animali vivono comunque in regime di semi-cattività, ma con aree a disposizione grandi quanto una città europea di medie dimensioni 🙂. È stata comunque una bella esperienza, arricchita dalla conoscenza di Cecilia la cuoca originaria del Damara che ci insegna alcune parole nella lingua della sua etnia. Emozionante. Ottimo l’eland alla griglia con contorno di patate e verdure (930 N$ comprese due birre e una bottiglia d’acqua) con cui concludiamo la giornata.


Etosha

Facciamo colazione (340 N$) e alle 7.30 siamo già in auto, direzione Etosha. Arriviamo all’Anderson Gate alle 10 del giorno 2/10. Questo ci sarà il diritto di restare nel parco fino alle 12 del giorno 6/10 con un permesso di 4 giorni (1400 N$).

Facciamo subito il check-in a Okaukuejo dove dormiremo la prima notte in uno dei lodge vicini al waterhole. Compriamo la mappa del parco e ci dirigiamo verso il Dolomite camp percorrendo circa 60-70 km. La strada è in rifacimento, si sono molti lavori in corso ed è uno spostamento un po’ avventuroso, ma arriviamo solitari alla pozza Ozonjuitji M'Bari dove ci attendono circa 30 elefanti (compresi molti cuccioli), zebre, orici ed altri animali impegnati a contendersi l’acqua. Va da sé che a farla da padroni siano gli elefanti, tutti a far quadrato attorno ai piccoli per proteggerli. È emozionante vedere il senso di protezione e aggregazione di questi esseri enormi. Per quanto goffi e lenti (apparentemente) non perdono di vista i cuccioli nemmeno per un secondo.



Torniamo al camp per osservare il tramonto al waterhole. Prima che il sole sparisca, possiamo ammirare lo spettacolo delle giraffe che si abbeverano. Ne contiamo più di 10 che a turno si chinano con eleganza sulla pozza per bere. Uno spettacolo naturale arricchito da quel sole rosso che solo l’Africa può regalare.


Avremo voluto fare un safari con la guida al mattino presto ma è già tutto prenotato; sarebbe stato da richiedere appena arrivati, ma volevamo prima orientarci. Non importa, ci rifaremo più avanti e con gli interessi. La notte alla pozza è ravvivata da qualche rinoceronte.


 

Se siete appassionati di fotografia, un cavalletto per le foto in notturna è fondamentale.

La mattina lasciamo la camera e andiamo verso Halali dove staremo due notti. Lungo il tragitto ci inoltriamo i sentieri secondari per provare a scovare qualche animale ma non abbiamo ancora le basi e a parte gli animali più comuni del parco, non scoviamo altro.

La sera alla pozza è una nuova emozione, qui troviamo decine di elefanti che si contendono il possesso del waterhole. 


 

Una iena si intrufola velocemente nella bagarre, beve rapidamente e scompare subito. Ma una foto resta :-)


La pozza ad Halali è un po’ fuori dal camp, circa 500m, ma se siete stanchi potete raggiungerla anche in auto. La sera e la notte è spesso movimentata. Vi suggeriamo di passare un’oretta ad ammirare lo spettacolo degli animali che si alternano alla pozza per bere.

Mattino dopo sveglia alle 5 per il game drive con guida che parte alle 6 (1300 N$ per due persone). L’esperienza non parte molto bene: i “compagni” di viaggio sono un po’ “particolari” e rumorosi, e per le prime due ore non vediamo nulla. Rimpiangiamo un po’ la scelta, iniziamo a pensare che forse potevamo farla per conto nostro, ma la verità è che loro cercano e vedono quello che tu non sai (ancora per il momento) cercare. Ed è così che in una macchia di alberi avvistiamo i primi leoni. Stesi sotto gli alberi, delle macchie marroncine che non avremmo mai cercato in quel modo. Sempre grazie alla guida scopriamo i ghepardi nella prateria. Loro contrariamente ai leoni al mattino presto stanno in mezzo all’erba ed in una zona diversa rispetto ai leoni, una zona più verdeggiante. Piccole nozioni che poi ci torneranno utili.


 

 

Finito il tour intorno alle 9.30, colazione veloce e poi nuovamente in macchina. Ora sappiamo cosa cercare e dove. Ritroviamo subito i ghepardi, che nel frattempo si sono coricati sotto un albero dall’altra parte della strada.


Nel pomeriggio, ritroviamo anche i leoni che, alla ricerca di ombra e brezza, si sono spostati di qualche centinaio di metri dal posto in cui li avevamo visti al mattino. Siamo soli, siamo stati i primi ad individuarli e la cosa ci inorgoglisce. Ci posizioniamo al meglio, spegniamo il motore e aspettiamo puntando gli obiettivi delle fotocamere. Bisogna avere pazienza, infatti dopo parecchie decine di minuti, parte il momento magico. La leonessa si sveglia, si alza, va dal leone e lo sveglia con un gesto affettuoso.

 

Provare ad essere al posto giusto e poi aspettare il momento giusto, questo è parte dell’escursione nel parco. Ogni visitatore avrà l’opportunità di vivere scene diverse e uniche, basterà avere pazienza e saperle cogliere.

Il giorno seguente decidiamo di andare in direzione di Namutoni. In questo frangente altre persone scovano prima di noi il re della foresta, infatti notiamo un gruppo di auto vicino ad una pozza orientate nella direzione opposta: vedere gruppi  di auto ferme è sempre sintomo di un avvistamento interessante. Ci accostiamo, prendiamo posizione, e aspettiamo. Molti rinunciano pensando di avere visto “tutto” in pochi minuti, ma l’attesa ci premia. Dopo circa mezz’ora il leone si sveglia, sbadiglia, si alza sulle zampe, scruta i dintorni ed inizia una lenta passeggiata per cercare un posto più fresco.



Momenti da catturare con la fotocamera, ma è ora di muoversi anche per noi, e prima di raggiungere Namutoni troviamo un altro ghepardo coricato sotto un albero proprio lungo la strada.

In tutto questo cercare gli animali più rari, non manca mai di incontrare zebre antilopi, gazzelle di vario tipo, gnu, giraffe, elefanti e rinoceronti bianchi e se siete fortunati anche rinoceronti neri (ricordatevi che, nonostante il nome, non sono realmente neri, differiscono dai “cugini” per corporatura e forma della bocca principalmente 🙂).


   

Trascorriamo l’ultima notte ad Halali, l’indomani si torna a Okaukuejo. Giriamo ancora, proviamo a visitare le pozze naturali e artificiali che non avevamo ancora raggiunto. Molti avvistamenti di animali ma nessun momento eccezionale. Va bene così, non possiamo chiedere di più. Torniamo al camp e ci godiamo il tramonto alla pozza in compagnia delle giraffe.

Il giorno seguente è tempo di prepararsi per la partenza. Sarà una giornata di spostamento, non abbiamo in programma nulla di speciale, ma abbiamo deciso di fare 340 km (tutti asfaltati) per avvicinarci alla capitale da cui partiremo il giorno seguente. Dormiamo all’Okahandja Country hotel, una struttura molto carina, con un prato verdissimo e una piscina ombreggiata dove trascorriamo qualche ora per riprenderci dalle fatiche del viaggio. Purtroppo però c’è una sorta di convegno e la sera ci sono festeggiamenti fino a mezzanotte. Finita la musica cominciano a sentirsi i rumori della strada. Peccato perché l’hotel è particolarmente bello. La cena invece è ottima: mandiamo due piatti a base di carne e verdure e beviamo due birre, spendendo 451 N$.

Al mattino facciamo colazione, anche questa molto buona, e percorriamo gli ultimi 70 km per raggiungere Windhoek; qui abbiamo l’ultima sorpresa: dopo circa 30 km passiamo dalla B1 (che dopo migliaia di Km su strada sterrata si sembrava già un sogno) alla nuovissima A1: una vera è propria autostrada a 4 corsie. Lasciamo l’auto facendo un resoconto dei problemi riscontrati durante il viaggio e dopo aver messo le ultime firme e avuta la conferma del fatto che le spese anticipate dal gommista ci verranno rimborsate, saliamo sulla navetta che ci sta aspettando per portarci in aeroporto.

Arriviamo a Doha intorno a mezzanotte e visto che abbiamo scelto uno scalo particolarmente lungo (il volo successivo sarà alle 15 del giorno dopo) prendiamo il taxi e raggiungiamo il Royal Qatar hotel: al mattino, prima di tornare in aeroporto, raggiungiamo a piedi il vicino souq dove trascorriamo qualche ora “perdendoci” nei vicoli alla ricerca di spezie e datteri.

La Namibia ci lascia dentro un senso di immensità e di paesaggi dai colori tenui, come dipinti all'acquarello, che fanno teatro al quieto svolgersi della vita del regno animale. Non si tratta di trovarsi immersi nella confusione di centinaia di animali ad ogni angolo, ma al contrario ti regala un senso di romantica solitudine (mai inquietudine), interrotta timidamente da qualche solitario abitante di quelle terre.


G&B